Giovani e fumo. Vape-friendlys crescono

Il ruolo delle sigarette elettroniche nel mondo moderno e i suoi rapporti di forza, non ultimo quello tra i sessi e le generazioni.

Anna Paola Lacatena

Una sigaretta non ce l’ha?
No, io non fumo.
Male!
(Bruno Cortona/Vittorio Gassman e Roberto Mariani/Jean Luois Trintignant dal film “Il sorpasso”, 1962)
Introduzione
Fumare una sigaretta, non significa esclusivamente inalare il fumo prodotto dalla combustione del tabacco. Ė qualcosa di più. È un appiglio, la solitudine e la socialità, una piccola ma pervicace gratificazione, un mezzo espressivo che racchiude in sé una serie di traiettorie ed effetti.
«L’italiano non rinuncia, non sa rinunciare; privatelo di caffè e sigarette (“quel poco che mi resta”) e avrete un uomo morto.» (Donelli, 1978, p.7)
Negli anni del boom economico, esclusi quanti restarono fedeli al gusto amarognolo delle Nazionali, delle Alfa, Sax o Calipso, le sigarette si diversificarono per conservare la vecchia clientela e occhieggiare a nuovi consumatori, adeguandosi all’applicazione del filtro e cercando di contrastare la concorrenza estera.
I divi del cinema si sono prestati – e continuano a prestarsi – all’estrema adattabilità del piacere della sigaretta tanto da rappresentarlo come elemento ricorrente per chiacchierare, accompagnare movenze seduttive, accendere il desiderio, stemperare la tensione, rilassarsi, colmare un vuoto, sostituire l’azione o stimolarla, incoraggiare il raccontarsi, litigare e/o riappacificarsi. Socialmente ha rappresentato il benessere raggiunto o l’unica concessione ad una vita di stenti, l’emancipazione femminile guadagnata, il rinforzo premiante alla soddisfazione sessuale raggiunta, l’allure del vincente.

Fumare è stato funzionale o elemento scenico, desiderabile, consueto, normale fino a quando i danni del fumo e i movimenti antifumo hanno mostrato le gravi conseguenze a cui i fumatori potevano andare incontro.
A partire dagli anni ‘50 la ricerca medica ha cominciato a parlare dei rischi e quella socio-culturale a svelare le strategie e gli occultamenti del mondo del marketing. Se i risultati furono immediatamente recepiti nel mondo anglosassone, l’Italia ha atteso ancora almeno tre decenni con un tasso di fumatori (uomini) inversamente proporzionale al livello di istruzione alla fine degli anni ’80 – il contrario per quanto riguarda le donne – per lanciare la sua offensiva al fumo di sigaretta.

Specificatamente la mortalità a causa dei tumori al polmone per le donne è raddoppiata tra il 1970 e il 2000, diventando di lì a poco il secondo tra quelli letali per le donne di età inferiore ai 70 anni.
Le droghe e il fumo di sigaretta sembrano aver plasmato, dunque, il mondo moderno e i suoi rapporti di forza, non ultimo quello tra i sessi e le generazioni (Courtwright, 2002).

E-Cig (Svapo): il nuovo oggetto dei desideri

Le sigarette elettroniche o e-cigarette (e-cig) sono dispositivi che permettono il consumo di sostanze liquide mediante evaporazione e senza combustione. Le tipologie di liquido inserite all’interno di questi device vengono definite “ricariche” e possono contenere nicotina in quantità variabili o altre tipologie di sostanze con differenti aromi e sapori.
Dopo il primo brevetto statunitense risalente al 1965, solo intorno al 2003 si sono diffuse anche in Europa. Dal supporto alla disassuefazione dal fumo di sigaretta convenzionale, nel tempo sono assurte a strumenti per uso ricreativo. Dopo la loro immissione sul mercato della nicotina, questo non è più stato lo stesso.
Va precisato che la nicotina, principio attivo del tabacco e sostanza con un alto potere di indurre dipendenza, è un componente dei dispositivi di svapo, anche se in tracce, sebbene non presentino catrame o altri sottoprodotti della combustione tipici del fumo di sigaretta.

La pochezza degli studi a disposizione, anche in ragione del tempo limitato entro cui questi prodotti sono stati commercializzati e, conseguentemente attenzionati, induce ad una fondata prudenza. Almeno in via cautelativa, gli stessi dovrebbero essere sottoposti alle medesime restrizioni delle sigarette tradizionali (Amato et al., 2020).
Non è un caso, dunque, che, a poco meno di 20 anni dalla Legge Sirchia – secondo i dati Istat i fumatori in Italia ammontano al 19%  dell’intera popolazione – nel gennaio di quest’anno il Ministro della Salute, Orazio Schillaci abbia sollecitato la stretta sul fumo al chiuso e all’aperto (comprese le sigarette elettroniche e al tabacco riscaldato) in presenza di minori e donne in gravidanza.

Il Tribunale di Roma – ordinanza del 5/11/2019, circostanziando il divieto assoluto a proposito dell’articolo 21 comma 10 del Dlgs 6/2016 che ha recepito la Direttiva UE 2014/40 – ha stabilità il divieto di pubblicità delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica sui social network – di cui possono avere titolarità, però – anche attraverso la ripubblicazione degli hashtag spontaneamente inseriti dagli utenti – user generated contents – sui profili delle aziende produttrici.
Il tabacco, prodotto legale, a vendita libera presso specifici esercizi con l’eccezione dei minori a cui la vendita è vietata – ma anche molto aggirata – è un semilavorato della foglia della Nicotiana tabacum che masticato o fumato (sigari, sigarette, ecc.) rilascia nicotina, principio attivo che produce dipendenza.

Benessere, rilassamento, concentrazione, vigilanza, analgesia, riduzione del senso di fame sono questi gli effetti più comuni – tra i tanti e in alcuni casi in apparente contrapposizione tra loro – che il consumatore ricerca. Si tratta di un’esperienza legata al piacere, in grado di coinvolgere tutti i sensi. Partendo da un gesto antico, è riuscita a rinnovarsi continuamente, mantenendo quell’allure di gesto legato alla libertà, in grado di coinvolgere tutti i sensi.
Sigaretta o svapo, però, non sono la stessa cosa pur mantenendo numerosi punti di contatto non ultima la possibilità di fidelizzare e mantenere agganciato il consumatore e, dunque, non aiutarlo a smettere di fumare/svapare.

In un’intervista rilasciata al Magazine online della Fondazione Umberto Veronesi nel gennaio 2023,  Sabrina Molinaro, Dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto Fisiologia clinica del Cnr, e membro del Comitato scientifico per la lotta al fumo della stessa Fondazione, rifacendosi ai dati ESPAD®Italia del 2021, ha precisato: «Le sigarette tradizionali sono ancora le più comunemente utilizzate: il 61% degli studenti le ha provate nella vita, il 43% ha fumato nel corso dell’anno, circa un terzo nel mese e quasi il 22% ne fa un uso quotidiano. Il consumo occasionale ha riguardato soprattutto le ragazze, mentre il consumo quotidiano mostra prevalenze di poco superiori tra i ragazzi (23% vs 21%). Per quanto riguarda gli altri prodotti, nel 2021 più di un quinto degli studenti ha utilizzato le sigarette senza combustione, quasi l’8% ha utilizzato la pipa ad acqua e il 2% ha usato tabacco da sniffo o fiuto.»[1]

Nel corso del 2021 il 43% degli studenti ha fumato almeno una sigaretta, il 22% fuma quotidianamente e il 23% ha utilizzato le sigarette elettroniche. Negli ultimi anni si è osservato un aumento di quest’ultima tipologia di consumo, a fronte di una riduzione del consumo di sigarette tradizionali. Il 39% degli studenti ha affermato di aver provato entrambe le tipologie di sigarette almeno una volta nella vita e può essere considerato un utilizzatore duale.

Sono le sigarette elettroniche, dunque, l’alternativa a quelle classiche tra i giovanissimi. Un milione di studenti afferma di averle provate almeno una volta nella vita e il 23% degli adolescenti le ha utilizzate nell’anno, con percentuali maggiori tra le ragazze (24% vs 22%).  Dai dati ESPAD®Italia si evince che le ricariche inserite nella sigaretta elettronica sono state soprattutto quelle a base di aromi e di nicotina- oltre metà degli utilizzatori. Il 4,3% ha utilizzato anche ricariche a base di cannabidiolo (CBD).
Dopo il netto calo del numero dei fumatori degli ultimi decenni, dunque, si assiste ora ad una nuova impennata, soprattutto in chiave occasionale, a dimostrazione che moda, assenza di odori fastidiosi, costi contenuti, facile reperibilità, accettazione sociale, desiderabilità culturale, scarsa informazione, limitata percezione del danno, aumento e diversificazione dell’offerta sono tutti elementi favorenti il consumo.

«I dati di trend che abbiamo a disposizione ci dicono che l’ingresso sul mercato di questi prodotti alternativi, in continua evoluzione e in costante aumento, rischia di vanificare l’efficacia della prevenzione al fumo di sigaretta, mantenendo circa stabile la quota di ragazzi e ragazze che entrano in contatto con la nicotina e che quindi, potenzialmente, potrebbero diventare la futura schiera di adulti dipendenti» (Ibidem, 2023).
L’uso duale (sigarette tradizionali e e-cig) si attesta – in prevalenza – tra i giovanissimi intorno al 39%, mentre non mancano altre ed ulteriori combinazioni. Solo il 36% degli studenti intercettati dallo studio ESPAD®Italia ha dichiarato di non aver mai fumato.

Opportunisticamente, i giovani consumatori si adattano al contesto, optando per le differenti formule a seconda di ciò di cui dispongono e di cui è garantito l’uso, fermo restando che il campione analizzato è compreso tra i 15 e i 19 anni. E già questo dovrebbe fare riflettere sulla credibilità e l’adesione al divieto specificatamente riferito ai minori, la cui inosservanza lascia evidentemente grandi dubbi sull’attenzione e la vigilanza degli adulti. Questi ragazzi presentano una più frequente prossimità con altri fumatori, siano essi genitori o amici in merito ai quali esprimono una contenuta soddisfazione e un minor rendimento scolastico

La propensione alla sperimentazione potrebbe originare ulteriori combinazioni: «Il 97% degli utilizzatori triali e il 96% dei duali ha usato alcol negli ultimi 12 mesi, rispetto al 19% dei non fumatori, mentre la cannabis è stata utilizzata nell’anno dal 50% dei triali e dal 43% dei duali rispetto allo 0,7% dei non fumatori.»
I risultati dello studio ci dicono che oltre la metà di chi fa un uso duale ha iniziato con le sigarette classiche, il 31% ha iniziato alla stessa età con sigarette e sigarette elettroniche e il 16% ha avuto il primo approccio con la sigaretta elettronica.
Le e-cig sono state utilizzate per curiosità (73%) specialmente dai ragazzi che nel 16% dei casi se le sono viste offrire da amici e nell’11% sono state scelte per smettere di fumare le sigarette classiche.
Queste ultime due percentuali salgono se a rispondere sono le studentesse.

Conclusioni 

Moda, status symbol, appartenenza, libertà, potere, sensualità, mitigazione di stati d’animo sono davvero infinite le implicazioni di un apparentemente banale gesto che ha fatto della sua semplicità una sorta di epica sociale.
Per i più giovani, spesso, l’utilizzo di e-cig è traducibile in una sorta di facilitatore della relazione tra pari e di garante dell’appartenenza.  Gli adolescenti oggi, confermando l’idea che fumare sia un apprendimento sociale oltre che espressione dell’attaccamento al gruppo e provando ad accomodare la coerenza rispetto ai tanti messaggi terrorizzanti promossi negli ultimi anni, con il ricorso alla sigaretta elettronica percepita come più innocua, rischiano di risolvere l’inevitabile dissonanza cognitiva accogliendo le distorsioni di una promozione che come in passato continua a servirsi di testimonial vip – nella più recente fattispecie tanti influencer.
I media – specificatamente fiction e serie tv – e soprattutto i social più o meno direttamente veicolano messaggi di promozione commerciale e culturale.

Non meno importanti sono i modelli familiari sulla decisione di iniziare a fumare e sulla possibilità o meno di disporre di altri interessi e progetti.
Le cause della scelta di fumare restano, dunque, multifattoriali, sebbene sarebbe il caso di dire che fumatori si diventa e si cresce. A tal proposito appare importante lavorare su una reale rete di informazione e promozione già nell’infanzia al fine di promuovere skills socio-comportamentali che rappresentino fattori di protezione nei confronti di questa pratica con ricadute più ampie su ulteriori condotte e comportamenti a rischio (sostanze legali e illegali, cibo, ecc.).

Come per altri ambiti, non si tratta di vietare ma di offrire alternative pur prevedendo quei “benefici” che la persona, giovanissima o meno, cerca tutelando, però, la salute.
Il suggerimento viene proprio dal marketing delle e-cig, con la variante che la recente possibile soluzione non sia necessariamente più innocua del problema iniziale. Spesso, le soluzioni altro non sono che nuove formulazioni per rilanciare mercati entrati in crisi.
Nell’attesa di sapere se realmente a potenziale rischio ridotto, vape-friendlys crescono.

 

 

Bibliografia

Auer R, Concha-Lozano N, Jacot-Sadowski I, Cornuz J, Berthet A. Heat-Not-Burn Tobacco CigarettesSmoke by Any Other Name. JAMA Intern Med. 2017;177(7):1050–1052.

Courtwright D. Forces of habit: drugs and the making of the modern world. Cambridge: Harvard University Press, 2002

Donelli M. Ma quanto costa il nostro fumo quotidiano, in «Corriere della Sera», 2 aprile 1978, p.7

ESPAD, Il comportamento a rischio tra gli studenti Italia, Rapporto di Ricerca sui comportamenti a rischio tra la popolazione studentesca attraverso lo studio, a cura di Silvia Biagioni, Simone Sacco, Sabrina Molinaro, ESPAD®Italia 2021

Hallum KJ Aestheticism and the Marriage Market in Victorian Popular Fiction: The Art of female beauty, New York, Routledge, 2016

Horinouchi T, Miwa S. Comparison of cytotoxicity of cigarette smoke extract derived from heat-not-burn and combustion cigarettes in human vascular endothelial cells. J Pharmacol Sci. 2021 Nov;147(3):223-233.

Ipsen C. Fumo. La storia d’amore tra gli italiani e la sigaretta, Le Monnier, Firenze, 2019

Klein R. Cigarettes Are Sublime, Duke University Press, Durham, 1993, p27, trad. it. Seduzione della sigaretta, trad. di F. Bruno, Archinto, Milano, 1994, pp.43-45

La Vecchia C, Decarli A, Pagano R. Prevalence of Cigarette Smoking among Subsequent Cohorts of Males and Females in Italy, in «Preventive Medicine», XV (1986), pp. 606-613

La Vecchia C, Smoking in Italy, 1949-1983, in «Preventive Medicine», XV (1986), pp. 274-281

[1] Lo studio ESPAD2020#iorestoacasa è avvenuto durante il primo lockdown per la pandemia da COVID-19 e, le conseguenti restrizioni per contenerla, hanno reso più complessa la partecipazione allo studio rispetto al setting usuale e ne hanno ridotto la numerosità. A causa dei limiti legati alla situazione di emergenza nazionale, pur rappresentando un’indicazione relativa alla diffusione dei consumi di sostanze psicoattive, i dati emersi dallo studio non possono ritenersi completamente confrontabili con quelli degli anni precedenti. ESPAD®Italia 2018-2021

 

Foto Canva | Sergey Granev 



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