Se i fascisti rialzano la testa

Negli ultimi tempi il richiamo pubblico all’immaginario fascista da parte dei gruppi di estrema destra si è fatto sempre più esplicito. De Sanctis (ANPI): “C’è un attacco sistematico ai valori con cui abbiamo costruito la nostra Repubblica”.

Maurizio Franco

Saluti romani e croce celtiche. Erano circa 800 a Milano, il 29 aprile, per commemorare la morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù – l’organizzazione giovanile del defunto Movimento Sociale Italiano (Msi) – ferito nel 1975 a colpi di spranga da esponenti di Avanguardia operaia, e morto dopo giorni di agonia. Le immagini delle braccia tese, centinaia, e il grido “presente!” hanno scandito un evento che, ritualmente ogni 365 giorni, ripropone lo stesso copione. Nel 2019 scontri e tafferugli tra le forze dell’ordine e alcuni manifestanti partiti in corteo, preceduti dal saluto romano e dal termine “camerata” rimbalzante di bocca in bocca, hanno infiammato un anniversario, che i media hanno definito “il 29 aprile nero di Milano”. Come a Roma, in uno spiazzo di via Acca Larentia, dove è dipinta un’enorme croce celtica. Qui, lungo il viale, nel 1978, furono uccisi in un agguato due attivisti del Msi. E, ogni anno, oltre al ricordo delle vittime, lo stuolo di mani alzate a rimarcare un’appartenenza. Oppure sul lungolago di Dongo – Comune della provincia di Como –, il 2 maggio, circa settanta persone sono accorse per omaggiare i gerarchi fascisti fucilati dai partigiani nel 1945. E rievocare Benito Mussolini e Claretta Petacci, giustiziati davanti ai cancelli di Villa Belmonte, a Giuliano di Mezzegra.

Negli ultimi tempi, è stato sempre più esplicito il richiamo pubblico all’immaginario fascista da parte dei gruppi di estrema destra, che, oramai, non hanno problemi a definirsi, per l’appunto, fascisti. O eredi di una tradizione politica che nello squadrismo e nella violenza degli anni ‘20 del 1900 trova linfa vitale. Un legame mai rescisso, il più delle volte mascherato in astruse perifrasi (identitari, nazional-popolari, nazional-rivoluzionari e via di seguito). Oggi rinsaldato da un senso di impunità crescente. E di sfida alle istituzioni. Con l’avvento della pandemia e delle conseguenti misure per contenere il contagio, l’orgoglio fascista è diventato fregio da ostentare negli agoni virtuali e nelle piazze.

Così slogan che inneggiano al regime e celebrano la figura di Benito Mussolini si mescolano alle litanie contro la dittatura sanitaria e del “pensiero unico”, l’Unione Europea, i giornalisti, i banchieri, i partiti, la sinistra “globalista”, i diritti civili, il 25 aprile e il coprifuoco. Per il lavoro, l’Italia e la libertà.

“Cercano di cavalcare la crisi economico-sociale lanciando messaggi contro l’esistente, strumentalizzando il malcontento”, dice Fabrizio De Sanctis, il presidente della sezione capitolina dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi). “Forzano alcuni steccati, presentandosi come alternativa valida”.

L’8 maggio, a Roma, avrebbe fatto il suo debutto in piazza il neonato Coordinamento Area, il movimento che raccoglie diverse sigle della galassia nera, il cui perno è Forza Nuova e i rivoli in cui si è sciolta. La manifestazione, si legge nel testo di lancio, è stata indetta, tra le altre cose, “per una nuova Repubblica Sociale” e “contro il potere antifascista”. In campo, secondo gli organizzatori, sarebbe scesa “la squadra del cuore”: su una delle locandine che hanno pubblicizzato l’evento, è riportata una foto in bianco e nero del 1922 che raffigura una ventina di camice nere lucchesi. L’alba del regime fascista e la seconda decade del Nuovo Millennio. Del resto le magliette, con tanto di logo, della nuova creatura dell’estrema destra italiana, recitano: “Noi siamo ancora qui!”.

A poche ore dal raduno, è arrivato lo stop della Questura di Roma. La presidentessa del II Municipio, Francesca del Bello, e l’Anpi avevano scritto alle istituzioni per richiedere un intervento. Alla notizia del divieto, la sindaca Virginia Raggi ha espresso soddisfazione. «I fascisti a Roma non sfilano», ha dichiarato la prima cittadina rimarcando come la Capitale sia orgogliosamente antifascista. Area, però, ha rilanciato l’appuntamento al 22 maggio. E, nel frattempo, ha annunciato l’apertura, prevista per settembre, di un “avamposto” a ridosso del quartiere San Lorenzo, l’epicentro storico e culturale dell’antifascismo capitolino. “Una manifestazione inammissibile per la città di Roma, medaglia d’oro alla Resistenza”, sottolinea De Sanctis. “Oggi c’è un attacco sistematico ai valori con cui abbiamo costruito la nostra Repubblica. E alla memoria storica di quelle lotte”.

In sfregio proprio alla memoria, nel cuore della notte, “ignoti” hanno agito. La mano è fascista. Il 26 aprile scorso, a Roma, è stata bruciata la lapide dedicata ai martiri di Pietralata, deturpandola: nel 1943, il quartiere fu teatro di un massacro perpetrato dalle truppe naziste che trucidarono nove partigiani e un semplice cittadino. Il 10 aprile, le fiamme avevano avvolto i fiori posti sotto la targa. La borgata ha risposto scendendo in piazza ed esprimendo il proprio sdegno sull’accaduto. La stessa sorte è toccata il 18 luglio 2020, a Grosseto, alla corona di alloro alla lapide di Porta Vecchia, in onore dei sei partigiani caduti nel 1944 durante uno scontro a fuoco contro l’esercito tedesco. A Milano, invece, il 22 febbraio 2020 le effigi floreali in memoria del partigiano Renzo Botta sono state fatte a pezzi e scaraventate a terra. “Fatti che preoccupano e che dovrebbero allertare le istituzioni”, dice De Sanctis. Che rimarca: con i fascisti non si scherza.


(Nella foto la commemorazione in memoria di Sergio Ramelli, il militante di destra ucciso negli anni ’70 da esponenti di Avanguardia Operaia e Prima Linea, Milano, 29 Aprile 2021. Credit Ansa/Matteo Corner)



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