La Superlega di calcio e l’inutilità dei quotidiani cartacei (se pensati così)

L'intervista di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, pubblicata sulle prime pagine di Repubblica e Corriere dello Sport dimostra come i siti internet, per i giornali italiani, siano "serie b". E che un direttore pubblica solo sul cartaceo. E allora, prendiamoli in giro (Agnelli e i giornali): è giusto così.

Daniele Nalbone

La Superlega del calcio europeo è finita così come sono finiti i quotidiani cartacei pensati per come sono pensati da editori e direttori. Ore 23 del 20 aprile. Il Corriere dello Sport, su Facebook, annuncia: “Per la prima volta il numero uno bianconero (Andrea Agnelli, ndr) ha raccontato (al direttore Ivan Zazzaroni, ndr) i segreti e le difficoltà del progetto. Un’intervista tutta da leggere oggi 21 aprile in edicola sul nostro giornale!”. Titolo del post: “Agnelli svela i segreti della Superlega”.

Ore 1.50 del 21 aprile. Neanche due ore dopo, sul sito della Superlega, appare una nota ufficiale che comunica: “Date le circostanze attuali (il ritiro delle squadre inglesi dalle 12 fondatrici, ndr), riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto”. Risultato: la Superlega, la competizione di calcio europeo con 12 partecipanti fissi per meriti economici e non sportivi che avrebbe dovuto sostituire l’attuale Champions League, è sospesa. Notizia che era nell’aria dal primo pomeriggio, quando i tifosi del Chelsea hanno letteralmente preso d’assalto lo stadio della propria squadra per protestare contro la nuova competizione. Perché era chiaro fin dall’inizio che il ritiro di una squadra avrebbe innescato un rapido effetto domino di defezioni.

E così, Repubblica – giornale della stessa famiglia che possiede la Juventus – è costretta a specificare che l’intervista del direttore Maurizio Molinari ad Andrea Agnelli (due interviste esclusive su due giornali diversi, nello stesso giorno, sono da considerare esclusive?) è stata fatta prima dell’assemblea che ha certificato la fine – o lo stop, lo capiremo – alla competizione.

Ma se un sommario, in fretta e furia, si può cambiare, sul testo di un’intervista è difficile intervenire. E così, all’interno, si leggono due risposte di Andrea Agnelli – che riportiamo testuali – che saranno alla base delle battute ironiche di oggi: “Fra i nostri club c’è un patto di sangue, andiamo avanti” alla domanda “Il progetto rischia di affondare?” e “Sì, ha il cento per cento di possibilità di successo” alla domanda “Ritiene che il progetto possa ancora avere successo?”.

Siamo sicuri che tra gli appassionati di calcio (non juventini), ci sarà un boom di vendite dei due giornali. Effettivamente, per un tifoso delle altre squadre non della famiglia Agnelli, Repubblica e Corriere dello Sport del 21 aprile 2021 saranno pezzi da collezionare. Ma queste due interviste, urlate in prima pagina, certificano – se ancora ce ne fosse bisogno – l’inutilità dei quotidiani cartacei se pensati come lo sono oggi.

Perché, in Italia, i siti dei quotidiani sono ancora considerati – per restare in termini calcistici – prodotto editoriale di serie b, da riempire minuto dopo minuto e, no, un’intervista del direttore al presidente della Juventus non può certo andare a mischiarsi alle notizie e, soprattutto, alle non notizie del giorno che appaiono su Facebook, Twitter, Instagram. Il direttore non può intervistare il vertice della squadra della famiglia Agnelli e far uscire quell’intervista sull’homepage tra un video di Al Bano al Covid Hospital di Bari che offre una bottiglia di vino a un paziente (Repubblica.it) e quello di Diletta Leotta che riceve il tapiro d’oro da Striscia la notizia per la rottura del suo fidanzamento (Corriere dello Sport).

L’intervista di un direttore al presidente della Juventus DEVE andare sulla prima pagina del quotidiano cartaceo del giorno dopo. Questione di prestigio, questione di immagine, questione di “io scrivo solo per il cartaceo”, “io sul sito non pubblico”, “sul sito fate scrivere i giovani alle prime armi”, frasi che tante volte ho sentito ripetere nelle redazioni in cui ho lavorato in passato.

Un autogol (di nuovo, gergo calcistico) clamoroso, quello del giornalismo italiano, che si sarebbe potuto evitare facilmente: immaginate quale eco avrebbe avuto un’intervista – non esclusiva, precisiamo di nuovo – pubblicata su un sito internet nel primo pomeriggio nel giorno in cui si stava per sancire la fine della Superlega. L’avrebbero ripresa tutti i giornali del mondo (sì, del mondo), sarebbe stata tradotta in decine di lingue, letta da milioni (sì, milioni) di persone. E invece, ora, è soltanto qualcosa da pagare per prendere in giro i tifosi della Juve.

AGGIORNAMENTO ORE 11.30 DEL 21 APRILE

Interpellato dalla Reuters, alla domanda se il progetto potrebbe ancora prendere vita, Agnelli ha risposto: “Per essere franco e onesto no, evidentemente non è il caso”. Titoli di coda.

[Andrea Agnelli, foto Twitter Juventus]

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