Su MM+ del 23 dicembre: Ricordi di personalità che hanno lasciato il segno

Da Rita Levi-Montalcini a Giorgio Strehler, Fulvio Papi, Louis Pasteur, Harry S. Truman. E una recensione al libro di Christian Raimo. Con contributi di: Sofia Belardinelli, Matthias Martelli, Silvano Fuso, Fabio Merlini, Fabrizio Tonello, Marco Maurizi.

Redazione

A ridosso del tempo delle festività, che spesso lascia spazio alle memorie, questo numero di MicroMega+ è dedicato principalmente a ricordi e anniversari di personalità che ci hanno lasciato, da poco o molto tempo; che ricordiamo con nostalgia, gratitudine, o mettendone in prospettiva contraddizioni e responsabilità.

Come la gran parte degli scienziati, anche Louis Pasteur è salito “sulle spalle dei giganti”, beneficiando del lavoro di coloro che lo avevano preceduto. A differenza della gran parte degli scienziati, tuttavia, Pasteur fece di tutto per costruire un’immagine di sé nella quale non vi era posto per la gratitudine verso i suoi precursori. A 200 anni dalla nascita è decisamente il momento giusto, scrive Sofia Belardinelli, per tracciarne un ritratto non edulcorato che riconoscendo le sue qualità metta in evidenza anche le contraddizioni.

A 25 anni dalla morte di Giorgio Strehler, il modo migliore per ricordare l’artista è riportare alla mente il sogno originario che insieme a Paolo Grassi ha perseguito e realizzato: quello di un teatro necessario alla comunità. Perché il teatro, scrive Matthias Martelli, è un potente antidoto contro il crescente individualismo, l’isolamento virtuale (di tutte le generazioni), la pigrizia fisica e mentale.

Dieci anni fa, il 30 dicembre 2012, nella sua casa romana di viale di Villa Massimo spirava Rita Levi-Montalcini, all’età di 103 anni. In occasione del suo centesimo compleanno, nel 2009, in un’intervista aveva dichiarato ai giornalisti: “Non sono per niente emozionata, né spaventata. L’unica cosa che mi emoziona ancora è la vita”. Silvano Fuso ripercorre per noi questa straordinaria vita insieme al mirabile pensiero di una donna che non ci ha mai davvero lasciati.

Il 21 novembre, nella sua casa di Milano, se n’è andato l’ultimo grande erede della Scuola di Milano, Fulvio Papi. Aveva 92 anni. Fulvio Merlini ricorda il filosofo e maestro e il suo “stare in guardia”: un instancabile travaglio del pensiero e della memoria, chiamato ogni volta a mettersi alla prova per capire di più e meglio le mutazioni dell’epoca con i suoi movimenti di apertura e chiusura, emancipazione e regressione, donazione e privazione: ossia di civiltà e di inciviltà.

L’arrivo del Presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman nell’Ufficio ovale, il 12 aprile 1945, fu così commentato da un giornalista del Boston Globe: “È la storia di un uomo medio, catapultato ad altezze vertiginose contro la sua volontà, un po’ sconcertato da tutto questo e che in fondo dubita che sia tutto vero”. A cinquant’anni dalla sua morte, scrive Fabrizio Tonello, la sua vicenda ci insegna quanto sia pericolosa la mediocrità: Truman fu scelto da Roosevelt come suo successore proprio a causa di quella, e a causa di quella prese decisioni i cui danni furono tragici e irreversibili.

Chiudiamo questo numero con una recensione critica di Marco Maurizi al libro di Christian Raimo dedicato alla scuola, ”L’ultima ora” pubblicato da Ponte alle Grazie, e al suo approccio ”ultra pedagogista”. Nonostante intenda guardare da vicino il mondo della scuola senza perdere di vista l’orizzonte ideale di una società futuribile, scrive Maurizi, il libro fallisce il compito, non riuscendo ad essere né abbastanza concreto, né sufficientemente utopico.

È tutto per questa settimana, Un caloroso augurio di buone feste dalla redazione



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