Suonerie/25: Una leggenda che torna, L’infinito tour del Boss, direzioni al femminile

In questa puntata di Suonerie "Il cielo sarà ancora lì domani, il ritorno di Charles Lloyd", "È sempre il Boss", "Direttori d'orchestra donne (Beatrice Venezi)".

Daniele Barbieri I Giovanni Carbone I Mauro Antonio Miglieruolo

Ecco di cosa parliamo in questa puntata di Suonerie:

Il cielo sarà ancora lì domani, il ritorno di Charles Lloyd di Giovanni Carbone

Ad 86 anni (è nato il 15 marzo del 1938 a Memphis, Tennessee) Charles Lloyd ha ancora fiato per soffiare nel suo sax, nel suo flauto. Ne è passato di tempo da quando, appena un ragazzo, studia con leggende della musica jazz, del blues come Phineas Newborn, Howlin’ Wolf e BB King, o da quando, sul finire dei ’50, studia alla University of Southern California cominciando a suonare con gente del calibro di Ornette Coleman, Eric Dolphy, Charlie Haden, Billy Higgins e Gerald Wilson. Passa poco tempo perché divenga direttore musicale del Chico Hamilton Quintet e si unisca alla formazione di Cannonball Adderley. Nel 1965 fonda un quartetto con tre giovani musicisti, c’è un tale Keith Jarrett al piano,Cecil McBee al basso ed alla batteria Jack DeJohnette. L’album che sfornano si chiama «Dream Weaver», poi, nel 1967, è la volta di un disco epico «Forest Flower», che lo catapulta nell’olimpo dei grandi. Loyd non è tipo che si accontenta, esplora altre scene, collabora con Beach Boys, The Doors, Grateful Dead, apre concerti di Janis Joplin e Jimi Hendrix, collabora con il poeta beat per definizione Lawrence Ferlinghetti. Negli anni ’80 lancia il pianista francese Michel Petrucciani con cui incide «A Night In Copenhagen». Alla fine degli anni ’80 inizia a registrare per la ECM, incontrando artisti come John Abercrombie, Brad Mehldau, Geri Allen e Zakir Hussain, Billy Higgins, tanto per citarne alcuni. Una decina di anni fa torna alla Blu Note per altre incisioni, altre collaborazioni con musicisti come il pianista Gerald Clayton, il bassista Joe Sanders, il batterista Gerald Cleaver, suona con Sokratis Sinopoulos alla lyra e con il cimbalom di Miklós Lukács. Nel 2016 forma una band, «The Marvels» con Bill Frisell, Greg Leisz, Reuben Rogers, Eric Harland. Nel 2017, Lloyd ha pubblicato «Passin’ Thru» con il Los Angeles Times che scrive: «un artista con un obiettivo ancora saldamente fissato in avanti. Lloyd sembra come se avesse appena iniziato». Con The Marvels contamina il jazz con altri filoni della musica americana, il blues, il country, il rock, insieme alla cantautrice Lucinda Williams.

Oggi non gli piacciono come vanno le cose del mondo, vuole farlo sapere. Il modo migliore, quello che sa fare meglio, è tirar fuori un gran doppio album, «The Sky Will Still Be There Tomorrow», per la Blu Note Records. Mette insieme un quartetto con Jason Moran al piano, Larry Grenadier al basso, Brian Blade alla batteria. Il disco comincia ad essere concepito l’anno prima, quando mette in piedi il concerto per il suo ottantacinquesimo compleanno.

Lloyd è un virtuoso, un monumento del jazz, musicista e compositore straordinario, un artista con una sensibilità umana fuori dal comune. I suoi lavori sono perle del jazz. In questo disco ci sono le sue vecchie cose, reinventate, riscritte, come «The Ghost of Lady Day», «Defiant, Tender Warrior», «Booker’s Garden».

Cose nuove, come la title track, «The Water Is Rising», «Late Bloom», «The Ghost of Lady Day», «Sky Valley, Spirit of the Forest» e «When the Sun Comes Up, Darkness Is Gone».

I quattro musicisti eseguono la propria parte in modo assolutamente sorprendente, lasciano spazio ad emozioni e precisioni stilistiche, trasmettono la sensibilità necessaria per dar vita ad un disco che ha il proposito marcato di sostituire alla perdita progressiva d’umanità, al distacco verso l’incomprensibile deriva del mondo, la comprensione, la condivisione. Pare di vederlli suonare in un gioco di sguardi, talenti eccezionali che si esprimono con rigore ma anche con pulsioni intime percepibili. Il linguaggio del disco diventa il perfetto contraltare dell’odio, gli accordi sono parole altre rispetto al gergo consueto dell’oggi, quello della violenza, della stasi, dell’immobilismo. È un fiume di suggestioni piene, un viaggio verso la riscoperta dell’empatia, dell’ascolto, qualcosa che si contrappone vividamente alle asincronie dell’indifferenza, dell’ignavia, dell’annichilimento. Lloyd fa sue le esperienze di Coltrane, di Gillespie, Booker, Shorter. La sua è musica che racconta di una concezione del mondo, della vita, non è quella dei lustrini, dei palchi prestigiosi. È atto creativo che non si rassegna all’immobilismo, diventa analisi profonda di un intellettuale, il veicolo perfetto per raccontare un’altra prospettiva non più derogabile.

È sempre il Boss di Giovanni Carbone

In attesa del tour in giro per il mondo che lo porterà anche in Italia, per l’annunciato concerto dei primi di giugno a San Siro, Sony Music pubblica ad aprile «Best Of Bruce Springsteen» una raccolta di brani che abbracciano i 50 anni di carriera discografica del Boss, da «Greeting from Asbury Park», il suo disco d’esordio, a «Letter To You», l’ultimo in studio, del 2020. Il disco sarà disponibile sia fisicamente su 2 LP o 1 CD (18 tracce) sia nel formato digitale con 31 brani. Dentro c’è tutto quello che serve per ripercorrere una carriera pazzesca, dai brani degli esordi come «Growin’ Up» e «Rosalita (Come Out Tonight)», passando da «Dancing In The Dark» e «The Rising», da successi immortali e campioni di vendite come «Born To Run» e «Hungry Heart», sino alle uscite più recenti come «Hello Sunshine» e «Letter To You». Nella versione fisica le note sono di Erik Flannigan mentre la foto di copertina è stata scattata da Eric Meola durante le sessioni di registrazione di Born To Run. L’operazione è interessante poiché tutti insieme sullo stesso supporto questi pezzi non s’erano mai ascoltati. Una buona occasione per chi vuole un promemoria della produzione del Boss, ma anche semplicemente per chi vuole conoscere meglio le sue cose più vecchie, verificare come sia cambiata la sua musica in tutti questi anni. Con questa roba, più tutto il resto, Springsteen del resto ha portato a casa più di centoquarantamilioni di dischi venduti, una ventina di Grammy, un paio di Golden Globe, tanto per citare qualche riconoscimento tra i più rilevanti. Il disco, dunque, è un ottimo tributo al cantautore e chitarrista di Long Branch nel New Jersey, ma anche un perfetto viatico per il suo tour del 2024 che lo porterà in giro per il mondo. A 74 anni – è il caso di dirlo – suonati ancora con energia pura, ha aperto le danze con la prima data di Phoenix il 19 marzo scorso, ed andrà avanti sino alla fine di novembre. Con lui, manco a dirlo, i compagni di viaggio di sempre, quelli della E Street Band. E ci sono già un paio di suggestioni che ci ricordano come saranno i loro concerti, «uno dei più grandi spettacoli di sempre», scrivono quelli del Daily Telegraph, gli fanno eco i tipi di Billboard con è «il più grande spettacolo sulla terra». E allora buon viaggio Boss, a te, ai tuoi soci, a chi vorrà seguirti.

Direttori d’orchestra donne (Beatrice Venezi) di Mauro Antonio Miglieruolo

È di questo anno, anno fortunato, la scoperta della direzione d’orchestra al femminile. La vita è davveroun continuo di sorprese, nella quale le donne costituiscono la fonte migliore. Ovunque si collochino, introducono novità e suggerimenti che viaggiano tra l’inaspettato e l’inedito. Ammetto che trovo di grande interesse quel che fanno e come lo fanno. Sorprendente a esempio la scoperta di una direttrice d’orchestra la quale, oltre a gettarsi nell’agone della direzione (che a volte diventa tenzone), ambito faticoso, utilizza non le sole mani o le braccia per realizzare i suoi scopi musicali, ma l’intero corpo. Esprimendosi con mosse che quasi sanno di danza.

Qualcuno, sulla 7 (il forbitissimo, pacatissimo, moderatissimo Augias?) ha stigmatizzato questo modo di dirigere. Consigliando, en passant, all’artista di studiare e approfondire. Raccolgo l’invito e mi concedo la gioia di passarlo alla brava direttrice (Beatrice Venezi). Raccomandandole comunque di non smettere di esplorare vie nuove e mondi nuovi; ricerca necessaria in una realtà in cui la novità vera non è bene accetta, essendo spesso confusa con la rimasticatura del passato, travestito a malapena con nuovi orpelli. Resta la positività del consiglio di studiare, studiare e approfondire, consiglio sempre ben dato, mai abbastanza volte ripetuto. Viviamo nel mondo dell’aleatorio e del pressappoco. Lo studio, insieme alla fantasia, all’invenzione, al volo pindarico, mettendo in conto il pericolo di inciampare e cadere, è l’unico che ci possa difendere. Lo studio e l’approfondimento. Che è approfondimento delle relazioni tra le note, nonché tra la personalità del direttore e quelle vigili e severe dei professori che compongono l’orchestra; ma anzitutto approfondimento di sé stessa, delle proprie motivazioni e ambizioni e i buoni risultati a cui intende approdare. Quanto al suo essere umano sociale mi interessa poco che non appena apra bocca su questioni non direttamente musicali esprima mediocrità di pensiero e irriflessione. Non è un pensatore mi aspetto che manifesti. Non pensieri moderni. So dove trovarli. Mi aspetto invece sia un buon interprete e sappia e voglia trarre da sé idee che contribuiscano a allargare la cultura musicale esistente.

È inutile però che continui a parlare io. Lascio sia lei stessa a parlare indicando alcune delle direzioni, presenti su youtube, nelle quali si è estrinsecata. Le pochissime che mi è riuscito trovare.

Eccole:

Suonerie è un progetto di Daniele Barbieri, Giovanni Carbone, Mauro Antonio Miglieruolo



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