Suonerie / 8: Pejačević, Pink Floyd e Mussoni

In questa puntata: “Follow the Flow” – Mauro Mussoni Quintet / “Animals” – Pink Floyd / “Piano concerto Symphony” – Dora Pejačević

Daniele Barbieri I Giovanni Carbone I Mauro Antonio Miglieruolo

Una imprescindibile quanto impossibile occasione per far risuonare le note attraverso le parole. Sognando e tentando di attraversare la musica in tutte le sue variegate manifestazioni. Daniele Barbieri, Giovanni Carbone e Mauro Antonio Miglieruolo nel gran mare delle proposte sonore pescheranno spigole (cioè spigolature) mensili adatte a fornire un’idea di quel che si muove ed è subito fruibile da coloro che alle musiche si volgono per migliorare la qualità della vita. Il trio suggerisce solo dopo che quei suoni hanno acceso una qualche luce fra orecchie, cuore e mente.

«Follow the Flow»
di Daniele Barbieri
C’è chi fa lunghi viaggi proprio per quel concerto e chi ha la fortuna di avere la buona musica dal vivo sotto casa. L’auditorium, i festival, teatri e persino stadi o rassegne itineranti (come quelle organizzate da Paolo Fresu)… ma, da sempre, il buon jazz si ascolta anche in certi bar. E io che sono fortunello ho il Bar Giardini a 200 metri da dove abito, a Imola. Sono stati due giovani (Giacomo Galavotti e Giulia Mercuriali) un anno fa a volere farne un piccolo tempio del jazz: dentro il piccolo bar d’inverno o allargandosi all’aperto d’estate. A ritmo settimanale passano buoni artisti, a volte eccellenti. Ed è lì, dunque dal vivo, che a settembre ho scoperto il quintetto di Mauro Mussoni: lui al basso; Simone La Maida sax e flauti; Federico Pierantoni trombone; il saltellante Massimiliano Rocchetta al piano; Andrea Grillini percussioni. Un’esibizione che mi è parsa memorabile, così sono corso a comprare il cd: «Follow the Flow» – il secondo uscito a nome di Missoni (un terzo è in arrivo) – con qualche piccolo timore: si sa che a volte i musicisti dal vivo sprizzano fuoco e quando registrano si respira un magari elegante gelo. Non è questione solo tecnica, ovviamente. Il cd non mi ha deluso: stessa formazione più Davide Di Iorio (flauto) in un brano. Eguale il mio entusiasmo. Un album che, come nelle migliori abitudini del jazz, non si stacca dalle radici ma pesca linfa ovunque: segui il flusso appunto ma senza annegarci dentro. Le 9 composizioni sono tutte di Mussoni con «Latina» in versione sia fast che slow.

È pubblicato da WoW Records ma se faticate a trovarlo (purtroppo capita con le etichette minori, anche quelle di qualità) potete acquistarlo sul sito ufficiale del contrabbassista, www.mauromussoni.com dove trovate assaggi, belle immagini e notizie (ma perché solo in inglese?).

Il mio storico amico-nemico Severo De Pignolis – che sempre mi accompagna ai concerti – di fronte al mio entusiasmo per il quintetto obiettò: «Bello sì, perrrrrò niente di rivoluzionario». Gli replicò il mio amico-amico Horny To Rinko: «Di invenzioni sonore che veramente squassano la storia io ne conto 7-8, il resto si divide in bella o brutta musica; questa è bella». Vi par poco?

Già che ci sono vi segnalo che nel numero di “Musica Jazz” in edicola il cd recupera gli esordi del grande (scusate: grandissimo) Eric Doplhy. E aggiungo – ma solo per fanatici e fanatiche – che il francese “Jazz Magazine” di settembre ha 40 pagine dedicate alle storiche improvvisazioni: se 500 assoli vi sembran pochi potete scrivere alla rivista (redaction@jazzmagazine.com) e indicarne altri… Non so se sia possibile piratare in rete il testo ma credo comunque che sarebbe un (veniale?) reato, dunque come non detto. Se però leggete il francese abbonatevi o comprate questo numero particolarissimo.

Ah, se passate da Imola al Bar Giardini, anche quando non c’è musica dal vivo, vi dò tre motivi per fare una sosta: la colonna sonora di qualità in sottofondo; per chi non è astemio i cocktail che si chiamano Mingus, Mulligan, Max Roach… e la toilette. Voi potreste obiettare: “beh, i servizi igienici sono obbligatori ovunque” ed è vero ma un bagno e antibagno con foto jazz piazzate così secondo me è quasi unico nelle galassie sin qui esplorate.

Ancora «Animals»
di Giovanni Carbone
L’hanno montato e riassemblato pezzo per pezzo «Animals» dei Pink Floyd, che ha visto nuova luce il 16 settembre. Il perfetto restyling si attendeva già del 2018 ma era frenato dalle diatribe tra David Gilmour e Roger Waters. Disponibile in una varietà completa di formati cd, dvd, Blu-Ray e per gli appassionati più autentici anche vinile, consentirà il riascolto del decimo disco della band inglese in un’imperdibile qualità audio surround 5.1. I vari supporti saranno acquistabili anche in una versione limitata che li raccoglie tutti in unica confezione. L’immagine di copertina richiama il disco originale con l’iconica fotografia di Storm Thorgerson, ideata dallo stesso Waters, delle ciminiere della centrale elettrica a carbone londinese di Battersea Power Station, sorvolate dal gigantesco maiale gonfiabile ribattezzato Algie, che volteggerà per aria anche durante molti concerti della band. L’album si può definire un concept poiché mette sotto i riflettori le condizioni delle classi sociali nella Gran Bretagna degli anni ‘70, con inequivocabili riferimenti alla “Fattoria degli animali” di George Orwell. Distante dalle sontuose ed eterne atmosfere di «The Dark Side of the Moon», come dalle suggestioni più intimiste e sinfoniche di «Wish You Were Here», fu accolto in modo contrastante dalla critica mentre il pubblico lo premiò con notevole successo. Il carattere cupo ne fa album di svolta, anticipatore della poetica più visionaria di Roger Waters che qui, più che nelle produzioni precedenti, pare prendere le redini del gruppo per condurlo sino al dirompente «The Wall» con le sue derive quasi psicanalitiche. Per questo l’album diventa terreno di scontro fra i quattro del gruppo e a farne le spese per primo sarà il tastierista Richard Wright che poco dopo lascerà la band, limitandosi, per volontà dello stesso Waters, a un ruolo di turnista in «The Wall».

Il disco si apre con la breve e struggente Pigs on the Wing, interamente cantata e suonata da Waters che l’aveva dedicata alla moglie. È poi la volta di Dogs di circa 17 minuti in cui Gilmour si riprende i suoi spazi con una performance canora che certamente rimarrà fra le sue migliori, ma anche con la chitarra, quella acustica che apre il brano e quella elettrica che si fa largo tra gli affreschi sonori delle tastiere di Wright, in qualche modo rievocando fasti da produzioni precedenti. Il brano è la narrazione esatta delle perversioni degli arrampicatori sociali nell’Inghilterra di quegli anni, i cani, appunto – si sentiranno abbaiare qui e là durante l’ascolto – pronti a tutto pur di raggiungere i propri scopi, ma vittime delle loro stesse azioni.

È poi la volta di Pigs, i maiali, quella parte di società che anela solo a ingrassarsi a dismisura sugli altri. Da un punto di vista musicale è interessante il dialogo a più riprese fra il basso di Waters e le tastiere di Wright su cui si inseriscono gli assoli di Gilmour, talora distorti ad apparire grugniti di maiali.

Sheep si apre con il belato delle pecore, anelli deboli e manipolabili della società che necessitano di un leader forte – dispotico, se occorre – per sentirsi liberati dalle proprie inquietudini. Il pezzo (che contiene anche il recitato, attraverso un vocoder, del Salmo 23 di Davide dall’AnticoTestamento) è in gran parte strumentale.

A chiudere il disco c’è Pigs on the Wing, Pt. 2, praticamente uguale al brano che lo apre, se non per il testo che focalizza ancora di più il rapporto inscindibile fra Waters e la moglie.

Il ritorno tanto atteso quanto sperato di un album fra i più osannati e, per certi aspetti, snobbati della storia dei Pink Floyd.

Riscoprire Dora
di Mauro Antonio Miglieruolo
Chandos ha reso disponibile «Piano concerto Symphony» della compositrice croata Marie Paulina Sophie von Lumbe, nota come Dora Pejačević (Budapest, 10 settembre 1885-Monaco di Baviera, 5 marzo 1923). Il supporto contiene il «Concerto per piano e orchestra Op. 3«» in G minor (sol minore) del 1913 e la «Sinfonia Op. 41» in F sharp minor (fa diesis minore). Al piano Peter Donohoe. Esegue la BBC Symphony Orchestra diretta da Sakari Oramo.

Non conoscendo bene l’autrice, che però sembra essere fra le più brillanti menti artistiche del Novecento, mi sono sobbarcato l’onere di esaminarne le opere e su internet ho reperito una versione della «Sinfonia Op. 41» eseguita sotto la direzione di Ari Rasilainen. Ne riporto il link:

 

Non sono gran che interessato alla musica del Novecento, salvo per alcuni autori – Perosi, Orff, Strawinsky, Prokoviev, Penderecki, Glass, Nielsen e pochi altri – ma l’ascolto di questa sinfonia ha destato il mio interesse, inducendomi a cercare altre composizioni della Pejačević.

Molto convincente il «Concerto per Piano op. 33» nel quale l’espressività realizza effetti di tranquilla aspettativa, sicuri che ci condurrà al giusto approdo.

Considerata un’erede della grande scuola tedesca, Pejačević è la prima compositrice della Croazia. E fra le prime di una nuova presenza femminile nella musica classica fino a quell’epoca limitata al campo dell’esecuzione. Alcuni nomi, spigolando: Florence Price, Lucia Garuta, Lera Auerbach, Alla Pavlova nonché la promettente Silvia Colasanti. Mentre oggi si cominciano a vedere donne anche sul podio.

Con le parole che seguono la presenta il blog «Diesis&Bemolle»:

… Nel 1897, all’età di 12 anni, Dora Pejačević presenta le sue prime opere per pianoforte ed inizia a comporre Lieder e musica da camera. Raggiunto nei primi anni del ‘900 un ottimo livello di preparazione musicale, si dedica anche a forme più grandi e complesse. Ricordiamo come particolarmente interessanti: gli “Studi fantastici” per pianoforte, del 1903, un’”Ave Maria” per voce, violino e organo, sempre del 1903, e il Trio in do maggiore per violino, violoncello e pianoforte, del 1910. Estremamente significativo è il Concerto per pianoforte e orchestra in sol minore op.33, il primo del genere nella storia musicale croata.

[…] La sua produzione musicale comprende 58 composizioni, tra opere per orchestra, voce e strumenti, musica da camera e pianoforte; la maggior parte sono inedite. Nelle opere della maturità si può avvertire l’acceso entusiasmo nei confronti della musica di Wagner; la Sinfonia in fa diesis minore opera 41, per grande orchestra, è ritenuta dai critici il suo miglior lavoro.

La storia della sua vita è stata raccontata nel film biografico «Countess Dora» (1993), diretto da Zvonimir Berković e interpretato da Alma Prica e Rade Šerbedžija.

A risentirsi fra un mese… circa



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“In the Spirit of Ntu” di Nduduzo Makhathini / “I’m Feeling The Love” di The Woodgies / “Vivo” di Andrea Laszlo De Simone

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