Guerra ai poveri o alla povertà? Roma si inizia a interrogare

A partire dal "caso Termini", con i volontari allontanati dalla stazione durante la distribuzione del cibo, intervista a Nella Converti, presidente della Commissione politiche sociali, che lancia un appello a Gualtieri: "Garantisca la residenza a tutti, anche derogando all'articolo 5 del decreto Renzi-Lupi".

Valerio Nicolosi

Volontari allontanati durante la distribuzione del cibo, acqua gelata utilizzata per non far sedere i senza dimora lungo i marciapiedi esterni della stazione e Daspo urbano a chi cerca rifugio dal freddo notturno dentro la stazione. La stazione Termini di Roma è al centro delle polemiche per i fatti delle ultime settimane. Lo scorso sabato le associazioni che operano a sostegno dei senza fissa dimora della stazione hanno organizzato un presidio per ribadire che la guerra va fatta contro la povertà e non contro i poveri. In questa vicenda, e in generale sull’emergenza abitativa, il Comune di Roma ha un ruolo ovviamente centrale, come dimostrano le parola di Nella Converti, presidente della Commissione politiche sociali del Campidoglio, intervistata da MicroMega.

Grandi Stazioni, la società di Ferrovie dello Stato che gestisce la stazione, si difende dagli attacchi mediatici dicendo che i marciapiedi vanno puliti e che è il Comune che deve farsi carico delle persone senza fissa dimora che vivono nella stazione, come presidente della commissione politiche sociali come risponde?
Che sulla carta Grandi Stazioni ha ragione e che Giunta e Consiglio hanno fatto molto, ma che possono fare di più. Poi c’è da dire che questo atteggiamento non è nuovo e se è vero che Grandi Stazioni deve pur pulire, è vero anche che attraverso gesti come questo o come quello di transennare le aree con i negozi chiusi nella galleria, di fatto si stanno effettivamente criminalizzando i poveri.

Cosa state facendo nel concreto per risolvere questa situazione?
Come linea d’azione siamo allineati con la Giunta e l’assessora Barbara Funari: non possiamo far vivere le persone in quella condizione e stiamo cercando di avviare un percorso che non sia il solito alloggio notturno e la possibilità di farsi una doccia, ma qualcosa di più duraturo.

Come pensate di realizzarlo? A Roma ci sono migliaia di senza dimora.
In pochi mesi siamo passati da 95 posti programmati per l’emergenza freddo dalla giunta Raggi a 420 posti, un numero alto che però non è ancora sufficiente. Per il momento il Comune ha dato 40mila euro a ogni municipio per aprire centri che possano accogliere le persone fino al 31 marzo, quando scadrà quella che viene chiamata erroneamente “emergenza freddo” e che dovrebbe essere chiamata invece “piano freddo”, perché sappiamo benissimo quando arriva e cosa va fatto.

Però, come diceva, non basta un letto per la notte e una doccia: serve un percorso più lungo e mirato che non può chiudersi al 31 marzo.
A Roma c’è un problema storico legato alla casa. La pandemia e l’aumento della povertà stanno aggravando la situazione. Vogliamo aprire piccoli centri sparsi per la città che siano operativi tutto l’anno, però servono fondi perché non ci possiamo basare sul volontariato.

Poco più di una settimana fa l’associazione Nonna Roma ha presentato un rapporto che  parla di ventimila persone che vivono all’addiaccio o in soluzioni di fortuna. C’è un’interlocuzione con queste associazioni?
Abbiamo iniziato le audizioni in Commissione proprio con loro e voglio proseguire con altre realtà. Certo, il lavoro non è sempre facile perché il rapporto di Nonna Roma parla del massiccio utilizzo del Daspo urbano contro i senza dimora e in commissione c’è Virginia Raggi che quando era sindaca ha fatto riscrivere il regolamento di sicurezza urbana, introducendolo. Abbiamo discusso durante la seduta ma io resto convinta che se una persona ha fame o ha freddo, gli puoi dare quanti Daspo vuoi ma tornerà in stazione o dove sa che può trovare cibo e caldo. 

In quel rapporto si parla anche della residenza, altro tema spinoso del rapporto di Nonna Roma. Per avere una residenza fittizia passano mesi, durante i quali non si hanno i servizi essenziali di base. Il sindaco Gualtieri può derogare all’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi (che vieta la residenza e l’allaccio delle utenze a chi ha occupato immobili e alloggi, anche se in condizione di necessità)  ma ad oggi non si è pronunciato sul tema.
“Gualtieri potrebbe derogare all’articolo 5 di quella legge che ha la funzione di essere punitiva contro i poveri, nient’altro. Anche perché la residenza serve davvero per cose essenziali come il medico di base, la vaccinazione o altro. Come fa una persona a non avere la residenza?
Sicuramente valuteremo insieme quale miglior percorso intraprendere.
Intanto con l’assessora Funari stiamo riflettendo su come rendere veramente la residenza un diritto fondamentale del cittadino anche con un più efficace sistema di iscrizione anagrafica delle persone senza dimora e una semplificazione  della gestione delle residenze.

Quindi un modo per aggirare l’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi se il sindaco non lo deroga.
Troveremo un modo nei prossimi 6 mesi per rendere la residenza un diritto per tutte le persone.



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