“Them”, una serie tv horror per raccontare l’orrore del razzismo

L’orrore e la violenza del razzismo nell’America di metà Novecento nella serie-tv “Them”. Da vedere per più di un motivo.

Ingrid Colanicchia

La storia è semplice. Stati Uniti, anni Cinquanta: la famiglia Emory (padre, madre e due figlie) fa armi e bagagli e dal North Carolina si trasferisce in un sobborgo di Los Angeles nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita e di dimenticare un evento sconvolgente e drammatico. Il “male” però la segue fin lì, con le ovvie conseguenze che un film horror può offrire al pubblico.

L’orrore però, nella serie-tv Them, creata da Little Marvin e disponibile su Amazon Prime Video, non è tanto generato dagli elementi soprannaturali (che pure accrescono l’inquietudine dello spettatore) bensì da elementi del tutto umani e nella fattispecie dal razzismo dei vicini di casa che intendono preservare la “purezza bianca” del quartiere in cui la famiglia Emory si trasferisce. A qualsiasi costo.

La bravura degli attori, la regia mai banale, l’uso di una musica che stride con le immagini di violenza creando un contrasto che colpisce nel segno, fanno della serie un ottimo prodotto, che cattura lo spettatore. Them non è però solo un prodotto ben confezionato, il che già non sarebbe poco: ha almeno un altro paio di punti di forza, per cui se ne consiglia caldamente la visione.

Innanzitutto mostra come un genere spesso considerato di serie b – l’horror, appunto – possa invece prestarsi alla narrazione di qualsiasi tipo di storia, travalicando i recinti entro i quali è stato sempre confinato: come per tutti gli altri “generi”, ci sono semplicemente film e serie-tv fatte bene e film e serie-tv fatte male. E Them è fatta bene.

In secondo luogo, ma ben più importante, Them racconta una pagina di storia americana che non verrà mai raccontata abbastanza: quella del razzismo bianco della società americana, istituzionalizzato o individualmente interiorizzato che sia. E ne racconta un aspetto in particolare: le clausole razziali che vietavano la vendita o l’affitto di una casa (o di un terreno) a persone non caucasiche. Originate da accordi stipulati tra gruppi di proprietari e/o operatori immobiliari, le clausole furono dichiarate prima inapplicabili, per violazione del XIV emendamento, con la sentenza della Corte Suprema Shelley v. Kraemer del 1948, e poi illegali con il Fair Housing Act del 1968.

Them, ambientata nel 1953, mette in scena proprio il clima di quegli anni. Impossibilitati a far valere le vie legali, i vicini della famiglia Emory le tentano tutte per farli sloggiare da quel piccolo quartiere di case pastello, in un crescendo di tensione che non avrebbe bisogno di nessun elemento soprannaturale o effetto speciale. A far tremare le vene e i polsi basta la spietata determinazione con cui vediamo la “candida” vicina di casa Betty Wendell farsi carico della missione.

E la realtà di quegli anni non era poi tanto diversa: nella sua Autobiografia di una rivoluzionaria, per esempio, Angela Davis racconta che il quartiere di Birmingham (Alabama) in cui trascorse la propria infanzia era noto come la “Collina della dinamite”. Alla luce di quanto detto fin qui penso non ci sia bisogno di spiegare il perché…

Tutto risolto con il Fair Housing Act del 1968 dunque?

Nient’affatto. Quei modelli di segregazione residenziale persistono ancora oggi e, dato che le barriere alla mobilità spaziale sono spesso e volentieri barriere alla mobilità sociale, essi sono anche alla base delle disparità razziali contemporanee. Per farla breve, negli Stati Uniti (e non solo negli Stati Uniti) il luogo in cui si vive determina l’accesso alle risorse. E dunque al futuro.

Ben venga quindi una serie-tv come Them, che ci intrattiene facendoci saltare sul divano dalla paura. Paura di un passato che è lungi dall’essere sepolto.

 

Per approfondire

Catherine Silva, “Racial Restrictive Covenants History”, Civil Rights and Labor History Consortium, University of Washington.

“What are Covenants?”, University of Minnesota.

Keeanga-Yamahtta Taylor, “Against Black Homeownership”, The Boston Review, 18 novembre 2019.

Margery Austin Turner, Solomon Greene, “Causes and Consequences of Separate and Unequal Neighborhoods”, Urban Institute.

Elizabeth Oltmans Ananat, “The Wrong Side(s) of the Tracks Estimating the Causal Effects of Racial Segregation on City Outcomes”, National Bureau Of Economic Research, Working Paper 13343, agosto 2007.

Douglas S.Massey, “Residential Segregation and Neighborhood Conditions in U.S. Metropolitan Areas”, in America Becoming: Racial Trends and Their Consequences, volume I, 2001, National Research Council.

“U.S. cities segregated not just by where people live, but where they travel daily”, Brown University, 11 febbraio 2021.



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