Sempre più poveri: l’Italia senza il reddito di cittadinanza

L’Alleanza contro la Povertà ha redatto un documento con delle raccomandazioni sulle politiche da intraprendere per contenere il progressivo aumento della povertà. Aumento diventato critico a seguito dell’eliminazione del reddito di cittadinanza.

Chiara Ludovisi

Una doccia gelata, in un’estate torrida, non porta sollievo, ma un rischio di collasso. È quanto accaduto il 1° agosto, quando circa 160 mila famiglie italiane si sono viste sospendere il reddito di cittadinanza. Una decisione che il governo ha portato avanti con determinazione, mettendo a punto nuove misure di contrasto, che entreranno in vigore dal prossimo gennaio: l’Assegno d’Inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro.
Alleanza contro la Povertà, nata nel novembre 2013 proprio per studiare e proporre strumenti efficaci di contrasto alla povertà assoluta, fin da subito ha subito espresso perplessità in merito alle nuove norme, suggerendo correttivi che in parte sono stati accolti, nella conversione del decreto in legge. Le 35 organizzazioni che compongono l’Alleanza – dai sindacati alla Caritas, dalle Ong agli enti locali – hanno manifestato preoccupazione, in particolare, per le ricadute che la sospensione del Reddito di cittadinanza avrebbe avuto sulla vita di centinaia di migliaia di famiglie: ricadute che infatti, da un mese, si stanno registrando sui diversi territori.
“Abbiamo già riscontro da organizzazioni che si occupano di prima accoglienza, povertà alimentare ecc, che ci restituiscono l’immagine di un Paese che fortemente scivola verso una situazione che speriamo non sfugga di mano: questa è la nostra maggiore preoccupazione”, spiega Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà, “Come abbiamo detto in questi mesi, oltre all’aumento povertà assoluta, ci preoccupa molto la situazione del gran numero di famiglie in povertà relativa, quelle che prima, in un altro contesto socio-economico, avrebbero potuto affrontare la crisi straordinaria, ma che ora scivolano lentamente verso la povertà assoluta. Cosa vuol dire? Vuol dire che se aumentano i prezzi al consumo, peggiora la situazione di chi già era in una condizione di fragilità: e non mi riferisco tanto a chi non è più in condizioni di fare una settimana di ferie, ma di chi ha difficoltà nel portare un pasto a tavola, o nell’affrontare cure mediche impreviste e imprevedibili: sono queste persone che oggi si trovano in una situazione nuova e a volte tragica”.

Cosa fare, allora? Come arginare la prevedibile emergenza sociale che potrebbe verificarsi, non solo con la sospensione del reddito di cittadinanza, ma anche successivamente all’entrata in vigore delle nuove misure? “Ciò che maggiormente preoccupa l’Alleanza contro la povertà è il venir meno del principio che dovrebbe ispirare le misure e le azioni di lotta alla povertà assoluta: l’universalismo selettivo”, spiega Russo, “è il principio che la Costituzione italiana e la stessa Europa ci dettano e su cui si fondava il Reddito di cittadinanza: in parole semplici, la povertà assoluta deve essere combattuta a prescindere da condizioni anagrafiche, familiari o sanitarie. Si può essere poveri a 20 anni come a 60, si può essere poveri con figli minorenni o senza figli, si può essere poveri con una disabilità, ma si può essere poveri anche se si è in buona salute. Le nuove misure, dividendo i poveri in categorie e riconoscendo solo ad alcune di queste – le famiglie con minori, o con disabili, o con anziani – il diritto all’assegno d’inclusione, compie un passo indietro che riteniamo molto pericoloso per la tenuta socio-economica delle famiglie e del nostro Paese”.
Alla luce di questo, Alleanza contro la povertà in Italia ha chiesto, da un lato, nell’immediato, il prolungamento dell’erogazione del RdC, per evitare un’emergenza sociale che già si sta verificando, con comuni e servizi sociali letteralmente presi d’assalto da cittadini e famiglie che chiedono di essere supportate. Allo stesso tempo, in questa fase per così dire emergenziale, è necessario che i comuni siano messi nelle condizioni di far fronte alle richieste e di esercitare le funzioni che la legge assegna agli enti locali.
Al di là di questa misura a breve termine, però, Alleanza contro la povertà ribadisce l’opportunità di modificare la legge. A questo scopo, con le 35 organizzazioni che ne fanno parte, ha prodotto un position paper, che verrà presentato al Senato il prossimo 14 settembre. Sarà un’occasione per esaminare, insieme agli esponenti delle principali forze politiche, le nuove misure di contrasto alla povertà, valutarne il possibile impatto e analizzare le proposte messe a punto dopo un accurato esame della nuova legge 85/2023 e dopo un lungo confronto all’interno dell’Alleanza stessa.
Tra queste, o meglio al di sopra di queste, c’è “l’auspicato e sollecitato ripristino del principio dell’universalismo selettivo”, ribadisce Russo, “che era e continua ad essere la nostra richiesta fondamentale”.

Per quanto riguarda, più nel dettaglio, le otto proposte contenute nel position paper, la prima ha l’obiettivo specifico di allargare la platea dei beneficiari, tramite la reintroduzione della soglia reddituale di accesso differenziata a 9.360 euro per coloro che sono in locazione. “Questa modifica comporterebbe un costo annuale aggiuntivo piuttosto contenuto, pari a 860 milioni, a fronte di un aumento della platea degli aventi diritto comunque significativo (187 mila nuclei)”.
La seconda proposta riguarda invece gli stranieri, per i quali si chiede la riduzione del vincolo di residenza da 5 a 2 anni. “Da una prima simulazione”, spiega l’Alleanza, “questo potrebbe portare a un incremento di 14.000 famiglie beneficiarie, a fronte di un costo piuttosto contenuto (meno di 100 milioni annui)”.
La terza richiesta riguarda la recisione della scala di equivalenza: a tal proposito, l’Alleanza aveva già richiesto la parificazione della scala di equivalenza a quella dell’ISEE, o almeno la parificazione del peso dei minori a quello dei maggiorenni, con contestuale aumento del tetto massimo. Nello specifico, ora, propone che ogni maggiorenne senza carichi di cura abbia un peso pari allo 0,25 e che contestualmente il tetto massimo della scala di equivalenza possa eventualmente essere innalzato. In questo modo, si includerebbero nella platea dei beneficiari oltre 45 mila famiglie, per un costo annuo di circa 500 milioni.
La quarta proposta fa riferimento all’indicizzazione: per evitare che il valore dell’Assegno d’inclusione venga in futuro progressivamente eroso dalla crescita dei prezzi, l’Alleanza propone che almeno le due componenti dell’importo del beneficio, la soglia reddituale di riferimento ed il sostegno per l’affitto, vengano annualmente indicizzate sulla base dell’inflazione registrata a fine anno, a partire dal gennaio 2025.
La quinta proposta riguarda la cosiddetta “offerta congrua”, che rispetto al Reddito di cittadinanza ha subito una modifica particolarmente restrittiva, dal momento che viene considerata tale un’offerta di lavoro a tempo indeterminato a qualsiasi distanza, così come un lavoro a tempo determinato entro gli 80 chilometri o raggiungibile in 120 minuti con i mezzi pubblici. A tal proposito, l’Alleanza chiede che l’offerta congrua sia definita analogamente a quella prevista per percettori di Naspi e che, più in generale, la condizione di “occupabilità” non sia basata solo su un criterio anagrafico, ma sia vincolata all’analisi multidisciplinare dei bisogni e delle competenze.
La sesta proposta fa riferimento alla cumulabilità tra reddito e lavoro. “Oltre a rispondere al principale obiettivo di contrasto alla povertà, la misura dovrebbe risultare per i componenti del nucleo beneficiario che possono essere attivati nel mondo del lavoro come un vero e proprio in-work benefit, ”spiega Antonio Russo, “A tale scopo proponiamo la riduzione al 60% dell’aliquota marginale effettiva sul reddito da lavoro, per permettere un’integrazione graduale del reddito minimo con quest’ultimo, fino ad una soglia reddituale stabilita e aggiornata periodicamente, come nel modello francese”.
Con la settima proposta, Alleanza contro la povertà, riferendosi al ruolo cruciale degli entri locali, chiede “un maggiore coordinamento tra servizi e tra amministrazioni attraverso dei protocolli operativi, sia un investimento straordinario di risorse finanziarie, strumentali e, soprattutto, umane, anche in deroga ai vincoli assunzionali”.
Infine, l’ultima richiesta riguarda la partecipazione ai Puc (Progetti utili alla collettività), prevista per i beneficiari dell’Assegno d’inclusione, la quale però “deve essere volontaria secondo una logica basata sulla conquista della consapevolezza di sé e capacitazione dei soggetti più fragili. Occorre inoltre che i Comuni, anche con il supporto degli enti del terzo settore, siano messi nelle condizioni di ampliare quanto possibile la offerta di Puc, così da facilitare l’adesione a tali percorsi”.
“Ci auguriamo che il 14 settembre sia un’occasione per riflettere e lavorare insieme per garantire al nostro Paese strumenti di contrasto alla povertà che siano all’altezza della crisi che stiamo attraversando e delle sfide che ci attendono”, conclude Russo.
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CREDITI FOTO Flickr | Marsel Minga



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