Se la molestia viene dal Dalai Lama

Il video in cui il leader spirituale chiede a un bambino di succhiargli la lingua dimostra come anche le autorità religiose buddiste sottovalutino sistematicamente i casi di abusi compiuti dai loro membri.

Michela Fantozzi

Lo scorso febbraio, il Dalai Lama ha ospitato oltre 120 studenti a Dharamshala, in India. L’evento in sé non ha suscitato molta attenzione fino a quando un video del leader buddista tibetano e di un bambino è diventato virale.
Nel video il bambino chiede al Dalai Lama di abbraccialo e questi acconsente, invitandolo ad avvicinarsi.
Il Dalai Lama prima dice al ragazzino di baciargli la guancia, poi, indicandosi le labbra, lo invita a baciarlo in bocca. In seguito, tira fuori la lingua e chiede al bambino di succhiarla, cosa che però il bambino si rifiuta di fare.
Il video è stato oggetto di aspre critiche sui social che hanno spinto l’ufficio del Dalai Lama a rilasciare una dichiarazione di scuse per le azioni del leader buddista:
“È circolato un video che mostra un recente incontro in cui un ragazzo ha chiesto a Sua Santità il Dalai Lama se potesse abbracciarlo. Sua Santità desidera scusarsi con il ragazzo e la sua famiglia, così come con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato. Sua Santità prende spesso in giro le persone che incontra in modo innocente e scherzoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere. Si rammarica dell’incidente”.

Vien da chiedersi come mai quest’episodio sconcertante abbia potuto avere luogo senza che nessuno si opponesse, senza che nemmeno gli altri monaci seduti lì vicino battessero ciglio.
Sembra che il “potere” dell’autorità, che sicuramente può mettere in soggezione un bambino, abbia impedito anche agli adulti di valutare la situazione e intervenire in difesa di un minore. E no, succhiare la lingua di qualcuno, specialmente di un minore, come forma di saluto non è una tradizione in Tibet, e anche se lo fosse, sarebbe ugualmente inaccettabile perché lesivo della dignità del bambino. Dunque è bene mettere subito da parte la giustificazione relativista e un po’ razzista del “è la loro cultura”.

Come ha osservato la CNN, il Dalai Lama è già stato oggetto di polemiche in passato, ma di solito si trattava di “uscite infelici”. Per esempio, si è scusato dopo un’intervista del 2019 alla BBC, durante la quale aveva detto che se un Dalai Lama donna dovesse succedergli, “dovrebbe essere più attraente”. Nel 2018 invece aveva espresso preoccupazione per il numero di immigrati di origine africana in Europa: “L’intera Europa (diventerà) alla fine un Paese musulmano? Impossibile. O un Paese africano? Anche questo è impossibile”, ha detto, aggiungendo che è meglio “tenere l’Europa per gli europei”.
Ma la molestia sessuale a un bambino con una folla di testimoni va ben oltre il livello di una gaffe.

L’episodio è particolarmente preoccupante anche a causa delle tante accuse di abusi nei confronti di diversi monaci tibetani, accuse che sembrano far emergere un clima di tolleranza delle molestie sessuali all’interno delle gerarchie buddiste (un atteggiamento che ricorda quello del Vaticano). Nel 2017 uno dei più famosi lama del buddismo tibetano, Sogyal Rinpoche, autore di Il libro tibetano del vivere e del morire e capo dell’organizzazione buddista internazionale Rigpa, è stato accusato di violenza sessuale dalle sue studentesse. Non era neppure l’unica accusa nei suoi confronti, considerato che la prima denuncia risale al 1994. Nel 2011, Lama Choedak Rinpoche, leader della Società buddista tibetana di Canberra, è stato costretto dai membri della sua comunità a scusarsi pubblicamente per le molteplici relazioni sessuali avute con le sue studentesse. In un altro caso, il lama buddista tibetano Sakyong Mipham Rinpoche, leader di Shambhala International, è stato accusato di abusi sessuali e di stupro.

Sebbene il Dalai Lama abbia condannato nel 2017 il comportamento di Sogyal Rinpoche, da parte delle autorità religiose buddiste emerge la tendenza ad ignorare i casi di stupro compiuti dai loro membri. E le sue “strane” richieste a un bambino, che confinano pericolosamente con le molestie sessuali, segnalano come minimo un atteggiamento di sottovalutazione di comportamenti inaccettabili.

 

In una versione precedente di questo articolo si scriveva che Dharamshala era la città natale del Dalai Lama. L’informazione era scorretta: Tenzin Gyatso, attuale Dalai Lama, è nato a Taktser in Tibet. Ci scusiamo con i lettori.

 



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