SuperPass come SuperMario

Il SuperPass era davvero necessario? Sembra una misura politica mascherata da misura sanitaria, non dettata da serie norme scientifiche.

Michele Martelli

Il SuperPass era davvero necessario? Innanzitutto, come il Greenpass «ordinario», sembra una misura politica mascherata da misura sanitaria, di repressione non di persuasione. Il nuovo decreto-legge sul Covid prevede, come il suo predecessore, un’ampia «campagna di informazione, formazione e sensibilizzazione» dell’opinione pubblica, «nei limiti delle risorse di bilancio» (Art. 8). E allora delle due l’una: o i limiti di bilancio sono troppo stretti, ma non capisco perché non siano stati allargati, dato che la lotta alla pandemia è l’obiettivo primario del governo; o siamo alle promesse di Pinocchio, dato che il Greenpass non è stato oggetto di alcuna campagna governativa di informazione e formazione, mentre sulla grande stampa e sui principali tg e talk-show si leggeva, vedeva e sentiva di tutto e del suo contrario. Da ciò il dilagare di ignoranza, disinformazione e notizie se non false, sicuramente incerte, confusionarie e contraddittorie. Eppure SuperMario sa bene che, se non si argina efficacemente il contagio virale, il paese va in tilt, il Pnrr si riduce a un aborto, e l’economia e finanza a lui tanto care rischiano di franare.

Che non sia una misura dettata da serie norme scientifiche, lo si deduce facilmente dalle stesse disposizioni del nuovo decreto: il SuperPass, valido 9 mesi, che si ottiene con la terza dose, è previsto per «ingresso a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche»; il «pass di base», di validità 72 o 48 ore, che si ottiene con i tamponi, è obbligatorio invece per «treni regionali e interregionali, trasporto pubblico locale, alberghi e spogliatoi per l’attività sportiva» (Artt. 4-5). Ora, qual è il criterio medico-sanitario di tale differenziazione? Forse che sui treni, tram e autobus ci si contagia di meno, si è meno insardinati che negli stadi e nelle discoteche? No, altri sono i motivi: 1) favorire l’attività produttiva e lavorativa, esaudendo le richieste confindustriali, e facilitare la stagione sciistica e il consumismo natalizio; 2) costringere con regole più dure le frange meno ribelliste dei Novax a vaccinarsi: col nuovo decreto infatti ai non vaccinati è di fatto vietato l’accesso alle attività ricreative.

Se fossero stati effettuati davvero i controlli nei luoghi pubblici, ribadite le misure di sicurezza (mascherine, distanziamento fisico e igiene) e anticipata di qualche mese la terza dose, come dicono alcuni virologi, il primo pass forse poteva bastare. Ma a SuperMario no, non bastava, aveva bisogno di più. Ed ecco il SuperPass. Che però, purtroppo, molto probabilmente produrrà i SuperNovax. Ci sarà una moltiplicazione e recrudescenza di manifestazioni, cortei e comizi, anche non autorizzati e violenti, dei Novax nelle principali città d’Italia? Quello che per ora si può sperare è che i pochi gruppi di Novax ideologizzati e organizzati, che strumentalizzano paure, ignoranza e pregiudizi degli altri, non seguano, soggettivamente o oggettivamente, la via dell’eversione, come nel caso della manifestazione romana del 9 ottobre, in cui ha di fatto preso il comando FN che, oltre all’attacco neosquadrista alla Cgil, aveva progettato un assalto trumpista a Montecitorio e Palazzo Chigi. O come nel caso dello sciopero anti-pass indetto pochi giorni dopo dal comitato dei portuali di Trieste, che mirava al blocco e paralisi dei principali porti d’Italia, e quindi dell’intero paese, favorendo di fatto anche questa volta progetti eversivi di estrema destra.

 

(Credit Image: © Alberto Lingria/Xinhua via ZUMA Press)



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