Nessun confine era invalicabile per i popoli antichi

Un libro interessantissimo che, attraverso un tuffo in epoche lontane e in posti talvolta esotici, ci dimostra quanto la nostra storia sia frutto di migrazioni, spostamenti, avventure, incontri.

Marilù Oliva

“A undici giornate di viaggio da Samarcanda in direzione della terra del Catay, esiste un territorio in cui vivono le Amazzoni, le quali ancora oggi hanno l’abitudine di non tenere uomini presso di sé, a eccezione di un periodo dell’anno, quando la loro regina le autorizza a prendere con sé le loro figlie e a recarsi nelle terrazze circostanti. Gli uomini che le vedono arrivare, le invitano a stare con loro ed esse vanno con quelli che preferiscono e mangiano e bevono in loro compagnia, fermandosi per un certo tempo prima di tornare nel loro territorio. Poi se mettono al mondo delle figlie femmine, le tengono con sé, se invece nascono maschi, li rimandano presso i loro padri”.
Marcello Valente, professore di Storia greca presso l’Università del Piemonte Orientale, ci propone per il Saggiatore un saggio che, come dice il titolo, è la “Storia del mondo antico in 25 esplorazioni” attraverso i quattro continenti. Un percorso diacronico che tocca la terra egizia degli antichi faraoni, ma anche l’Africa ai tempi sconosciuta, grazie ad Alessandro Magno arriva ai confini della Siberia, e coi Cartaginesi si spinge nel Mar dei Sargassi. E non potevano mancare i romani, che furono protagonisti del più esteso e longevo impero dell’antichità. Molto affascinante anche l’ipotesi che gli antichi siano arrivati in America, forti anche di equipaggi e flotte in grado di attraversare l’Atlantico.

Si tratta di itinerari che alcune volte sono stati ridotti a episodi leggendari, mentre a un esame più accurato hanno invece dimostrato la loro consistenza storica. Le fonti, del resto, sono incontestabili: storici come Erodoto o Strabone, reperti, monumenti, elementi di geografia antica. Alcune immagini sono inserite tra le pagine in bianco e nero, altre nell’apparato iconografico centrale, a colori. O resoconti attendibili, come quello del comandante cartaginese Annone, vissuto nel V secolo a.C., un racconto inciso su una stele di bronzo che era collocata nel tempio del dio Ba’al, dove si narra di luoghi quasi magici e di incontri particolarissimi con creature indigene però subiscono una tremenda sorte:
“Nell’insenatura vi era un’isola simile alla prima che aveva uno stagno in cui vi era un’altra isola, nella quale vi era un’altra isola abitata da uomini selvaggi, per lo più donne dal corpo assai peloso che i nostri interpreti chiamavano gorilla. Non fummo in grado di catturare gli uomini, che si diedero alla fuga lungo i dirupi e difendendosi con pietre, ma riuscimmo invece a catturare tre donne, le quali si difesero a morsi dai loro assalitori; dovemmo perciò ucciderle e dopo aver scorticato i cadaveri riportammo a Cartagine le loro pelli”.

Se ogni viaggio solitamente assumeva o un punto di vista europeo o quello dell’esploratore, rendendolo epicentro interpretativo di ogni nuova scoperta, il professor Valente preferisce invece una prospettiva mediterranea che lascia spazio cioè ai vari popoli coinvolti. Si scoprirà molto non solo delle modalità di viaggio del passato, ma anche delle ossessioni degli antichi. Una di queste, ad esempio, era la ricerca delle sorgenti del Nilo, il prezioso fiume che rendeva fertile una terra altrimenti molto arida. E nemmeno la Russia fu trascurata, dal momento che uno sciamano greco l’ha perlustrata per primo. Stando ad Erodoto, infatti:
“Aristea di Proconneso, figlio di Castrobio, compose un poema epico in cui diceva di essere giunto, mentre era invasato da Apollo, presso gli Issedoni e che, al di là degli Issedoni, abitano gli Arimaspi, uomini con un solo occhio, e al di là di questi i grifoni custodi dell’oro, e oltre a questi gli Iperborei, che si estendono fino al mare. Salvo gli Iperborei, tutti questi attaccano continuamente i loro vicini”.
Un libro interessantissimo scritto con acribia e limpidezza, un testo che, attraverso un tuffo in epoche lontane e in posti talvolta esotici, ci dimostra quanto la nostra storia sia frutto di migrazioni, spostamenti, avventure, incontri.



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