Teresa Mattei, dall’antifascismo militante alla lotta per i diritti delle donne e dell’infanzia

In occasione della Festa della Repubblica ricordiamo Teresa Mattei, una delle donne che alla Repubblica italiana hanno dato vita. Staffetta partigiana, membro dei Gap, è stata appena venticinquenne una delle 21 madri dell’Assemblea Costituente, la più giovane. Battutasi per i diritti delle donne e in seguito per quelli dell’infanzia, nonostante la portata simbolica della sua intuizione va quindi ricordata non solo per aver suggerito la mimosa quale simbolo dell’8 marzo.

Daniela Tani

In occasione della 78esima festa della Repubblica, nata dal primo referendum a suffragio universale il 2 giugno 1946, pare doveroso ricordare Teresa Mattei,* una delle 21 madri dell’Assemblea Costituente, venticinquenne, la più giovane.
Staffetta partigiana con il nome di Chicchi, era stata educata all’antifascismo dal padre avvocato, perseguitato dal fascismo; già al Liceo Michelangelo di Firenze fu espulsa dallo stesso e da tutte le scuole del Regno perché, dopo aver ascoltato in classe l’intervento del professor Santarelli, inviato nelle scuole a far propaganda razzista, si alzò in piedi e disse: “Io esco perché non posso assistere a queste vergogne”.
Quando aveva sedici anni fu mandata a Nizza dal padre per portare ai fratelli Rosselli un contributo in denaro degli amici fiorentini. Definita dai compagni “ardita come un uomo” dopo la morte del fratello (suicida in carcere per non tradire sotto tortura), a Perugia fu imprigionata dai nazisti e subì le violenze che solo gli uomini sono capaci di perpetrare su una donna. Una delle sue frasi più famose riportata in diverse sue testimonianze era: “Aver paura non significava non aver il coraggio di superarla”.
Candidata per il Pci all’Assemblea Costituente, nella quale aveva il ruolo di segretaria dell’ufficio di presidenza, durante il dibattimento all’articolo articolo 3 basato sul tema fondamentale dell’uguaglianza, Teresa Mattei riuscì a far introdurre al secondo comma l’espressione “di fatto”: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.
Per quanto riguardava l’accesso delle donne a tutti gli impieghi, intorno all’approvazione dell’articolo 51, dopo un acceso dibattito, la formula “conformemente alle loro attitudini” venne eliminata grazie a lei e ad altre compagne del suo partito, venendo sostituita con: “secondo i requisiti stabiliti dalla legge”.
A proposito delle elezioni amministrative del marzo 1946, in una intervista al Tirreno del 7 marzo 2006 disse: “Di quella domenica in cui le donne poterono esprimere per la prima volta il voto non ricordo molto, rammento solo una grande emozione, avevamo lottato per avere il diritto di votare: c’era entusiasmo e partecipazione e c’erano state, all’epoca, pressioni per indirizzare il voto femminile: nelle case venivano fatti passare i facsimili delle schede”.
Negli anni che seguirono, Teresa vide ben presto cadere l’illusione di una parità di genere: ancora nella stessa intervista affermò: “Le donne in guerra avevano guidato i treni, fatto le postine. Finita la guerra furono rimandate a casa”.
Aveva sollevato uno scandalo nel suo stesso partito perché, incinta di Bruno Sanguinetti, già sposato, quando Togliatti le aveva chiesto di abortire, lei si era rifiutata dicendo: “Le ragazze madri in Parlamento non sono rappresentate, dunque le rappresento io”.
La “maledetta anarchica” (come la chiamava Togliatti) non accettò passivamente l’imposizione del voto a favore dell’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione (art. 7); per questo rifiutò di candidarsi alle elezioni del 18 aprile 1948. Nel 1955, dopo aver manifestato aperto dissenso per le degenerazioni dello stalinismo, venne espulsa dal Partito Comunista.
Per diversi anni dirigente nazionale dell’Udi (Unione Donne Italiane), negli anni sessanta fondò a Milano un centro studi per la progettazione di servizi per l’infanzia. Insieme a Bruno Munari e Marcello Piccardo dette vita alla Cooperativa di Monte Olimpino, per una ricerca cinematografica al cui centro primeggiassero i bambini.
Trasferitasi sulle colline pisane, si impegnò in progetti che mettevano insieme cinema e scuola, attività visuali, ampie idee di comunicazione culturale che portò avanti per diversi anni con alcune scuole elementari della Valdera. Nel 1997 insieme al figlio Rocco diede vita al progetto Radio Bambina con lo slogan: “Dall’immagine all’immaginazione, dalla parola al pensiero”. I programmi radiofonici, aventi come protagonisti i bambini, iniziarono ad essere trasmessi sulle modulazioni di frequenza di alcune radio locali e andarono avanti per diversi anni.
Per questi motivi oggi ci preme rievocare Teresa Mattei, una donna coraggiosa e battagliera fino alla sua morte, avvenuta il 12 marzo 2013. Poiché la sua figura, come spesso succede sulla stampa, non va ricordata solo come “quella della mimosa” dal momento era stata lei a suggerire a Luigi Longo la mimosa, il fiore povero che si poteva trovare ovunque, come simbolo per ripristinare la giornata dedicata alle donne abolita dal fascismo.

*Nda: per le ricerche sulla vita di Teresa Mattei mi sono avvalsa dell’unica biografia precisa e dettagliata, contenuta nella tesi di Laurea di Patrizia Pacini: “Una donna nella storia: Dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia”, pubblicata dal Consiglio Regionale della Toscana Commissione regionale pari opportunità, che ho trovato presso la biblioteca di Reggello (FI)

CREDITI FOTO: dati.camera.it|Wikimedia Commons



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