In Francia è iniziato l’autunno caldo degli scioperi

Raffinerie, centrali nucleari, trasporti. Lo sciopero si allarga in Francia per la difesa dei salari e contro le requisizioni governative eseguite in seguito al blocco delle raffinerie. Una nota del servizio di intelligence territoriale teme un contagio tra portuali e dipendenti del settore automobilistico

Marco Cesario

(Parigi). La mobilitazione sociale in Francia si diffonde a macchia d’olio. A più di due settimane dall’inizio dei primi scioperi nelle raffinerie francesi, con il paese in ginocchio per la mancanza di carburante e le file chilometriche per gli approvvigionamenti in tutte le pompe di benzina, il governo francese teme il contagio ad altri settori. Mentre il movimento già paralizza diverse raffinerie e centrali nucleari francesi, altri settori professionali ingrossano le fila della protesta e presentano il conto alla politica neoliberista del governo Macron.

I movimenti nelle raffinerie si sono rapidamente trasformati infatti in appelli alla mobilitazione generale. Quattro sindacati dei lavoratori – CGT, Force Ouvrière, FSU e Solidaires – e quattro movimenti rappresentativi di giovani e studenti – FIDL, MNL, UNEF e La Voix lycéenne – hanno indetto uno sciopero per martedì 18 ottobre, nel corso di una giornata di azione interprofessionale per “l’aumento dei salari e la difesa del diritto di sciopero”.

“Questo sciopero deve diffondersi”, ha dichiarato Emmanuel Lépine, segretario generale della Federazione nazionale delle industrie chimiche (FNIC-CGT). Una richiesta di estensione del conflitto che è strettamente monitorata dall’esecutivo. In risposta infatti all’appello della CGT, una nota dei servizi francesi evidenzia un “possibile contagio ai settori interprofessionali”, una minaccia per il governo che “sembra concretizzarsi”. Tra i settori citati, si sottolinea il rischio di assembramenti tra “portuali, agenti portuali, ferrovieri o persino agenti di centrali nucleari e del settore automobilistico”. Il timore di un martedì nero è sempre più forte. Dal 27 settembre, diversi siti petroliferi in Francia sono già in sciopero per chiedere aumenti salariali per compensare l’inflazione annuale e per beneficiare dei grandi profitti realizzati da gruppi petroliferi come Total.

Anche i dipendenti delle centrali nucleari sono in sciopero da diverse settimane per chiedere un aumento dei salari. Attualmente cinque centrali sono bloccate dai manifestanti, tra cui quella di Gravelines (Nord), la più potente dell’Europa occidentale. Secondo i rappresentanti sindacali, il riavvio di alcuni reattori sottoposti a manutenzione o lavori sarebbe a rischio. Mercoledì scorso sono stati chiusi 26 dei 56 reattori presenti in Francia. Una mobilitazione è in corso anche negli impianti di stoccaggio di gas di Engie e lo sciopero dunque potrebbe estendersi a tutte le aziende del settore energetico. Giovedì scorso, il sindacato CGT ha lanciato un appello in questo senso, per contestare, in particolare, le requisizioni ordinate dal governo. “Non possiamo risolvere un conflitto con le requisizioni”, ha detto Julien Lambert, responsabile delle questioni industriali presso la FNME-CGT, per il quale “si pone la questione del diritto di sciopero”. L’appello a estendere lo sciopero arriva “pochi giorni” prima dell’apertura dei negoziati nelle aziende dell’elettricità e del gas, “in particolare nelle centrali nucleari EDF”.

Oltre a questo movimento, la CGT-Cheminots e Sud-Rail, sindacati dei dipendenti ferroviari SNCF, hanno indetto uno sciopero per martedì 18 ottobre. I motivi sono gli stessi: chiedere aumenti salariali e protestare contro le requisizioni nel settore energetico. Il traffico delle metropolitane, degli autobus, dei treni e dei tram dell’Île-de-France, così come quello delle ferrovie a livello nazionale, potrebbe essere addirittura interrotto. E la mobilitazione potrebbe durare. “Non ci precludiamo nessuno scenario per lo svolgimento della nostra azione di protesta”, ha dichiarato il segretario generale della CGT-Cheminots, Laurent Brun. Anche i camionisti aderiranno allo sciopero martedì prossimo. “I dipendenti del trasporto di merci su strada e, più in particolare, quelli coinvolti nel trasporto di materiali pericolosi sono solidali con la lotta in corso”, ha dichiarato la federazione dei trasporti CGT in un comunicato, invitando i suoi attivisti a moltiplicare i picchetti.

Intanto l’esecutivo studia una serie di scudi sui prezzi dell’energia. Nel cuore della maggioranza si apre anche il dibattito sui superprofitti di multinazionali come Total-Energies, che ha realizzato oltre 10,4 miliardi di utili nel primo semestre del 2022. Bercy e l’Eliseo hanno sempre accantonato l’idea di una tassa, preferendo il futuro dispositivo europeo di un “contributo temporaneo di solidarietà”. Ma questo approccio crea non poche divisioni in seno alla maggioranza. In un contesto così difficile la prima ministra, Elisabeth Borne, riceverà prossimamente i presidenti dei gruppi parlamentari per discutere della futura riforma delle pensioni. Un altro tema scottante che potrebbe ravvivare le tensioni di un autunno bollente.

CREDIT FOTO: EPA/TERESA SUAREZ



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