Satira e potere, quando la censura è a portata di click

Un caso – e non il primo – di censura sui social occorso all’illustratore satirico Edoardo Baraldi offre l’opportunità di riflettere sul rapporto tra la libertà di espressione e chi vuole tarparle le ali. La censura oggi si trincera dietro una anonima “violazione delle regole della community” ma in realtà a essere violata è sempre e solo la pretesa di intoccabilità del potere.

Redazione

Il giornalista e scrittore Giovanni Mosca soleva dire che la satira è l’umorismo che ha perso la pazienza. Quando l’umorismo viene circoscritto entro troppi limiti si ribella e cerca di colpire dritto al cuore chi quegli stessi limiti glieli ha imposti. E i limiti li pone il potere; a volte con maglie più o meno larghe, a volte con maglie piuttosto soffocanti.
Ma oggi il potere quale volto assume?
Un tempo era forse più facile scorgerlo, nelle fattezze di uno specifico esponente politico o nelle direttive del partito a cui faceva riferimento. Se un quotidiano pubblicava una vignetta scomoda, il bersaglio di quella stessa vignetta o un suo sottoposto telefonavano alla redazione del giornale per esprimere il proprio disappunto e far capire che la volta successiva, quando altre tentazioni di sberleffo sarebbero tornate a farsi vive, forse sarebbe stato meglio non cedervi. Oggi, invece, non c’è bisogno che qualcuno si esponga facendo sentire la propria voce: basta semplicemente un click. Si segnala un commento giudicato inappropriato per qualsivoglia motivo e questo può venire rimosso semplicemente per “aver violato le regole della community”. E contro un avversario così astratto e impersonale la tua penna non sa più davvero contro chi ribellarsi.

A incorrere nella censura dei social è stato ancora una volta l’illustratore satirico Edoardo Baraldi, del quale anche MicroMega ha pubblicato negli anni diverse opere. La cifra artistica di Baraldi consiste principalmente nel prendere opere d’arte e vecchie foto celebri e ricostruirle in un’ottica presente, riattualizzando o distorcendo i loro messaggi per colpire il potente di turno.
Il rapporto conflittuale tra la satira di Baraldi e i social è cominciato nel 2017, quando l’accesso al suo account Facebook fu bloccato in seguito alla pubblicazione della rielaborazione di una sua vignetta da parte di un sito terzo, con protagonista Matteo Salvini: “Agisco da sempre contro il potere per svelare i meccanismi che inducono all’assoggettamento, alla sottomissione, alla rassegnazione. La satira non va confusa con la comicità del Bagaglino. Ma questa volta sono incappato nei censori di Facebook (…)”, dichiarò Baraldi in quell’occasione.
La storia si è ripetuta recentemente, stavolta a causa di una vignetta in cui la bocca del senatore Italo Bocchino viene tramutata in un meno nobile orifizio. A ripercorrere quel che è accaduto è lo stesso Baraldi:

“Da anni ogni tanto vengo castigato con il blocco per alcuni giorni, senza possibilità di esporre le mie ragioni. Censori anonimi di Facebook. Inizialmente i blocchi erano a causa di figure ‘poco vestite’, con buona pace di Michelangelo e Courbet! Da qualche mese la censura infierisce sulla satira politica per bloccare le immagini che la destra non gradisce, arrivando a cancellare il talebano con la donna coperta dal velo (omaggio a Magritte)! Il gioco si fa esplicito più quando viene bloccata da Facebook l’immagine di Meloni con il duce e La Russa. Sono da quasi un mese in castigo (account con limitazioni) per il ritratto di Italo Bocchino”.

Immagine di Edoardo Baraldi

L’illustratore così indirettamente risponde alla domanda precedente, quella del volto che il potere oggi assume. Un volto sì anonimo, quello delle segnalazioni, ma che si riferisce ai volti – quelli sì, noti – della politica. Di una certa politica. Il potere ha trovato nei social network un alleato censorio, senza doversi più nemmeno scomodare nell’alzare la cornetta del telefono per lanciare un messaggio a questa o a quell’altra redazione.
A questo proposito Baraldi lancia un appello: “Spero solo che continui il sostegno di chi crede nell’ironia conoscitiva. Migliaia di visitatori quotidiani dei miei account Facebook e Flickr che potrebbero unirsi per reagire allo strapotere dei ciechi sudditi. Gli amici si scorgono nel momento del bisogno. O no?”.



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