Sigismund Thalberg, un viennese napoletano

Il libro "Il segreto di Sigismund Thalberg" esplora la vita del pianista austriaco che amava Napoli, raccontando le sue tournée in Europa e in America e la sua rivalità con l'altro grande pianista dell'epoca, Franz Liszt.

Raffaele Aragona

Non sono poche le dimostrazioni di ammirazione che la città di Napoli ha espresso nei confronti del compositore austriaco Sigismund Thalberg nato a Ginevra, ma vissuto per lo più a Napoli, dove sposò Francesca Lablache, figlia del cantante lirico napoletano Luigi. Ed è Napoli la città che ha serbato la memoria di Thalberg in vari modi; lo ha fatto attraverso le sue dimore di Posillipo e di Monte di Dio (ne recano entrambe il nome) e con una statua nella Villa Comunale.

Nel cimitero monumentale di Napoli, inoltre, spicca la cappella funeraria Thalberg, nella quale sono riposti i resti del musicista insieme con quelli della moglie, la quale escluse categoricamente la possibilità a chiunque altro di trovarvi sistemazione. Un atto di vera devozione, questo di Francesca, nonostante in passato fosse stata costretta a recarsi negli Stati Uniti a “recuperare” il marito trattenuto lì per molto tempo in una tournée concertistica; in quella lunga permanenza Sigismund aveva avuto una liaison con la giovanissima figlia del contralto Elena D’Angri, Mathilda che gli aveva anche dato una bimba: Nazzarena.

Una devozione che Francesca dimostrò anche dopo la morte del marito per averlo voluto far imbalsamare ed essere riuscita a conservarlo in casa in una bara di cristallo per vari anni, finché fu costretta a traslare la salma nella cappella cimiteriale. La scientifica maestria dell’imbalsamatore Efisio Marini aveva consentito alla vedova un’altra manifestazione della sua devozione questa volta senz’altro maniacale, ai confini con la follia; ella giungeva a far accomodare a capotavola il marito, regolarmente vestito di tutto punto: cravatta, fermacravatta, gemelli da polso e guanti bianchi…

Sono queste solo alcune delle tante notizie racchiuse nella preziosa pubblicazione “a tre mani”, quelle di Piero Rattalino, Francesco Nicolosi e Marielva Torino con la puntuale cura di Candida Carrino (Il segreto di Sigismund Thalberg, Colonnese, Napoli, 2022, pagg. 136, Euro 15,00). Il sottotitolo del volume, “Il pianista che suonava con tre mani”, allude al virtuosismo di Thalberg, le cui esibizioni riscuotevano ammirazione e meraviglia: le sue mani, infatti, scorrevano sulla tastiera tanto veloci da far pensare che fossero tre!

Un critico musicale, un pianista, una paleopatologa e un’archivista, dunque, riempiono le pagine di un libro appassionante, il primo che abbia esplorato la vita di questo pianista e che riesca a far conoscere la vita e i segreti di Thalberg, figlio di aristocratici che non vollero tenerlo con sé. Denunciato, infatti, come figlio di Joseph Thalberg e Fortune Stein di Francoforte, Sigismund in realtà risultava essere figlio illegittimo della baronessa Maria Julie (ovvero Suzanne Michaela, stando a ricerche d’archivio) Wetzlar von Plankenstern e del principe Franz Joseph von Dietrichstein (o, chissà, del fratello Moritz) e perciò di nazionalità austriaca.

Una vita movimentata, questa di Thalberg, segnata dalle tante tournée in Europa, in America Latina e, principalmente, negli Stati Uniti dove i suoi concerti, in pochi anni, si susseguirono a centinaia con uno stuolo di ammiratori entusiasti delle sue Fantasie, quelle trascrizioni brillanti di temi d’opera, per lo più rossiniani, che costituivano il modo in cui ben mostrare la notevole e virtuosistica sua valentia. Furono il cavallo di battaglia di Thalberg; in esse erano utilizzate delle tecniche originali che permisero a Thalberg di essere l’unico a potersi confrontare con l’ungherese Franz Liszt. Questo storico rapporto di rivalità fu vivacissimo, tanto da divenire addirittura oggetto di competizioni dirette; come quella organizzata a Parigi, nel marzo del 1837, dalla Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso; la presenza dei due talenti fu di enorme richiamo per quel concerto di beneficenza a favore dei rifugiati italiani. Molti i musicisti che si esibirono, ma quella sera il confronto tra Liszt e Thalberg fu al centro della scena: un “duello” senza vincitore anche se, a chi esclamò «Thalberg est le premier pianiste du monde», qualcun altro soggiunse «Mais Liszt est le seul!».

Si dice che egli facesse “cantare il pianoforte, mentre gli altri lo suonavano soltanto”, una considerazione suggerita da quanto espresso dallo stesso Thalberg nel suo testo L’art du chant appliqué au piano (Heugel & Cie Paris, 1862); sono molto interessanti a riguardo le notazioni riportate da Francesco Nicolosi che, insieme con quelle di Piero Rattalino, seguono il “Raccontare Thalberg” di Candida Carrino e precedono le ricche testimonianze di Marielva Torino.

Le spoglie di Thalberg subirono anni addietro l’offesa di una profanazione, un furto sacrilego avente l’unico scopo di trafugare gli ottoni che ornavano i sarcofaghi dei coniugi; la tomba fu poi restaurata da Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli, nobildonna napoletana discendente di Sigismund, la quale ha molto contribuito alla stesura del volume attraverso l’archivio di famiglia e concedendo a Marielva Torino di eseguire un esame della salma in attesa della sua risistemazione. L’esame ha rilevato la perfetta conservazione del corpo di Thalberg imbalsamato e ha dato lo spunto alla formazione del libro con gli interventi speciali di Rattalino, di Nicolosi e quello della curatrice Carrino, Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli, la quale ha tracciato le parti salienti della storia di questo personaggio, una storia colma di intrecci.

Le accurate ricerche di Torino hanno fatto emergere vari aspetti dell’animata vita del pianista; molte ingarbugliate matasse sono state dipanate attraverso la lettura di documenti scovati in varie sedi all’estero e nell’Archivio di Stato di Napoli dove è stato ritrovato il testamento ultimo di Thalberg che ha fatto luce su tante vicende legate alla sua eredità. Il documento olografo è venuto fuori nel 2021 da incartamenti notarili per una strana coincidenza proprio il 27 aprile, giusto 150 anni dopo la sua morte; il testamento riferisce la destinazione della sua immensa fortuna tutta a favore della moglie Francesca. La quale, però, a fronte della devozione mostrata in vario modo, aveva dichiarato che il marito non avesse né ascendenti né figli, così da far sì che l’unica figlia naturale di Thalberg non beneficiasse di nulla del cospicuo patrimonio accumulato; per altro, ignorando del tutto una lettera nella quale il marito, in via riservata, le dava disposizioni a favore della figlia Nazzarena. Soltanto successivamente la vedova si ravvide lasciando alla donna, ormai adulta, una cospicua somma insieme con il leggendario pianoforte a coda Erard.

Ancor oggi sono tanti gli ammiratori del compositore viennese-napoletano che lo ricordano attraverso la “Thalberg Society” con membri in tutto il mondo; a Napoli egli fondò la “Scuola pianistica napoletana” tra l’altro ed è tuttora attivo il “Centro Studi Internazionale Sigismund Thalberg”.



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