Voci solidali con il popolo ucraino: in piazza il 5 novembre diremo “Putin go home!”

All'appello di MicroMega per la manifestazione per la pace del 5 novembre sono arrivate numerose adesioni fra cui quelle dell'attrice Lella Costa, la scrittrice Helena Janeczek, il disegnatore Sergio Staino Riportiamo alcune motivazioni inviate da chi lo ha firmato.

Redazione

Si avvicina l’appuntamento della Manifestazione per la pace del 5 novembre prossimo. MicroMega ha aderito alla manifestazione con un appello che chiede non soltanto il cessate il fuoco ma anche il ritiro dell’esercito russo dai territori ucraini. “Putin go home!”. Al testo sono giunte numerose adesioni, fra cui quelle dell’attrice Lella Costa, della scrittrice Helena Janeczek, del disegnatore Sergio Staino. Dopo la lettera dello scrittore Sergio Baratto, riportiamo di seguito alcuni dei commenti, più brevi o più articolati, con i quali personalità del mondo dell’editoria, del giornalismo, dell’attivismo politico hanno motivato l’adesione al nostro appello.

Il giornalista Jurii Colombo, italo-russo, autore di diversi saggi su Russia e Ucraina: “Aderisco convintamente all’appello per la manifestazione del 5 novembre. Per un’Ucraina e una Russia libere, democratiche ed indipendenti, per l’autoderminazione dei popoli e il rigoroso rispetto del diritto internazionale.”

Helena Janeczkek, scrittrice, Premio Strega 2018 con La ragazza con la Leica: “La pace intesa come spartizione territoriale, la pace senza considerazione dei territori e delle vite coinvolte – distrutte, violate ma anche usate come carne da macello, la pace senza giustizia è quella pacificazione che lascia intatta la semina della violenza e della guerra.”

Luisa Doplicher, traduttrice letteraria e attivista di Memorial Italia: “Condivido questo appello perché, a differenza delle convinzioni purtroppo diffuse in Italia, individua correttamente la condizione necessaria per il ristabilimento della pace: il ritiro delle truppe russe, di qualsiasi tipo. Chiunque abbia avuto modo di entrare in contatto diretto con profughi ucraini e dissidenti russi non può che giungere a questa conclusione. Molti scelgono piuttosto di interpretare la realtà secondo rigidi schemi ideologici ormai superati. In particolare, le responsabilità dell’Occidente in questa guerra non sono quelle di averla oscuramente iniziata o di volerla continuare, ma di aver lasciato mano libera a Putin in tutti questi anni, facendo sì che si giungesse a questo punto.”

Sabrina Parisi, insegnante di italiano e redattrice editoriale: “Ho deciso di firmare e condividere questo appello perché ritengo che una vera pace tra Russia e Ucraina – e nel resto del mondo – non sia possibile senza una forma di riparazione, da parte di chi ha voluto questa guerra assurda, di tutti i danni – incalcolabili – che ha provocato (uccisioni e stupri di massa, deportazioni, incarcerazioni di manifestanti, fughe di massa, danni alle infrastrutture, disastri ambientali, ecc. ecc.). E la prima forma di riparazione, in assoluto, dopo il “cessate il fuoco” definitivo, dovrà essere il ritiro dell’aggressore dai territori aggrediti, senza “se” e senza “ma”. Solo dopo se ne potrà parlare seriamente. Confondere vittime e carnefici, in tutti gli ambiti, è molto pericoloso, e non riconoscere questi ruoli fa inevitabilmente il gioco degli aggressori, a ulteriore danno e beffa degli aggrediti.”

Sara Crescimone Messina portavoce del collettivo FEMMINISTORIE – Catania: “Pace e guerra partono dai corpi e ad essi ritornano. Da quando l’invasione russa ai danni dell’Ucraina domina la scena mondiale, spesso, troppo spesso, parole, vessilli e giudizi hanno mostrato subito l’evidente mancanza della concretezza dei corpi. Non si spiegano altrimenti le richieste di una Pace senza la condizione obbligatoria del ritiro totale e immediato delle truppe invasori dalla terra ucraina e dai territori farsescamenti annessi dalla Russia. Non si spiegano altrimenti le incredibili titubanze ad ammettere che la strage di Bucha e non solo quella, fosse stata opera delle truppe russe. Non si spiega altrimenti la totale mancanza di empatia con la resistenza militare e civile del popolo ucraino, vittima di torture, stupri, deportazioni di una infanzia strappata alla propria famiglia, identità, Madrepatria. Uno Stato Sovrano, quello ucraino, violato nel e del proprio territorio devastato, annichilito, reso inabitabile con la distruzione di paesi, villaggi, città, infrastrutture necessarie e vitali per la vita quotidiana e notturna. E vogliamo anche ricordare i tantissimi animali domestici morti o resi orfani delle proprie famiglie umane, resi vagabondi, fragili e inermi, creature davvero innocenti vittime di una sete di potere alla quale la storia niente ha insegnato, niente. Ci auguriamo che le armi tacciano, certo. Ma se vogliamo una Pace giusta, dobbiamo ad essa unire la richiesta di Giustizia. Certo non si potrà ridare alla terra ciò che il fuoco ha incenerito. Ma sarà l’inizio della rinascita della Madrepatria ucraina e speriamo possa essere istituito un Tribunale per giudicare gli orrori di qualcosa che pensavamo non potesse succedere mai più in Europa. Per tutto questo FEMMINISTORIE Catania aderisce all’appello di MicroMega per la
manifestazione del 5 novembre 2022.”

Per aderire all’appello con un breve testo o un contributo, scrivi a redazione@micromega.net.

 



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