Suonerie/16: Richie Lee Jones, Crazy Horse e Wolfgang Amadeus Mozart

In questa puntata: Richie Lee Jones con il suo Pieces of Treasure, i Crazy Horse tornano con Neil Young e il cd dedicato ai quintetti di Mozart.

Daniele Barbieri I Giovanni Carbone I Mauro Antonio Miglieruolo

Proprio come un disco jazz – di Giovanni Carbone
Si chiama «Pieces of Treasure» (BMG Modern Recordings) l’ultimo lavoro di Richie Lee Jones, data d’uscita prevista è il 28 aprile 2023. Una bella rimpatriata tra vecchi amici, primo fra tutti quel Russ Titelman che aveva già coprodotto l’album di debutto della cantante di Chicago nel 1979, con il quale s’era aggiudicata il primo Grammy d’una lunga serie come miglior performer jazz. I due avevano collaborato anche per il successivo e fortunato Pirates. «È stato davvero difficile lavorare con me su Pirates», dice la Jones. «Ma questo nuovo album parla di due amici, solo due amici. Penso che abbiamo rinnovato un’amicizia potente e rispettosa…». I due avevano cominciato a risentirsi telefonicamente e Titelman continuava a ripetere «Faremo un disco jazz. Faremo un disco jazz.».
E così sarebbe stato dopo una carriera di quasi quarant’anni in cui la Jones ha esplorato ogni ambito musicale, dal folk al blues, dal pop al rock. Ma il jazz era nelle sue corde più d’ogni altra cosa. Lo canta davvero come se fosse seduta accanto a chi la sta ascoltando, è l’incontro con una vecchia amica che non si vedeva da un po’ in giro, che racconta cosa ha fatto nel frattempo.

L’album è stato registrato in meno di una settimana al Sear Sound di Manhattan con lo straordinario quartetto di musicisti composto da Rob Mounsey al piano, Russell Malone alla chitarra, David Wong al basso e Mark McLean alla batteria. Il risultato è un lavoro in apparenza semplice ma emotivamente significativo. I singhiozzi alla fine della traccia di chiusura, It’s All In the Game, scritta da Charles G. Dawes e Carl Sigman, non sono una compiacente ruffianeria, piuttosto un momento di reale commozione della Jones dalla cabina di registrazione della voce.
In questo disco la quasi settantenne cantante si ripropone come innovativa interprete jazz, la sua voce suadente pare migliorare con gli anni, non si cura dell’anagrafica. Riempie ogni spazio tra le note di pathos, interpretazioni intime ed attoriali. «Ero e sono fiduciosa che la voce sia il primo e l’ultimo messaggio di una canzone», dice Richie Lee. Basta ascoltare la preziosa ed intima Just in Time, scritta da Jule Styne Betty Comden e Adolph Green, per rendersi conto di ciò che intende. L’album contiene dieci perle tra cui, oltre alla già citata Just in Time, val la pena ricordare They Can’t Take That Away from Me composta da George Gershwin e Ira Gershwin, e la personalissima reinterpretazione di September Song di Kurt Weill e Maxwell Anderson. Un disco godibilissimo, d’atmosfere sospese, incagliate a quella voce che pare sussurrare una storia privata e, per dirla con Richie Lee, «Ci sono molti modi per cantare una canzone. Ma forse ciò che possiedo è questa immaginazione e la capacità di portare la mia immaginazione agli altri».

Ancora al galoppo Crazy Horse – di Giovanni Carbone

A pochi mesi da «World Record» di Neil Young con i vecchi compagni di viaggio dei Crazy Horse, i ruoli si invertono e questi, Billy Talbot, Nils Lofgren, Ralph Molina, tirano fuori All Roads Lead Home, ovviamente, con Neil Young. Il disco è stato realizzato in piena pandemia e poi se ne è rimasto lì in attesa per qualche tempo. Dieci tracce incise dai tre Cavalli Pazzi, tre per ciascuno, con propri musicisti di riferimento. A far conto pari ci ha pensato Neil Young con una versione solista live di Song of the Seasons, un brano da brividi già apparso nell’album Barn del 2021. Ad anticipare il lavoro, edito il 31 marzo scorso, c’è invece il singolo di Lofgren You Will Never Know.
Forse per le condizioni complesse in cui è stato concepito, l’elettricità tipica delle produzioni dei quattro si trasforma in un’atmosfera sospesa, qualcosa che induce all’attesa precisa che il viaggio ricominci, lungo le stesse grandi praterie, gli spazi sconfinati. Un esperimento riuscito, un mix perfetto, ed i quattro, pur lavorando ciascuno alle proprie cose, si capisce quanto siano nutriti dalle stesse corde, dalle stesse vibrazioni. Non pare abbiano accenni di crisi dopo tanto tempo insieme, dopo tante strade percorse in oltre mezzo secolo, continuano a parlare la stessa lingua, cercano avventure nelle strade polverose di sempre. Le strade che conoscono bene, meglio di molti altri, quelle della libertà che si identifica nel galoppo senza meta di un cavallo pazzo che rifiuta briglie, insegue solo un altro orizzonte aperto davanti allo sguardo. Solo da quel viaggio ci si aspetta l’incontro giusto con i vecchi compagni di sempre.

Per accostare Mozart, oltre il Mozart più notodi Mauro Antonio Miglieruolo

È in uscita (17 marzo 2023) per la Erato un cd dedicato ai quintetti di Mozart, esattamente ai quintetti per archi K. 515 e K. 516. Per me la più ghiotta delle occasioni per accostare un autore che lo confesso (scandalizzatevi pure) non amo, ma il cui valore è tale che mi è impossibile giustificare, ai miei stessi occhi, questa assenza di passione. Di una sola opera di Mozart mi sono interessato al punto di volerla ascoltare ripetutamente. Diverse decine di ripetizioni: il Requiem. Un’opera che, ho il sospetto, il compositore abbia scritto per sé stesso, oscuramente consapevole che i conti con la vita erano conclusi e toccava prendere atto del saldo.

Al dunque Mozart (1756/1791), al dunque della dipartita, salvo le pene dell’infermità. Successivamente però non ha pagato nulla (non nemici e detrattori, come sono toccati a tanti). Ha incassato, invece. Molto. Pensieri leggeri, di gratitudine e persino leggerezza. Pensieri che continuano. Anche i miei, ogni volta che la vita favorisce un qualche incontro con questo o quel delicato irrompere dei suoi suoni. Che mi pongo l’interrogativo che si pongono tutti: ma come faceva questo a rispondere alle durezze della vita con tutte queste sue cortesie musicali, carezze e inviti alla serenità? Mozart, una amante che non bacia con la passione dell’amante amato, ma con la dolcezza e delicatezza di una madre; che abbraccia con l’affetto di un padre che si rispecchia nei figli e vede in essi il proprio futuro.
I conti di Mozart, alla dipartita, non erano in rosso. Erano di un verde/blu mare e del grigio che a volte le acque dello Jonio assumono, al tramonto, nella congiunzione delle vastità marine antistanti le coste della Calabria e della Sicilia (andateci. Godrete di uno spettacolo irripetibile che la congiunzione delle due regioni offre quasi ogni giorno. Andateci, sedetevi su una spiaggia qualsiasi e ascoltate i due quintetti che presento. Il miglior modo per onorare Mozart e onorare voi stessi, che a Mozart vi dedicate).
I due quintetti. Le sonorità intense, ormai decisamente volte ai fremiti e alle inquietudini romantici. E tuttavia ancorate al perpetuo stupore provocato dal modo dal periodo classico, trasparente e sereno come un laghetto alpino.

Una vera e propria singolarità che non si ritrova in coloro che come lui si affacciano al romanticismo. Che presentono o assistono agli sconvolgimenti storici che si stavano preparando. Si tratta di vere e proprie leccornie per i patiti delle atmosfere discrete, tendenti all’intimismo, elaborate da un certo modo di concepire la musica.
Suggerisco di prepararsi ad assumere la decisione di acquistarli previo ascolto di una delle tante versioni dei quartetti reperibili in rete. Le seguenti ad esempio (ma ce ne sono altre): Quintetto K. 515; Quintetto K. 516.
Se poi non comprerete il Cd avrete comunque respirato mezz’ora dei suoni puri presenti nelle più alte quote della cultura musicale. Colgo l’occasione per raccomandare, oltre all’ascolto del Requiem, le stupefacenti opere intitolate al “Don Giovanni” e alle “Le Nozze di Figaro”.

(*) Una imprescindibile quanto impossibile occasione per far risuonare le note attraverso le parole. Sognando e tentando di attraversare la musica in tutte le sue variegate manifestazioni. Daniele Barbieri, Giovanni Carbone e Mauro Antonio Miglieruolo nel gran mare delle proposte sonore pescheranno spigole (cioè spigolature) mensili adatte a fornire un’idea di quel che si muove ed è subito fruibile da coloro che alle musiche si volgono per migliorare la qualità della vita. Il trio suggerisce solo dopo che quei suoni hanno acceso una qualche luce fra orecchie, cuore e mente.

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