Se gli Stati Uniti cancellano il diritto all’aborto

I prossimi mesi saranno decisivi per determinare il destino della storica sentenza Roe v. Wade. Con il rischio concreto che metà del Paese possa cancellare il diritto all’aborto.

Ingrid Colanicchia

Come noto, negli Stati Uniti è in un corso una vera e propria guerra al diritto all’aborto. Ai primi di ottobre il Guttmacher Institute denunciava come fino a quel momento nel corso dell’anno si fossero registrate già 106 restrizioni adottate in vari Stati: il numero più alto da quando, nel 1973, è stata promulgata Roe v. Wade, la storica decisione della Corte suprema che ha affermato il diritto costituzionale all’aborto.

Che questo che si avvia a conclusione si configuri come un anno cruciale in materia lo dimostrano poi tre casi arrivati davanti alla Corte suprema di cui si è parlato parecchio nelle ultime settimane.

Da un lato c’è Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che riguarda una legge approvata nel 2018 dal Mississippi (ma non entrata in vigore) che vieta l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza e sfida direttamente Roe v. Wade. Dall’altro ci sono due casi distinti ma collegati, riguardanti la legge antiabortista approvata dal Texas: Whole Woman’s Health v. Jackson, avanzata da alcune organizzazioni che si occupano di aborti, e United States v. Texas, che vede il Dipartimento di Giustizia citare in giudizio lo Stato del Texas.

Se la Corte suprema si esprimesse a favore della legge del Mississippi indebolendo o ribaltando Roe v. Wade le conseguenze potrebbero travalicare i confini dello Stato. Secondo il Guttmacher Institute in altri 20 Stati decadrebbe il diritto all’aborto: si tratta di Alabama, Arizona, Arkansas, Georgia, Idaho, Iowa, Kentucky, Louisiana, Michigan, Missouri, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, West Virginia e Wisconsin. Tutti Stati nel cui ordinamento ci sono leggi o emendamenti costituzionali che vietano l’aborto e che al decadere di Roe v. Wade entrerebbero in vigore (nove per esempio hanno un divieto pre-Roe: una legge promulgata prima del 1973 e mai abrogata).

Altri cinque Stati presentano elementi (composizione politica, storia e altri indicatori, come le recenti azioni per limitare l’accesso all’aborto), che lasciano pensare che sia estremamente probabile che – senza protezioni federali in vigore – vieteranno l’aborto il prima possibile. Sono la Florida, l’Indiana, il Montana, il Nebraska e il Wyoming. (Oltre a questi 26, altri Stati hanno dimostrato ostilità nei confronti dell’aborto adottando molteplici restrizioni in passato, ma secondo il Guttmacher Institute è improbabile che vietino l’aborto nel prossimo futuro.)

Sul sito dell’organizzazione è disponibile una mappa interattiva che consente di visualizzare i potenziali effetti di questo esito, mostrando quante miglia una donna che volesse ricorrere all’aborto in uno di questi Stati dovrebbe fare per potervi avere accesso. Prendiamo l’esempio del Mississippi, dove le donne in età riproduttiva sono 680 mila e l’attuale distanza media da una clinica che offra il servizio è di 67 miglia: con un divieto totale le donne dovrebbero percorrere ben 495 miglia all’andata e altrettante al ritorno per raggiungere uno degli Stati (non confinanti) in cui l’aborto sarà ancora legale. Oppure il caso della Louisiana dove le donne in età riproduttiva sono poco più di un milione: qui passerebbero dalle attuali 37 miglia a 666 miglia a tratta. Praticamente più di 2 mila chilometri tra andata e ritorno.

Sui due casi riguardanti l’ormai famigerata legge texana la Corte si è espressa invece pochi giorni fa, non facendo presagire nulla di buono per il futuro: alle organizzazioni che prestano questo servizio in Texas è consentito di citare in giudizio presso la corte federale almeno alcuni funzionari statali, ma la Corte ha rifiutato di bloccare nel frattempo la legge (mentre ha respinto United States v. Texas).

«Continueremo a cercare giustizia nel brandello di caso del quale la Corte ha permesso la prosecuzione e a cercare ogni altro mezzo legale per fermare questa legge catastrofica», ha affermato Nancy Northup, presidente del Center for Reproductive Rights.

Intanto però la legge resta in piedi, con tutti gli effetti a catena che si possono immaginare.

Come ricostruisce su The Intercept Jordan Smith, da quando è entrata in vigore, la Trust Women di Oklahoma City ha notato che i due terzi delle pazienti che si sono rivolte alla clinica provenivano dal Texas. E anche i tempi di attesa per gli appuntamenti sono aumentati esponenzialmente: fino a quattro settimane in Oklahoma e più di sei settimane in Louisiana. «L’effetto a catena della legge del Texas è stato particolarmente sentito negli Stati che sono già gravati dalle rispettive onerose restrizioni all’aborto; e dove ora le pazienti si trovano ad affrontare tutta una nuova serie di ostacoli».

I legislatori del Texas hanno usato una strategia audace per arrivare a questo risultato: autorizzare i privati ​​a citare in giudizio le cliniche che si occupano di aborti e chiunque aiuti le pazienti che cercano di ottenere la procedura di interruzione di gravidanza dopo le sei settimane previste dalla legge.

«La questione – come ha scritto nella sua opinione dissenziente la giudice della Corte suprema Sonia Sotomayor – è se gli Stati possono annullare i diritti costituzionali federali impiegando schemi come quello in questione. La Corte indica che possono, purché scrivano le loro leggi negando nel modo più completo qualsiasi applicazione da parte dei funzionari statali».

Ma per eterogenesi dei fini anche altri scenari si profilano all’orizzonte. A seguito della sentenza, il governatore della California Gavin Newsom ha dichiarato di avere intenzione di prendere in prestito l’idea per scrivere un disegno di legge che consenta ai privati ​​cittadini di citare in giudizio chiunque produca, distribuisca o venda armi d’assalto o le cosiddette “armi fantasma”. «Se gli Stati possono ora proteggere le loro leggi dalla revisione da parte dei tribunali federali che paragonano le armi d’assalto ai coltellini svizzeri, allora la California userà questo potere per proteggere la vita delle persone, mentre il Texas l’ha usato per mettere in pericolo le donne».

Credit fot: ANSA EPA/SAMUEL CORUM



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