Scuola in presenza, ancora incognite dopo un anno e mezzo di pandemia

La rete EducAzioni denuncia: “A metà luglio nulla ancora è stato approntato per garantire che tutte le scuole italiane possano riaprire”. Andrea Morniroli (ForumDD) a MicroMega: “Molto grave, considerando che sono già due gli anni scolastici affrontati in modo emergenziale”.

Daniele Nalbone

“Un Paese benestante e ignorante è destinato al declino”. Ecco perché “la pazienza è finita. La scuola in presenza a settembre è l’unica opzione in campo”. La Rete EducAzioni[i] si rivolge direttamente al governo e al ministero dell’Istruzione per evitare che il rischio di chiusure degli istituti si prolunghi anche per il prossimo anno scolastico. “Dopo un anno e mezzo di pandemia” e “due anni scolastici affrontati in modo emergenziale” è “grave essere ancora al punto di partenza. Siamo nella seconda metà di luglio e ancora nulla è stato approntato per garantire che tutte le scuole italiane possano riaprire in presenza con le necessarie garanzie di sicurezza per la salute e le possibilità di apprendimento di bambini e adolescenti” al punto che, “nonostante lo stesso Comitato Tecnico Scientifico ne abbia denunciato l’effetto negativo non solo sugli apprendimenti, ma anche sul benessere psicologico, non viene esclusa la possibilità di un ritorno alla Didattica a Distanza”.

Le critiche al governo sono soprattutto in merito alle priorità mostrate in questi che sono stati definiti i mesi della ripartenza. “Bar, ristoranti, discoteche, turismo in generale sono certo importanti”, ma “la scuola è indispensabile al Paese”. Le realtà della Rete EducAzioni ritengono “inaccettabile” che “in un Paese civile, tra i più ricchi al mondo, la preoccupazione prevalente siano le attività commerciali”.

Attenzione, però: “Non è solo questione di Didattica a Distanza”, spiegano dalla Rete. “Con la DaD le scuole hanno fatto il massimo per dare continuità alle attività formative, ma la difficile situazione che si è determinata è solo la spia della trascuratezza con cui è stata considerata la scuola negli ultimi decenni, in contrasto con la sua funzione di riduzione delle disuguaglianze sociali nelle possibilità di apprendimento e di sviluppo delle capacità”. Tradotto: “La pandemia ha solo peggiorato una situazione già compromessa”.

Per questo “è responsabilità della politica agire immediatamente, sapendo che a settembre saremo in mezzo a una nuova ondata” e “garantire da subito le condizioni per la scuola in presenza”. A oggi, infatti, sono troppi i temi non affrontati dal governo: dai trasporti agli spazi per moltiplicare le aule, dall’organico docenti al rapporto con le ASL per il tracciamento.

“Vanno istituiti subito Patti territoriali di governance” spiega a MicroMega Andrea Morniroli del Forum Disuguaglianze Diversità e socio della cooperativa Dedalus “in cui le scuole, le altre istituzioni, il terzo settore, perfino il privato disponibile esplorino tutte le opportunità fornite da ogni territorio e delineino i piani per garantire l’apprendimento in presenza, tenendo ovviamente in considerazione tutti i diversi scenari di evoluzione del quadro sanitario”. Per Morniroli “è molto grave che, a tutti i livelli istituzionali, si stia parlando solo di imprese commerciali, di ristoranti, di bar, di green pass per ‘clienti’ di ogni tipo” e non di “trasporti per gli alunni, di sicurezza, soprattutto di campagna vaccinale”.

Il primo passo da compiere ha al centro proprio i vaccini. “Si devono vaccinare tutti gli insegnanti”, avverte Morniroli, “i docenti devono assumersi responsabilità come lo hanno già fatto medici, infermieri, operatori sanitari”. Per questo, “per la sicurezza di tutti, insegnanti e alunni” si deve prendere in considerazione anche “l’obbligo vaccinale per il personale scolastico”.

Il documento elaborato dalla Rete EducAzioni avverte la necessità di avviare “subito” una riflessione sistematica sulla scuola, “sul suo funzionamento, i suoi obiettivi, le sue strutture” e “un immediato potenziamento dell’offerta educativa di qualità, scolastica ed extra-scolastica”, soprattutto “nelle aree territoriali e nei contesti dove si sono riscontrate maggiori sofferenze sul piano sia degli apprendimenti sia socio-emotivo e relazionale”.

Per Morniroli il quadro è chiaro, “ed è assurdo che la politica non se ne stia occupando”. La scuola “era in sofferenza ben prima della pandemia, che ha solo svolto un ruolo da acceleratore delle problematiche. Siamo a un passo dal fallimento educativo e addossare tutte le responsabilità al virus sarebbe miope: dal 2008 a oggi è stata portata avanti una politica di disinvestimento economico nel settore” che ha “allargato le disuguaglianze, le vulnerabilità”, stressato i docenti “e contribuito ad allontanare i ragazzi dalle aule”.

Tra i responsabili, Morniroli annovera anche i media: “Quanto tempo abbiamo perso negli ultimi mesi a parlare dei banchi con le rotelle? Questo è lo specchio del dibattito che c’è in Italia sulla scuola. Anche gli organi di stampa devono iniziare a farsi carico delle complessità e smetterla di ridurre tutto a uno scontro politico”. Il messaggio lanciato dalla Rete Educazioni, per Morniroli, è chiaro: “L’intero sistema scuola va ripensato. Se è vero che il virus ha contagiato tutti, in maniera indiscriminata, ricchi e poveri, le sue conseguenze sono state assolutamente non democratiche. Le vittime sono state le famiglie più svantaggiate. La pandemia ha messo in risalto disuguaglianze preesistenti, è stata un evidenziatore”. Per questo “dobbiamo invertire la rotta. Ma, per farlo, c’è un unico punto di partenza: la scuola in presenza. Da qui non si può tornare indietro”.


[i] La Rete EducAzioni è composta da: Allenza per l’infanzia, Per un nuovo welfare, Asvis, Cnca, Forum Disuguaglianze Diversità, Forum Education, Giustizia – Patto per la ripartenza, Gruppo Crc, Tavolo Saltamuri, Senza zaino.


[FOTO: ANSA / MATTEO BAZZI]



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