Dalla Polonia al Galles, si unisce la sinistra antimperialista solidale con il popolo ucraino

Fin dall’inizio della guerra e nonostante le ritrosie di una grossa parte della sinistra occidentale, un'altra parte della sinistra internazionale si è scoperta unita nella solidarietà con il popolo ucraino. Dalla Polonia al Galles all’Ucraina stessa, dagli aiuti pratici e umanitari alle prese di posizione politiche in senso femminista e contro l’imperialismo russo, questa intervista collettiva realizzata dalla rivista ucraina "Commons" aiuta ad andare oltre i paradigmi occidentali.

Vladyslav Starodubtsev

Dall’inizio dell’invasione, Commons ha pubblicato numerosi testi critici nei confronti di quegli esponenti della sinistra che sono rimasti bloccati nel passato e continuano a vedere la guerra come l’ennesimo confronto tra l’imperialismo occidentale e quello russo. Alcuni aderiscono a questa idea per convinzioni sincere; altri scelgono semplicemente una posizione più comoda di non intervento o addirittura cercano argomenti contro il sostegno alla resistenza ucraina (“nazionalismo”, “protezione della popolazione russofona”, “promozione della NATO”, ecc.) Il westplaining – quella forma di manipolazione che sovrascrive con le visioni occidentali il modo di pensare di chi vive in Europa centrale e dell’est, e particolarmente degli ucraini – li aiuta a chiudere gli occhi sull’intero quadro.
In questo testo, tuttavia, parliamo finalmente del lato positivo della sinistra globale: coloro che mostrano solidarietà con l’Ucraina. Un gran numero di attivisti di sinistra in tutto il mondo ha organizzato eventi a sostegno dell’Ucraina, traducendo testi ucraini, fornendo aiuti umanitari (compresi quelli militari) e organizzando importanti campagne: contro l’attacco ai diritti dei lavoratori in Ucraina, per la cancellazione del debito estero e per la fornitura di armi.
Abbiamo parlato con le principali organizzazioni e iniziative di sinistra che sostengono l’Ucraina in questi tempi difficili. L’elenco è tutt’altro che esaustivo: ci sono decine di altri gruppi che si impegnano in attività umanitarie o politiche per aiutare il popolo ucraino.

Zofia Malisz, membro di Razem International
Razem è un partito parlamentare di sinistra progressista in Polonia. Fin dall’inizio della guerra, il partito ha assunto una posizione di sostegno alla resistenza ucraina. Il 7 marzo, su iniziativa di Razem, i partiti di sinistra dell’Europa orientale si sono riuniti a Varsavia e hanno pubblicato una dichiarazione strategica, “Solidarietà della sinistra europea con l’Ucraina“. La dichiarazione chiede, in particolare, la fornitura di equipaggiamenti militari e di aiuti umanitari all’Ucraina, nonché la cancellazione del debito estero del Paese.

Domanda: In che modo la sinistra polacca ha aiutato la società ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala?
Risposta: Razem ha reagito in modo attivo e deciso. Abbiamo preso posizione dalla parte degli ucraini in modo inequivocabile (anche rispetto agli standard polacchi, in certi casi). La notizia che Razem ha lasciato l’Internazionale Progressista (come i redattori di Commons, ndr) a causa dei conflitti sui temi dell’invasione e dell’indipendenza dell’Ucraina ha avuto molta attenzione e influenza nel dibattito sull’Ucraina. Nelle prime ore dell’invasione, Razem è stato uno dei primi partiti a prendere posizione a sostegno della società ucraina. Nei primi giorni abbiamo intensificato i contatti con la sinistra ucraina di Sotsialnyi Rukh, per ascoltare e dialogare con un’organizzazione politica ideologicamente vicina alla regione – per capire meglio la situazione. La settimana successiva abbiamo organizzato insieme campagne molto intense, in cui abbiamo fatto pressione sulle organizzazioni e sui partiti internazionali per convincerli che l’Ucraina deve essere armata.
I partiti della sinistra dell’area si sono riuniti l’8 marzo a Varsavia per coordinare le nostre azioni nella regione. Nella nostra dichiarazione abbiamo anche chiesto la cancellazione del debito ucraino e, a partire da lì, abbiamo intensificato il nostro lavoro di lobby insieme a Sotsialnyi Rukh. Abbiamo contattato il consigliere per la politica estera di Bernie Sanders, ci siamo messi in contatto con i membri del Congresso americano, con i parlamentari del Regno Unito e con quelli di Finlandia e Portogallo. Tutto questo per ottenere risoluzioni nei parlamenti nazionali e sforzi legislativi per esercitare pressioni sui finanziatori privati e statali affinché cancellino o almeno posticipino il pagamento del debito ucraino.
Razem ha cercato di portare una parte dell’enorme sforzo di Sotsialnyi Rukh nei Parlamenti nazionali europei, e ci siamo riusciti. Abbiamo poi tentato di fare lo stesso con il Parlamento polacco, cercando di spingere per una risoluzione simile a quelle adottate dal Congresso degli Stati Uniti o dal Parlamento del Regno Unito. Tuttavia, la risoluzione è stata congelata dal governo conservatore polacco. Con i nostri partner in tutto il mondo, abbiamo coordinato una campagna sui social media, che si è diffusa rapidamente. Abbiamo poi appreso che il deputato americano García ha presentato una proposta di legge per fare pressione sulla cancellazione del debito ucraino. Siamo stati felici di questo sviluppo. L’influenza americana è stata responsabile della cancellazione del debito polacco, quindi è stato un passo significativo.
Oltre a tutto questo sostegno, la mobilitazione della società polacca è stata estremamente forte. Molti nostri attivisti sono stati presenti in varie iniziative di sostegno ai rifugiati e hanno mobilitato altre persone per aiutare i profughi che raggiungevano la Polonia. Distribuire cibo nelle stazioni ferroviarie, raccogliere denaro e prodotti di prima necessità e organizzare convogli sono alcune delle attività comuni che abbiamo svolto. Almeno uno dei nostri parlamentari ospita ora i rifugiati ucraini. Non si tratta di un caso particolare, ma riflette lo stato d’animo generale dei polacchi e della sinistra polacca.
I parlamentari di sinistra della nostra coalizione hanno cercato di contribuire a rendere la vita più facile alle donne ucraine. In Polonia vige un divieto di aborto [quasi totale], con solo alcune “eccezioni” come la gravidanza in seguito a stupro. Le deputate stavano cercando di introdurre un emendamento alle leggi sull’aborto che avrebbe accelerato il processo per le donne ucraine [violentate dai soldati russi]. L’emendamento è stato respinto dalla maggioranza parlamentare.

D: La guerra ha unito la sinistra anti-campista e, in generale, i progressisti. Nella situazione della guerra russa in Ucraina si sono moltiplicati i collegamenti e i contatti. Quanto è importante questo per la sinistra?
R: Penso che ci sia stato un riallineamento totale. Un cambiamento di paradigma all’interno di una circostanza sconvolgente. Tutto è cambiato da un giorno all’altro. La questione è esistenziale e fondamentale. Non solo per la sinistra ucraina, ma per tutti i Paesi dell’Europa orientale e nordica, per tutti i Paesi che hanno vissuto sotto la minaccia dell’imperialismo russo. È stato un movimento automatico e istintivo di coloro che già prima erano in stretta relazione, ma la cui vicinanza si è stretta ancora di più nel giro di poche ore. Un’immediata intensificazione dei contatti a sinistra della CEE. Putin ci ha dato un motivo per parlare di più tra di noi. In queste conversazioni, abbiamo scoperto che, ovviamente, abbiamo molte altre cose in comune in cui possiamo aiutarci a vicenda.

D: Non è esagerato dire che è la guerra in Ucraina ad aver legato la sinistra dell’Europa centrale e orientale. Puoi dirci qualcosa di più su questi nuovi legami?
R: Quando ci siamo incontrati al Congresso di Razem a giugno, è stato il primo passo verso una più stretta collaborazione. Tutti i leader hanno potuto parlare, discutere. Credo sia stato un momento molto significativo per la sinistra regionale. Questa vicinanza tra la sinistra europea, baltica e nordica avviene sul terreno della resistenza all’imperialismo ovunque, della solidarietà con i Paesi sovrani, con i popoli e la classe operaia che desidera determinare il proprio destino ovunque. Per questo motivo non ci siamo incontrati solo con la sinistra regionale, ma anche con quella curda dell’HDP, con il movimento BDS, con i palestinesi e anche con i nostri amici del PSOL, i socialisti brasiliani.
C’è un paradigma di una parte della sinistra occidentale che si è rivelato molto reazionario, non moderno e ingiusto. Si è rivelato tra le sinistre occidentali che sono un po’ ferme al 1968. Sta scomparendo e la sinistra internazionale è in grado di sopravvivergli, non solo in sé stessa ma nella sua ritrovata solidarietà reciproca: è pronta e disposta, e trova molto importante essere solidale con i palestinesi, i siriani, Hong Kong e con tutti coloro che lottano per i loro diritti e resistono contro l’imperialismo. Tutti erano consapevoli che si trattava di un momento cruciale.

Rete europea di solidarietà con l’Ucraina (ENSU)
ENSU, la Rete europea di solidarietà con l’Ucraina, è una piattaforma inter-organizzativa che, fin dall’inizio della guerra, si è riunita intorno all’idea della necessità di sostenere la resistenza armata dell’Ucraina all’invasione russa. Come reazione alla sinistra “pacifista”, l’iniziativa si è concentrata sulla promozione della fornitura di armi e sulla solidarietà con il popolo ucraino, facendo di tutto per far sentire la voce della sinistra ucraina. L’ENSU unisce tutte le diverse sinistre del mondo, dalla Quarta Internazionale Unita trotskista ai partiti della sinistra democratico-sociale parlamentare. Grazie all’attività della piattaforma, ogni mese si tengono marce di solidarietà di sinistra nei Paesi europei, è stato tradotto e distribuito il manifesto femminista “Il diritto alla resistenza” ed è stata organizzata una raccolta di firme e lettere da parte di sindacalisti e deputati influenti con la richiesta di fermare l’attacco ai diritti dei lavoratori in Ucraina. Rispondono Adam Novak, coordinatore dell’ENSU, ed Elisa Moros, attivista del gruppo femminista ENSU.

Come e per quale scopo è stato creato l’ENSU? Che tipo di solidarietà può offrire la sinistra all’Ucraina?
R: Adam – ENSU è stato creato per mobilitare il sostegno alla resistenza dell’Ucraina contro l’imperialismo russo. I fondatori e membri dell’ENSU si oppongono a tutti gli imperialismi, ma sostengono il diritto dei popoli oppressi di tutto il mondo a chiedere sostegno militare, economico e diplomatico ai nemici dell’invasore. L’ENSU conta circa 1.000 membri, soprattutto in Europa e in America Latina. Forse la nostra principale solidarietà consiste nel portare le voci dei progressisti ucraini all’attenzione del pubblico straniero, che riceve la maggior parte delle notizie dai TG occidentali mainstream o dalla propaganda russa. Cerchiamo di convincere gli attivisti della sinistra occidentale che il regime russo non è affatto anti-imperialista e che la società ucraina merita la nostra solidarietà a prescindere dal nostro disaccordo con gli oligarchi o con gli ultranazionalisti, i conservatori e i neoliberali del parlamento ucraino. Purtroppo, alcune sinistre occidentali credono che solo l’imperialismo occidentale sia un problema, quindi la loro solidarietà con l’Ucraina è debole se non assente.

D: Cosa fa l’ENSU e quali sono i risultati delle sue campagne: una petizione contro le leggi anti-lavoro, manifestazioni di solidarietà?
R: L’ENSU pubblica, traduce e condivide informazioni create da e sulla resistenza ucraina, sulle sue lotte anticapitaliste e femministe in più di 15 lingue. Il nostro gruppo di solidarietà sindacale riunisce reti che organizzano convogli di aiuti materiali e petizioni contro la riforma del diritto del lavoro. Il nostro gruppo femminista sostiene tutte le aree della resistenza femminista ucraina, nonché i diritti riproduttivi in Polonia e in altri Paesi in cui le donne e le ragazze ucraine si sono rifugiate temporaneamente. Il nostro gruppo di lavoro sui rifugiati promuove gli standard di protezione temporanea come nuova norma da applicare a tutti i gruppi in fuga verso l’Europa. Temiamo che la Russia manipoli le questioni relative al petrolio e al gas con l’avvicinarsi dell’inverno, incoraggiando politici vigliacchi e opportunisti a chiedere la spartizione dell’Ucraina – “pace a qualsiasi prezzo” in cambio del gas russo. Per questo motivo, di recente abbiamo iniziato a lavorare in rete con gruppi ambientalisti e attivisti per la tutela dei consumatori per sostenere l’accelerazione della transizione verde.

D: L’Ucraina ha bisogno di una solidarietà femminista specifica? Quali argomenti sollevate e perché pensate che sia importante?
R: Elisa – Prima di tutto, la guerra in Ucraina è, come tutte le guerre, una guerra di genere. L’aspetto più eclatante è l’uso dello stupro come arma di guerra da parte dell’esercito russo. Ma al di là di questa terribile forma di violenza rivolta specificamente alle donne, questo conflitto è di genere a molti livelli. La centralizzazione del potere e la coscrizione di soli uomini rafforzano la divisione sessuale del lavoro, riassegnando le donne alla riproduzione sociale. Le vaste distruzioni seguite all’invasione su larga scala stanno avendo (e avranno) un enorme impatto sulla riproduzione sociale e quindi sul lavoro delle donne. La violenza di genere è aumentata in modo significativo nel contesto del rafforzamento del genere legato alla militarizzazione e alla circolazione delle armi. Infine, la situazione ha prodotto milioni di donne sfollate esposte al sovra-sfruttamento e a ogni tipo di violenza.
Allo stesso tempo, le donne, lungi dall’essere semplici vittime di questa guerra, sono attori politici a pieno titolo il cui lavoro è essenziale per la resistenza ucraina. Partecipano molto attivamente alla resistenza, alcune di loro sono combattenti. Ma soprattutto si occupano in modo sproporzionato del lavoro di riproduzione sociale, che è essenziale per la resistenza ucraina tanto quanto il lavoro di difesa, molto più riconosciuto e retribuito.

D: In che modo l’ENSU e le altre organizzazioni femministe di sinistra stanno aiutando l’Ucraina nel contesto dell’invasione su larga scala?
R: Elisa – Il nostro obiettivo nell’ENSU è organizzare la solidarietà con i settori progressisti della resistenza ucraina. Fornendo sostegno materiale, come nel caso delle varie raccolte di fondi che abbiamo organizzato in diversi contesti o dei convogli sindacali. Dall’altro lato, traducendo e promuovendo le richieste della sinistra e delle femministe ucraine. Per molte sinistre e femministe internazionali è davvero difficile praticare concretamente la solidarietà con gli ucraini. Noi vogliamo spingerli a uscire da questa paralisi. Per farlo, le nostre strategie sono varie e diverse, dal confronto alla cooperazione.
Per esempio, nel Collettivo femminista dell’ENSU abbiamo sostenuto il Manifesto delle femministe ucraine “Il diritto di resistere”. Inoltre, abbiamo lanciato un appello per il diritto all’aborto delle donne ucraine, che ci ha permesso di creare legami e di ottenere il sostegno su questo tema particolare da parte di molte femministe pacifiste che si oppongono alla consegna delle armi. Stiamo organizzando raccolte di fondi e vediamo che, anche se molte donne di sinistra/femministe si oppongono alle consegne di armi, sono pronte a sostenere materialmente un lavoro politico e umanitario specifico o a essere solidali con questioni specifiche legate ai rifugiati, alla lotta per i diritti dei lavoratori in tempo di guerra, alla cancellazione del debito ecc.

D: Perché è ancora importante, dopo 6 mesi dall’invasione, parlare di Ucraina, femminismo e guerra?
R: Elisa – È ancora più importante continuare a parlare di questi temi perché la copertura mediatica sta diminuendo e i rischi della situazione si stanno normalizzando o banalizzando nel tempo, come accade per molti altri conflitti armati. Sarà importante continuare a parlarne finché la resistenza ucraina sarà mobilitata. E sarà importante continuare a parlarne anche dopo la guerra, e anche in caso di vittoria ucraina, che auspico con tutto il cuore. Nello scenario migliore, che sarebbe una rapida vittoria dell’Ucraina, la vittoria del femminismo non seguirà meccanicamente, perché finché ci saranno lotte, ci sarà bisogno di solidarietà.

Campagna di solidarietà per l’Ucraina (USC)
L’USC è una piattaforma britannica di solidarietà con l’Ucraina che opera da molti anni fornendo sostegno politico, mediatico e umanitario. È stata creata dalla sinistra britannica durante Euromaidan. Ha ripetutamente aiutato i lavoratori ucraini nelle proteste contro gli oligarchi e le grandi imprese e ha sostenuto il popolo ucraino nella lotta contro l’aggressione russa. Chris Ford è un attivista sindacale, storico dei movimenti di sinistra ucraini e fondatore della Ukraine Solidarity Campaign.

D: Come è cambiata l’attività della USC dopo l’invasione su larga scala? Perché è importante avere campagne di questo tipo in Occidente?
R: La nostra campagna è iniziata qualche tempo fa, ai tempi di Euromaidan. Alcuni di noi si sono resi conto che all’epoca stavamo affrontando una vera e propria crisi a sinistra, che continua ancora oggi. Ciò che mi preoccupava molto era che nonostante ci fossero coloro che a sinistra erano antistalinisti e solidali con le forze di opposizione dell’Europa orientale, come Solidarnosc, molti altri dimostravano un atteggiamento fortemente negativo, tendente all’allineamento con il partito comunista e con quei settori che stavano adottando argomentazioni e narrazioni simili al vecchio punto di vista stalinista sull’Ucraina.
Questo atteggiamento riscuoteva ampio sostegno in alcuni sindacati e nella sinistra. Purtroppo, anche persone insospettabili hanno iniziato ad adottare queste terribili posizioni militanti, sostenendo organizzazioni ciarlatane come Borotba e il CPU (Partito comunista ucraino).
Così ho organizzato l’incontro con il deputato John Macdonnell e ho cercato di coinvolgere persone che appartengono alla tradizione dell’antistalinismo di sinistra, che hanno difeso i diritti delle nazioni storicamente oppresse e che si sono opposte con forza all’imperialismo russo. In pratica abbiamo riunito due gruppi di persone: quelli che hanno fatto parte della sinistra ucraina nella diaspora – Marko Bojcun, Mick Antoniw – e quelli della sinistra antistalinista, che sostenevano Maidan e la vedevano come una ribellione popolare. Abbiamo impostato una campagna che avrebbe difeso i diritti di autodeterminazione dell’Ucraina contro l’imperialismo russo.
La nostra prima lotta è stata con i lavoratori di Kryviy Rih. Abbiamo cercato di concentrarci sulla dimensione sociale di ciò che stava accadendo a Maidan e di sostenerne le forze progressiste. Ci siamo anche opposti e abbiamo evidenziato l’oppressione dei tatari di Crimea nella Crimea annessa, e abbiamo cercato di mostrare la natura reazionaria del movimento anti-Maidan e del movimento nel Donbas, sia da parte dei nazionalisti russi, sia da parte degli oligarchi e delle forze russe intervenute. Abbiamo cercato di mostrare le uccisioni e la soppressione dei sindacati.
La nostra campagna ha avuto molto successo e due sindacati si sono mossi per sostenerci. Un sindacato nazionale, purtroppo, ha sostenuto la cosiddetta “solidarietà con la resistenza antifascista in Ucraina”, assumendo una posizione pro-separatista. Ora nessuno di loro ha una posizione simile. Nessun sindacato in Gran Bretagna ha appoggiato la posizione di “Stop the war” (un sindacato britannico di attivisti di sinistra che assume una posizione “pacifista” e chiede di non fornire armi all’Ucraina) e degli stalinisti. I sindacati rappresentano la maggior parte della società britannica e il loro sostegno all’Ucraina è assolutamente fondamentale.
In alcuni luoghi c’è stata una buona collaborazione tra la nostra campagna e la vecchia diaspora e, cosa molto importante, i nuovi rifugiati: li abbiamo aiutati e abbiamo fatto campagna insieme. Purtroppo, potrebbe essere una guerra lunga, con effetti negativi a livello globale, quindi dobbiamo contrastare coloro che vogliono minare il sostegno all’Ucraina, e non possiamo farlo se parliamo solo all’interno.

Solidarietà dal Galles: Il viaggio di Mick Antoniw
Mick Antoniw, attivista dell’USC, parlamentare laburista gallese, consigliere generale del Galles e ministro della Costituzione, nonché membro della diaspora ucraina, aiuta l’Ucraina in attività politiche e di altro tipo. Recentemente, Mick Antoniw e un gruppo di sindacalisti britannici si sono recati in Ucraina per consegnare un’automobile, attrezzature militari e forniture mediche ai sindacalisti ucraini attualmente nelle Forze Armate.

Com’è stata la reazione della società gallese alla guerra in Ucraina?
Il sostegno all’Ucraina è schiacciante tra la popolazione del Galles.  La politica del governo gallese è che il Galles è una nazione rifugio, e sosteniamo tutti i rifugiati che arrivano nel nostro Paese. Abbiamo sostenuto i rifugiati dell’Afghanistan e della Siria. Ora si tratta soprattutto di ucraini. Abbiamo circa 5.000 ucraini in Galles. Metà di essi sono arrivati nell’ambito del sistema Homes for Ukraine, istituito dal governo britannico, mentre per la restante metà lo sponsor è il governo gallese.
Fornire una sistemazione indipendente è una vera e propria sfida, poiché c’è una carenza di alloggi adeguati.
Le sfide sono enormi. Il primo ministro del Galles e il governo gallese sono direttamente coinvolti nel coordinamento del sostegno ai nostri ospiti ucraini per tutto il tempo in cui restano con noi.

Molte famiglie hanno accolto gli ucraini nel loro cuore.
Per quanto riguarda la guerra in sé, la maggior parte della sinistra sostiene l’Ucraina e la necessità di fornire armi. Ci sono alcuni elementi della sinistra che continuano a vedere la questione come un problema di espansionismo della NATO, ma sono una minoranza. Anche alcuni sindacati si sono dimostrati molto favorevoli, come il sindacato dei minatori e dei macchinisti. Altri sindacati si stanno impegnando in modo più proattivo, ma la strada da percorrere è ancora lunga. La leadership del Congresso dei sindacati è stata poco coordinata. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione.

Ci descriva il suo viaggio umanitario. Perché avete deciso di occuparvi di aiuti umanitari? Cosa è stato consegnato e a chi?
Il viaggio a Lviv è stato il risultato di una richiesta di sostegno da parte del sindacato dei minatori ucraini di Pavlograd. Il sindacato dei minatori ha risposto con una sostanziosa donazione finanziaria e altri sindacati sono intervenuti per consentire l’acquisto di un veicolo pick-up e l’acquisto di attrezzature mediche e aiuti specialistici. Di conseguenza, io e Wayne Thomas, rappresentante gallese del sindacato dei minatori e vicepresidente del sindacato dei minatori del Regno Unito, abbiamo guidato il veicolo e le attrezzature fino a Lviv, dove sono stati prelevati da un rappresentante del sindacato e dei militari.
Abbiamo in programma altre consegne. Al momento stiamo facendo pressione sui sindacati per aumentare e coordinare il sostegno.
Noi di sinistra, socialisti democratici, abbiamo ritenuto importante fornire un sostegno concreto ai sindacalisti e ai lavoratori ucraini che lottano per difendere l’Ucraina. La costruzione della solidarietà della classe operaia è per noi di fondamentale importanza. Stiamo lentamente sconfiggendo le argomentazioni di parti della sinistra che sembrano più allineate con l’estrema destra sull’Ucraina, ripetendo la propaganda di Putin.
Altri sindacati stanno pianificando delegazioni in Ucraina e ci auguriamo che nei prossimi mesi si crei un sostegno. Stiamo anche raccogliendo il sostegno dei parlamenti gallese e scozzese e del partito laburista nel Parlamento del Regno Unito.
La sfida arriva quando l’attenzione dei media sulla guerra in Ucraina diminuisce. È importante che i nostri compagni nel Regno Unito comprendano appieno che in Europa è emerso un nuovo fascismo, il fascismo russo, che non può essere placato ma deve essere sconfitto. Questa è la lezione che abbiamo imparato dal passato.

Solidarietà con i convogli per l’Ucraina
Gli aiuti umanitari sono diventati una delle principali manifestazioni di solidarietà della sinistra internazionale nei confronti dell’Ucraina. Da diverse parti del mondo, le sinistre hanno acquistato giubbotti antiproiettile, elmetti, forniture mediche, generatori, telecamere termografiche, uniformi, oltre a beni di prima necessità, come prodotti per l’igiene, acqua e cibo. Molte organizzazioni di sinistra e sindacali hanno iniziato a unirsi per soddisfare i bisogni umanitari in Ucraina. Gli autonomisti italiani sostengono le cucine di solidarietà a Leopoli e i trotskisti spagnoli organizzano una raccolta di fondi per l’iniziativa antiautoritaria ucraina “Collettivi di solidarietà”. Il 1° maggio, attivisti di varie iniziative provenienti da Brasile, Polonia, Lituania, Francia, Svizzera e Bosnia hanno organizzato un convoglio di solidarietà per il Primo Maggio che comprendeva aiuti umanitari per medici, sindacati e soldati al fronte. Questo convoglio ha contribuito a stabilire una comunicazione tra varie forze di sinistra e ha segnato l’inizio di una proficua collaborazione tra socialisti internazionali e sindacalisti ucraini, con ulteriori convogli da parte di organizzazioni come OZZ Inicjatywa Pracownicza, Brigate Volontarie per l’Emergenza e molte altre. La sinistra di tutto il mondo sostiene attivamente l’Ucraina ed è coinvolta nell’assistenza a tutti i livelli, dall’attivismo di base al crowdfunding, fino alle tribune dei parlamenti. La solidarietà, l’idea su cui si basano i movimenti di sinistra, sta riunendo migliaia di persone in tutto il mondo, costruendo nuovi legami e creando una nuova forza che difende fondamentalmente la lotta per l’emancipazione universale, compreso il diritto dei popoli all’autodeterminazione, alla protezione e alla sicurezza.*

 

*Il testo è apparso per la prima volta su Commons il 4 ottobre 2022 con il titolo “International solidarity. How foreign leftists are helping Ukraine in the war“. Traduzione dall’inglese a cura della redazione.



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