Al lupo, al lupo!

Siamo soliti chiamare in causa gli animali, come recentemente è stato fatto con il lupo, per riferirci agli stupratori. Ma gli animali non stuprano, gli uomini sì. È quindi ora di farla finita con il considerare “naturale” per l’uomo essere un predatore (in questo caso, molto peggio degli animali): “naturali” devono essere comportamenti responsabili ed empatici.

Monica Lanfranco

Ad un gioielliere vittima di rapina, magari a mano armata, si consiglierebbe di non esporre più in vetrina i preziosi? Lo si accuserebbe di essere stato avventato perché vende cose belle e costose? Lo si metterebbe in guardia perché al processo contro i rapinatori la difesa dei malviventi potrebbe tirare in ballo qualche irregolarità nel pagamento delle tasse del derubato, macchie di onorabilità che rischierebbero di invalidare il processo e mandare così assolti i ladri?
L’avvocata Tina Lagostena Bassi spiegò così nel 1979, nel documentario Processo per stupro, l’anomalia processuale nel caso di uomini che stuprano una donna, unica situazione nella quale è la vittima a dover dimostrare di esserlo. Davanti alla polizia quando denuncia, davanti ai giudici, davanti alla sua famiglia, davanti all’opinione pubblica.
Nessuno si sogna di chiedere conto dei trascorsi di chi subisce un reato, né di consigliare maggiore prudenza a chi è vittima di ingiustizia; però tutti, nel caso di una sola ingiustizia, l’essere stuprata, puntano lo sguardo sulla vittima non per aiutarla a reclamare i suoi diritti, ma per illuminarne le responsabilità o le corresponsabilità nell’essere diventata una vittima. Il dispositivo è noto: la ragazza aveva bevuto, non era illibata, l’abbigliamento era provocante, se non usciva non la violentavano. Il mantra lo si snocciola in automatico, a scuola, nei bar, nei tribunali reali come in quelli virtuali, in TV.
“Se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi magari eviti di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi”, preceduta dalla precisazione “se vai a ballare hai tutto il diritto di ubriacarti”. La frase che include il lupo è stata pronunciata giorni fa, in diretta, nel programma che conduce su Mediaset, dal collega Andrea Giambruno, 42 anni, compagno della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e padre della sua bambina, la piccola che spesso la premier porta con sé quando viaggia per gli incontri internazionali. Parliamo di questo lupo, allora. Intanto una precisazione: nonostante spesso si usino gli animali per antropoformizzarne i comportamenti, è importante ricordare che c’è solo un animale che stupra: si chiama uomo.
Ogni altro predatore uccide per cibarsi e dare da mangiare ai cuccioli e ogni altro animale ha rapporti sessuali perché mosso dall’istinto riproduttivo, che si attiva in determinati momenti definiti dall’estro periodico, per propagare la specie.
Non esiste lo stupro in natura: la violenza sessuale esiste nella innaturale, e assai culturale, comunità umana.
Anche i giovanissimi stupratori, per prendere le distanze dalla loro inumanità mortifera, si sono raccontati come cani, hanno parlato della violentata come di una gatta. Ci vorrà del tempo, (chissà se questo tempo mai verrà) perché prendano atto che, invece, non di cani si trattava, ma di loro stessi: di uomini, di ragazzi stupratori e non di una gatta, ma di una loro coetanea incapace di difendersi, della quale hanno fatto scempio come solo gli uomini possono fare.
Parlare di lupi, di cani, di qualunque altro animale rimuove sistematicamente il problema della violenza maschile sulle donne: che sono gli uomini, appunto.
Dire alle donne che bisogna stare sempre sobrie, che bisogna sorvegliare i bicchieri perché ci potrebbe finire la droga dello stupro (anche se abbiamo ordinato un analcolico), che è meglio non fidarsi degli sconosciuti (anche se quasi sempre tra gli stupratori c’è un “amico”) è solo un pezzo del discorso, un discorso che ignora il vero pericolo, il vero problema: chi fa violenza.
Da giorni circolano due frasi interessanti: la prima è quella del regista Gabriele Muccino che ha commentato così i fatti di Palermo: “L’unica cosa da fare quando ci si trova davanti a una ragazza ubriaca è riaccompagnarla a casa”. Muccino ha dunque indicato che è questo il comportamento che in famiglia si dovrebbe insegnare e quindi imparare. Educare i giovani maschi a trovare “naturale” accompagnare a casa una donna ubriaca, e non abusare di lei, come ovvio esito dell’ovvia capacità degli uomini di ogni età di essere responsabili, adulti, normali, umani. Invece l’educazione va dalla parte opposta: si insegna che l’uomo (vero) è, per essere ritenuto e ritenersi tale, irresponsabile, privo di empatia, un vile meschino che approfitta della momentanea assenza di lucidità di una donna per essere cosa? Virile? Potente? Funzionante dal punto di vista idraulico?
Il punto è che moltissimi uomini, di ogni età e cultura, pensano che questa sia una eventualità possibile, che stia nella “natura” del maschile: la carne è carne, il lupo è il lupo. Quindi occhio che siamo in agguato. Le cose stanno così, l’uomo è forte, la carne debole, le donne hanno la responsabilità di non tirare fuori la belva che sta dentro di noi.
Detto in TV dal padre di una bambina che un giorno sarà donna dovrebbe farci riflettere sul tipo di segnali educativi che mandiamo alle giovani generazioni.
La seconda frase interessante, scritta su un muro (lo so, non va bene scrivere sui muri, ma almeno in questo caso non si tratta di oscenità), circola sui social: “Quando esco voglio sentirmi libera, non coraggiosa”.
Parliamoci chiaro: se sei una donna ci vuole coraggio a uscire senza velo in Iran, Afganistan, Yemen, Nigeria e in molti altri Paesi dove a causa della dittatura islamica fondamentalista una ciocca di capelli fuori posto ti può anche costare la vita.
Ma se in Italia le donne (non solo le giovani) devono sentirsi coraggiose, quindi non libere di uscire, perché devi mettere nel conto l’eventualità di essere drogata, aggredita, stuprata, forse uccisa, perché, inscritta nella ‘natura’ umana maschile c’è il lato predatorio inarrestabile acceso dopo il tramonto, a che tipo di società, politica, cultura stiamo dando credito e consenso?

CREDITI FOTO: GovernmentZA|Flickr

 

 



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