Scioperi, dopo i corrieri Amazon è il turno dei rider

Il 22 marzo la protesta dei dipendenti della multinazionale di Jeff Bezos. Quattro giorni dopo a incrociare le braccia sono i fattorini che, ogni sera, consegnano le nostre cene a domicilio.

Valerio Nicolosi

Due scioperi, che possiamo definire “storici”, in quattro giorni. Dopo la protesta dei corrieri di Amazon, che hanno indetto il primo sciopero generale del settore nella giornata di lunedì 22 marzo (qui il racconto video della protesta), è il turno dei rider. La rete “Rider X i Diritti”, dopo l’Assemblea Nazionale Riders del 25 febbraio, ha infatti convocato una giornata di mobilitazione nazionale, un vero e proprio sciopero, per il 26 Marzo 2021 su tutto il territorio italiano.

Lo sciopero è stato confermato nonostante nel pomeriggio del 23 marzo sia stato siglato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, dalle parti sociali e da Assodelivery il primo accordo sperimentale a livello nazionale di contrasto al caporalato digitale.

Un documento, spiegano dalla rete Rider X i Diritti, “per cui ci siamo battuti per anni” e che viene reputato “figlio del clima di accerchiamento in cui si sono trovate le piattaforme a ridosso dal più grande sciopero nazionale di categoria organizzato in Italia”. Un protocollo “importante che sancisce un primo passo verso il riconoscimento dei diritti dei rider nel lungo processo di negoziazione che ha visto coinvolti in questi anni i rappresentanti dei lavoratori e delle aziende”.

L’accordo è però solo il passo iniziale per arrivare a una vera tutela dei lavoratori del settore: “Non bastano degli impegni formali”, avvertono dalla rete Rider X i diritti, “ma occorre aggiungere sostanza e serietà alle promesse fatte ai lavoratori, da parte delle aziende e delle istituzioni”. Per questo “confermiamo lo sciopero del 26 Marzo e le manifestazioni organizzate in oltre 20 città italiane in occasione del No Delivery Day”.

 

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