Scienziati e accademici russi contro l’oppressione

L’avvelenamento di Navalny, la repressione delle proteste, gli arresti indiscriminati, la censura: un nutrito gruppo di scienziati e accademici di università e istituti di tutto il mondo denuncia quanto sta accadendo in Russia, e chiede al governo trasparenza e apertura al dialogo.

Sofia Belardinelli

 «Noi, un variegato gruppo di scienziati e accademici internazionali, crediamo sia arrivato il momento di far sentire la nostra voce!».

Così è motivata la lettera aperta (qui l’originale in russo) firmata, appunto, da numerose personalità di spicco della comunità scientifica internazionale, accomunate dalla preoccupazione per il destino della propria nazione, la Russia. I recenti fatti di cronaca – tra cui l’avvelenamento dell’oppositore politico Alexey Navalny, le violente repressioni per le proteste di popolo successive alla sua incarcerazione, l’inasprimento della censura – evidenziano come, nel Paese, sia sempre più difficile difendere la libertà d’espressione e di pensiero, e come la maschera di un’apparente democrazia stia ormai cadendo, lasciando intravedere i contorni di un vero regime dittatoriale.

Gli autori della lettera – che è stata rilanciata anche dalla prestigiosa rivista scientifica Nature – sono «scioccati e profondamente turbati dall’uso di un’arma chimica ai danni di Navalny, fatto avvenuto nel territorio russo nell’agosto 2020,  e siamo indignati dalla possibilità che le scoperte della chimica pensate come beneficio per l’umanità siano state invece utilizzate per mettere qualcuno in pericolo».

«Stiamo assistendo – proseguono gli accademici russi – a una escalation di repressione politica contro l’opposizione e contro le manifestazioni pacifiche. Le sentenze dei tribunali contro gli attivisti sono sempre più avulse dalle leggi della Russia. Con questo approccio, le autorità stanno chiaramente cercando di intimidire il pubblico sopprimendo le proteste pacifiche al fine di forzare la società civile sotto il controllo dello Stato. La situazione potrebbe sfociare in una catastrofe – uno scenario fin troppo familiare nel passato della Russia. Pertanto, chiediamo alle autorità russe di aprire un dialogo aperto con tutta la società: questo richiede la revoca del divieto di assemblee pacifiche e la sospensione degli arresti indiscriminati e della persecuzione penale dei manifestanti pacifici. L’uso della forza contro chi protesta pacificamente deve cessare».

Secondo il Rapporto 2019/2020 di Amnesty International, «la situazione dei diritti umani della Russia ha continuato a deteriorarsi e i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono stati considerevolmente ridotti, nella legge e nella prassi». Il governo sta piegando la legge alle proprie esigenze, con la volontà di estendere il più possibile il controllo su qualsiasi forma di opposizione e dissidenza, tanto politica quanto culturale. È dello scorso novembre, ad esempio, una proposta di emendamento alla legge vigente sul sistema educativo che, qualora venisse approvata, consentirebbe al governo di bandire qualsiasi contenuto formativo considerato “anti-russo”, e imporrebbe a docenti e ricercatori di chiedere un permesso formale per ogni attività pubblica di divulgazione: un provvedimento che garantirebbe agli organi di potere un controllo pressoché totale su qualsiasi forma di libertà d’insegnamento – e dunque di pensiero. Di fronte a una simile prospettiva, il mondo scientifico e culturale russo ha sollevato la testa: una petizione ha raccolto più di 200.000 firme, e molti docenti e ricercatori hanno dichiarato che non si sarebbero piegati alle richieste governative, rifiutando di sottoporre le proprie attività di ricerca e di insegnamento al giudizio delle commissioni di controllo. Sergei Guriev, economista della Sciences Po di Parigi, ha dichiarato, come riporta la rivista Nature, che «la legge è sicuramente indirizzata contro le scienze sociali. La moderna economia, le scienze politiche, la sociologia e la storia sono molto pericolose per il regime, motivo per cui si sta tentando di ideare strumenti per censurare le critiche in modo selettivo».

Pace, progresso, diritti umani: questi i valori ai quali, citando la Nobel Lecture pronunciata dal fisico Andrej Sacharov nel 1975, si richiamano gli scienziati russi in chiusura della loro lettera: «“ È impossibile [affermò Sacharov] raggiungere anche solo uno di questi obiettivi ignorando gli altri due”. Facciamo appello al governo russo – concludono gli autori della lettera – perché segua queste parole».

(Foto ANSA / EPA / ANATOLY MALTSEV)

 

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