Addio (e grazie di tutto) Sergio Staino

“Anche le migliori matite si consumano”, malato da tempo se ne va a 83 anni Sergio Staino, giornalista, vignettista, regista.

Alessandro Giacomini

“Anche le migliori matite si consumano”, malato da tempo se ne va a 83 anni Sergio Staino.
Sergio Staino, di formazione architetto è stato un giornalista, vignettista, regista, di fatto non vedente per una degenerazione della retina ha raccontato l’Italia con arguta satira ed impegno politico.
Tra le innumerevoli collaborazioni vi sono quelle inedite con il giornale cattolico Avvenire, da non credente propose al quotidiano le strisce del suo “Hello Jesus”: “Per me Gesù è un bellissimo personaggio storico, il primo dei socialisi, il primo a combattere per i diseredati”.
Ho conosciuto Sergio Staino tramite l’amicizia comune con Margherita Hack, entrambi Toscani, con una spiccata autoironia ed un luminoso sorriso.
Ho avuto modo di cooperare con lui quando era il direttore dell’Unità e in un paio di episodi come autore dei testi delle vignette per il famoso “Bobo” suo alter ego.
Un disegnatore dalla penna sottile collaborò, con una sua prefazione e alcune vignette, al mio libro in ricordo di Margherita Hack.
Sergio Staino
A Sergio Staino vanno riconosciuti innumerevoli meriti, scrittore, regista, nel corso della sua vita ha partorito personaggi e settimanali unici, da Tango a Bobo e innumerevoli collaborazioni, talmente ecclittico che era pure il Presidente del Club Tenco per la musica d’autore.
Ricordo con emozione la mostra itinerante di satira religiosa denominata “Sacrosante Risate” che abbiamo organizzato in Trentino ove vi erano alcune delle sue opere: “Non ho mai visto un fanatico religioso avere senso dell’umorismo. Né una persona con senso dell’umorismo diventare un fanatico”.
Al centro della nostra amicizia vi erano le battaglie sulle ingerenze clericali nella vita e negli affari di stato quando esse annullano e offendono la stessa laicità.
Sergio, al contrario del sottoscritto, usava uno strumento vincente, l’intelligenza: “Vorrei chiarire che al centro della satira non è la religione in sé. A essere oggetto di satira, semmai, sono quei ministri e quegli adepti che le manovrano per fini terreni di potenza personale. Io sono ateo, miscredente e anticlericale, ma al di là di questo, ciò che mi meraviglia è che le istituzioni religiose ci considerino dei provocatori. Il motivo sta nel fatto che il loro potere è fondato su fondamentalismi dogmatici e, poiché la satira, per la sua natura disincantata, è seminatrice di dubbi non può che essere mal vista”.
L’ho visto l’ultima volta lo scorso anno a Trento in occasione di una conferenza dal tema “Religioni e Satira”, e con la sua immancabile ironia rammentava la vignetta di Margherita Hack al cospetto di Dio:
“L’angelo si rivolge a Dio: ’qualcosa non va, capo?’
Dio: ‘Di là c’è una certa Margherita che sta mettendo in crisi le mie certezze…’”.
È proprio vero, la mancanza è la più forte presenza che si possa sentire, grazie di tutto caro Sergio.



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