“Sesso Chiesa Streghe”, le radici storiche dei femminicidi

Recensione all'agile libro di Maria Mantello - sottotitolo “Una storia vecchia e nuova di femminicidi” – pubblicato per Fefè Editore.

Daniele Barbieri

«Forse la Chiesa romana dovrebbe chiedersi quanta responsabilità nell’alimentare l’ipocrisia della doppia morale, la prostituzione, la violenza femminicida abbia la dicotomia da lei creata tra “Eva la strega” e “Maria la madre” […] L’ossessivo controllo della sessualità da parte della Chiesa romana rientra nella sua mai dismessa azione di controllo totale sull’individuo. Per questo, ancora ai nostri giorni, essa vieta anticoncezionali e aborto; cerca di impedire la sperimentazione e la ricerca scientifica sulle cellule embrionali; richiede di esercitare un universale controllo sui mezzi di comunicazione di massa; esige il controllo su sistemi e modelli educativi. Pretende in fin dei conti che la sua univoca visione del mondo sia legge degli Stati».

Così – nel secondo capitolo del suo libro – Maria Mantello sintetizza una vicenda storica che pesa sul nostro presente anche perché gli ultimi tre papi (con qualche differenza più di stile che di contenuto) hanno confermato tutto l’impianto dottrinale e ribadito «la morale sessuale che l’umano gregge deve seguire. Tanto più se questo gregge è donna».

È un memorandum necessario «Sesso Chiesa streghe» – sottotitolo «Una storia vecchia e nuova di femminicidi» – che Maria Mantello pubblica (226 pagine per 17 euro) per Fefè Editore. Chiunque oggi cerchi davvero di capire come smantellare «l’omertosa solidarietà sociale» dei crimini contro le donne deve fare i conti con il modello patriarcale imposto dalle principali religioni organizzate. Nel caso della Chiesa detta “cattolica, apostolica, romana” l’idea d’una «sessualità ridotta a pulsione-peccato da inibire» a ogni costo porta a una misoginia che nei suoi punti più atroci diventa la secolare caccia alle presunte streghe. Alle donne disobbedienti e alleate di Satana, eredi della peccatrice Eva, che devono essere bruciate si contrappone il mito di Maria, madre ma vergine, senza macchia e obbediente.

E’ bravissima Maria Mantello a raccontare i passaggi storici di un modello sociale che in nome della religione vuole imporre il controllo totale sulle donne. Sono loro «la porta del demonio» – la definizione è di Tertulliano – e i santi per difendersi faranno di tutto («san Girolamo, padre della Chiesa, preferì evirarsi per non cadere in tentazione»). Paolo di Tarsio, sant’Agostino, Bernardino da Siena: l’autrice ripropone citazioni raccapriccianti. Retaggi di un passato superato? Purtroppo, no. È il 2 settembre 2000 quando Wojtyla fa l’esorcista sul corpo di «una ragazza di 19 anni, originaria della provincia di Modena». Ed è in un’omelia del 1 giugno 2013 che Bergoglio spiega come quelli che non credono all’Anticristo, che «negano che il Verbo è venuto nella carne»… tutti loro «sono l’Anticristo».

Un accento particolare della ricerca di Maria Mantello cade sulle “donne delle erbe” che divennero le prime candidate alla tortura e ai roghi perché «erbarie, medichesse, speziarie, levatrici»: con le loro buone pratiche erano «pericolose concorrenti per la Chiesa dei “miracoli”». Tutte le bugie sono buone sono buone per giustificare l’odio delle gerarchie religiose contro le donne: ci si inventa persino che la parola femmina vuol dire «meno fede» o che i demoniaci gatti neri sono amici delle cattive donne. E nel calderone finisce tutto: erboriste, eretiche, seguaci di antichi culti (La Grande Madre, Diana, Gea, Demetra…) o persone sessualmente libere. Meglio se di famiglie ricche cosicché la Chiesa possa impadronirsi dei patrimoni.

Due capitoli del libro ci portano al «Malleus Maleficarum» (ovvero «il martello per lo sterminio delle malefiche») che diviene il manuale degli inquisitori e poi nei processi alle streghe: 5 storie raccapriccianti che leggiamo attraverso i verbali degli interrogatori.

Il virus maschilista nei secoli ha cercato di rendersi invisibile parlando di un “ordine naturale”, di un dio che volle la donna inferiore (perché peccatrice già nell’Eden). La superiorità dell’uomo è nelle «tre S» cioè «sangue (guerra), sudore (lavoro) e sperma (discendenza)». Nel rovesciamento dell’evidenza è lo sperma che genera la vita non il corpo della donna. Lo stupro resta – in guerra ma anche in tempi di pace – il segno dell’uomo che punisce la donna da sempre traditrice. Oggi i femminicidi e le violenze aperte contro le donne sono condannati ma Maria Mantello invita a vigilare contro certe maschere “moderne” che in nome delle «connaturate doti delle donne» (cioè «soggezione, sopportazione, obbedienza, rassegnazione») vogliono rimettere le figlie di Eva dentro le antiche gabbie. Ai funerali di Maria Immacolata Rumi, il 4 maggio 2013, il prete non condanna il marito assassino e l’omertà patriarcale ma dice solo che la donna «si è liberata nel martirio». In linea con il mito mariano – tanto caro ai papi – che contrappone la castità e l’obbedienza al “degrado” dei tempi, che in definitiva è soprattutto nell’emancipazione delle donne.



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