Tema della maturità: scrivere insegna a pensare

Mauro Barberis

Sono anch’io a favore della reintroduzione del tema alla maturità, ma con argomenti un po’ diversi da quelli di molti miei colleghi. I docenti universitari, in particolare, spesso non fanno neppure loro gli scritti che raccomandano agli altri, bensì solo quel surrogato che sono i test, più facili e veloci da far correggere a collaboratori precari o improvvisati. Personalmente faccio solo esami orali, naturalmente in presenza, salvo emergenze, un po’ perché mi piace guardare la gente in faccia, ma soprattutto perché ho sperimentato i test in passato, e mi sono convinto di quanto segue. Gli studenti italiani, almeno a Trieste, fanno scuole infinitamente superiori rispetto agli Erasmus stranieri, eppure non sanno più scrivere e, ancora agli esami da avvocato, fanno errori d’ortografia inconcepibili solo vent’anni fa.

Qui c’entrano evidentemente i social, ma i miei colleghi di ogni ordine e grado fanno male a demonizzarli, spesso ignorandone il funzionamento. È verissimo, come diceva Roberto Calasso, che cellulari e social uccidono il pensiero, sostituendolo con barzellette da caserma e gare di rutti. Il punto è, però, che un altro uso dei social è possibile, e che comunque quello è il mondo nel quale vivranno i nostri allievi. Sicché sarebbe meglio, intanto, fornire loro uno straccio di educazione digitale, e poi migliorare la nostra stessa comunicazione come docenti. Se gli studenti si disinteressano a quanto diciamo, infatti, la colpa non è né loro né dei media, ma nostra.

Tornando al tema della maturità, le ragioni del mio favore sono due, forse addirittura tre. La prima è che io stesso non sono mai veramente sicuro di quanto penso sinché non l’ho messo per iscritto. Invidio chi, invece, ha sempre le idee chiare, sicché la scrittura, per loro, si riduce a metterle su carta, o su video. Sospetto sempre che chi ha le idee troppo chiare, in realtà, abbia solo ferree convinzioni, accumulatesi nel tempo e ripetute a oltranza perché suonano bene. Ad esempio: ovunque, non solo sui social, si avverte uno scetticismo cosmico sull’informazione ufficiale o giornalistica, specie sul Covid, scetticismo motivato solo da conformismo o analfabetismo. L’unica certezza rimasta, insomma, pare il sospetto generalizzato sulle idee altrui.

La seconda ragione per cui sono favorevole al tema, ma anche ai semplici riassunti scritti, è che mentre sui social, nei bar, e anche negli spogliatoi del calcetto, verba volant, sulla carta, e persino sul video, scripta manent. In altri termini, quando uno mette le cose per iscritto si assume la responsabilità di quanto dice, magari fornisce ragioni, si espone persino alla critica. Ora, capisco che pensare troppo fa male, produce mal di testa o addirittura depressione. Eppure, ci risparmieremmo tanti grattacapi se fossimo costretti a mettere per iscritto le idiozie che diciamo ad alta voce, gettando nella costernazione interi scompartimenti del treno, e facendo fregare le mani alla Finanza che ci intercetta.

Dopotutto ci sarà una ragione – la terza e ultima a favore del ritorno del tema alla Maturità – se la Storia, con la maiuscola, inizia con la scrittura. Certo, Platone la pensava diversamente ma, a parte che ha detto tante fesserie pure lui, non sapremmo nemmeno chi era se non fosse per i manoscritti medievali. Se invece della scrittura, faccio per dire, avessimo avuto i social – che qui demonizzo anch’io, giusto per compiacere i miei colleghi più codini – forse non avremmo ancora messo il naso fuori dalla nostra buona vecchia caverna.

 

(credit foto ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)



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