Suonerie/23: Live sotto il cielo, Neo Soul Indie, Un Cavaliere Meccanico

In questa puntata di Suonerie: "Sotto il cielo di Joe Henderson", "Il neo soul Indie degli Charlotte Grace", "Un Cavaliere meccanico, tra classica e fantascienza".

Daniele Barbieri I Giovanni Carbone I Mauro Antonio Miglieruolo

Suonerie: ascolti suggeriti da Daniele Barbieri, Giovanni Carbone e Mauro Antonio Miglieruolo.  (*)
Sotto il cielo di Joe Henderson di Giovanni Carbone
Esce proprio questo gennaio Live under the sky del Joe Henderson Quartet, una registrazione dal vivo del 1994 al Denen Coliseum e Yomiuriland di Tokyo. Il sassofonista statunitense (è nato nel 1937 a Lima, nell’Ohio per poi spostarsi a San Francisco nel 2001) ha un palmares di collaborazioni stratosferico: Dexter Gordon, Andrew Hill, Kenny Dorham, McCoy Tyner, Horace Silver, Lee Morgan, Grant Green, Herbie Hancock, Chic Corea. Nella sua lunga carriera dimostra di essere tra i musicisti più creativi del jazz. Il suo suono e il suo approccio allo strumento riflettono la storia del sassofono jazz, su cui pare tuttavia introdurre una sorta di estensione logica, il che lo ha reso un musicista straordinariamente originale. Si racconta in un’intervista rilasciata a Mel Martin e pubblicata nel 1991 su The Saxophone Journal dicendo “Sono alla costante ricerca di nuove informazioni e idee e voglio sfruttare al meglio il breve periodo in cui siamo qui su questo pianeta a vivere questa cosa nebulosa chiamata vita. E voglio piantare qualche albero lungo la strada, nutrire alcune menti e vederle crescere, come le persone hanno fatto per me”.
Nella sua lunga carriera attraversa vari periodi. Comincia nei primi ’60, mostrando uno stile assai aderente ai dettami dell’hard bop su cui inserisce elementi di bebop, avanguardia, R&B, musica latina. Su questa scia collabora con Horace Silver cui regala un assolo storico nel pezzo Song for My Father. Quando firma per la casa discografica Blue Note partecipa in una trentina di dischi, cinque dei quali sono a suo nome. La qualità e la quantità delle sue collaborazioni in questi anni sono dimostrazione di un talento eclettico poco comune. Alla fine degli anni ’60 passa alla Milestone Records, e da allora, e per un pezzo consistente degli anni ’70, sperimenta una fase jazz-fusion non proprio universalmente apprezzata. Nel 1971 entra, sia pure per un periodo assai breve, nella jazz-rock band dei Blood, Sweat & Tears. Sono anni in cui cresce anche la sua consapevolezza politica e sociale, come emerge anche dal titolo del suo album del 1960 Power to the People.
Agli inizi degli anni ’90 firma per la Verve/Polygram Records, grazie alla quale Henderson può incidere cinque album da leader. Ed è proprio la Verve che si spende molto per imporlo come uno dei più rilevanti musicisti jazz della scena di quegli anni. Registra nel 1997 Porgy & Bess con John Scofield, Tommy Flanagan, Dave Holland e Jack DeJohnette, un album cui partecipano anche Sting e Chaka Khan.
Il live Live under the sky è parte di questo periodo e rappresenta in qualche modo un ritorno alle origini: fa del musicista una sorta di sopravvissuto che si permette il lusso non irrilevante di fare ciò che più ha nelle corde, ovvero suonare come meglio riesce le cose che gli aggradano.
Le tracce, sei in tutto, sono di grande impatto, pezzi di storia del jazz, standard rivisitati da Henderson, cose come Stella By Starlight o Recorda Me. Proprio la rivisitazione degli standard pare essere l’approdo definitivo del sassofonista. Per questo concerto Henderson mette insieme una band formidabile, con il suo vecchio compagno di viaggio per molto tempo e già musicista di Miles Davis, Al Foster alla batteria, poi George Mraz al basso ed il talento sudafricano Bheki Mseleku al pianoforte.
Un bel salto nella memoria per ricordare come merita un grande musicista, un protagonista autentico del jazz.

Il neo soul Indie degli Charlotte Grace di Giovanni Carbone
Pubblicato per la svizzera Indie Escudero Records esce a gennaio 2024 Sugar Rush, del duo Charlotte Grace. Keni e Charlotte, accompagnati da Livia alle tastiere, Lucas al basso e Lukas alla batteria, propongono un pop estremamente fresco ed elettrizzante. È un album cui si cuce addosso perfettamente l’etichetta di ‘neo soul’, proprio come l’aveva concepita Kedar Massenburg negli stessi studi Motown già dalla fine degli anni ’90. Un mix perfetto ed elegante di jazz, funk, house, hip-hop, con ammiccamenti evidenti al soul più autentico, quello che ha radici profondissime negli anni Settanta di marchio Motown. La voce accattivante di Charlotte si accomoda perfettamente sugli arrangiamenti ipnotici di Keni, anche alla chitarra, ed insieme rievocano la stagione del miglior soul, quello Motown, certo, ma anche quello british, alla Sade, per intenderci. Testi divertenti e scanzonati, ritornelli esilaranti sono perfetti per un disco che invita a ballare, ma anche ad avventure on the road, su decapottabili, attraverso assolate atmosfere di certe routes americane, ma anche quelle notturne di bistrot europeissimi ed autenticamente underground. Sono quasi quaranta minuti di magiche misture sonore, dieci brani, tra i quali spicca il singolo Failing King, un pezzo dalle atmosfere raffinatissime, accompagnate da un video altrettanto ricercato ed evocativo.
Il duo, nonostante la giovane età, mostra già una concreta maturità artistica ed è comunque sulla scena già da qualche anno. Nel 2018 aveva infatti presentato l’EP Birth, già un bell’esordio potente ed elegante. Il tour che ne era seguito aveva regalato al sodalizio un passaggio sul leggendario palco del Montreux Jazz Festival.

Un Cavaliere meccanico, tra classica e fantascienza di Mauro Antonio Miglieruolo
Ho proposto mesi fa per Micromega un pezzo che trattava della musica nella fantascienza. Scrissi il pezzo utilizzando le conoscenze limitate che avevo sull’argomento. Tentativi di allargare gli orizzonti delle conoscenze non avevano apportato risultati significativi.
Ma ecco che alla vigilia di Natale mi imbatto casualmente, su Youtube, in uno spazio che ospitava alcune musiche che trovai interessati. Un fiume di musiche. Stavo quasi per abbandonare, dopo averla esaminata a volo radente, quando leggo tra le playlist proposte una intitolata Beyond the Stars. Nonché la circostanza sorprendente che fosse stata introdotta appena due giorni prima della data della scoperta. Il gentile ospite s’era dato come nome un poetico e duro ed evocativo Chèvalier Mécanique. Autore della raccolta un certo Flavien Peteul, artista sconosciuto che credo abbia in Francia un certo (meritatissimo) seguito. L’artista, nel social presente su Linkedin, si descrive con le seguenti parole: Je m’appelle Flavien, je suis producteur, éditeur et chanteur basé sur Angers. Mon entreprise Artanos (l’etichetta) est spécialisée dans la production et l’édition musicale. L’impresa è dislocata a Angers, Loira, Francia. Ed eco il link utile a chi voglia godere un’oretta di musica nuova. Scandagliando ho trovato nell’offerta del Cavaliere Meccanico altri brani ispirati da una tensione simile a quella di Peteul. L’ansia di dire di sé dicendo i misteri del cosmo, il fascino dello spazio tempo, le distanze infinite. Peteul credo sia autore anche di un single intitolato Malta, ugualmente reperibile su Youtube.
La proposta è di 20 brani, di pura soavità, sogno leggero e viaggio continuo nelle misteriose vie dell’universo. Viaggio all’interno delle emozioni umane e viaggio tra le galassie, cercando sempre di compierlo guidati dalla tenerezza e dalle speranze.
Vi esorto a andare su youtube per goderlo. Vale la pena. Anche il tempo adoperato per scrivere queste brevi modeste note è valso la pena. Dell’autore non posso aggiungere nulla più di quanto detto. Posso, questo sì, fargli tanto di cappello, e ringraziarlo sentitamente.
Unico motivo di lamentela, l’inibizione dei commenti in calce alla raccolta. Il che impedisce di effettuare confronti tra le mie (spero anche nostre) prime sensazioni e quelle altrui. Purtroppo dell’album non sono riuscito a trovare altro. Siamo per il momento, vincolati all’ospitalità del Cavaliere Meccanico. Una limitazione che non intacca minimamente il fascino di ciò che è stato offerto.

Suonerie è una imprescindibile quanto impossibile occasione per far risuonare le note attraverso le parole. Sognando e tentando di attraversare la musica in tutte le sue variegate manifestazioni. Daniele Barbieri, Giovanni Carbone e Mauro Antonio Miglieruolo nel gran mare delle proposte sonore pescheranno spigole (cioè spigolature) mensili adatte a fornire un’idea di quel che si muove ed è subito fruibile da coloro che alle musiche si volgono per migliorare la qualità della vita. Il trio suggerisce solo dopo che quei suoni hanno acceso una qualche luce fra orecchie, cuore e mente.
A RISENTIRSI FRA UN MESE… CIRCA
Le altre puntate di Suonerie.

 



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Suonerie 22 con "Eve of I" del James Brandon Lewis Trio, "Live a Sant'anna di Stazzema" di Casa del Vento e "IX sinfonia di Beethoven" della Royal Flemish Philarmonic

Un piano B, anzi due – di Daniele Barbieri Pensate al jazz delle origini, se un po’ lo conoscete: impensabile senza Art Tatum o “Fats” Weller. Il piano trionfa: nel periodo d’oro con i tasti “neri” di Ellington, Bud Powell, Thelonious Monk e tanti altri ma anche con quelli “bianchi” di Brubeck o di Tristano....

In questa puntata “7 dances” di Colombo-Bartoli, “Over-Nite Sensation” di Frank Zappa e The Mothers of Invention e Arturo Benedetti Michelangeli.

Altri articoli di Cultura

Un appello della comunità artistica della capitale per la stesura di un Piano culturale pluriennale volta al rilancio di Roma attraverso la cultura.

“Per un atlante della memoria operaia” racconta l’operaio nel suo spazio umano, che si sviluppa anche al di fuori del suo conflitto con la fabbrica.

In questa puntata di "Mappe del nuovo mondo", “Pensa agli altri”, di Mahmoud Darwish e  “Poetessa araba della Resistenza” di Fadwa Tuqan.