Topolino, intervista allo sceneggiatore Marco Bosco

Le storie di "Topolino" appassionano da decenni il pubblico dei più piccoli e non solo. Ma come nascono queste storie? Qual è il loro segreto? E cosa rende Topolino e il resto della banda Disney così amati e popolari in tutto il mondo? A fornirci uno spaccato interessante sul fenomeno sono il parere e l'esperienza di chi quelle storie le scrive.

Roberto Rosano

Marco Bosco vive con l’amata Viola in una casina silenziosa e un po’ appartata, nelle campagne di Asti. Nella sua soffitta-studio, stracolma di fumetti e di bozze, immagina e sceneggia le avventure di Topolino, il settimanale che da più di settant’anni offre gioia, conoscenza e sogni a molti di noi.

Cosa si prova a scegliere ogni giorno le parole del personaggio di fantasia più popolare della storia?
Si provano diverse emozioni.  Per me è prima di tutto un divertimento, perché scrivere fumetti è il lavoro che in fondo avevo sempre sognato. Poi c’è la soddisfazione di creare qualcosa per gli altri, di regalare al lettore un momento di svago e spensieratezza. E c’è anche un pizzico d’orgoglio, perché parliamo di un personaggio che è davvero un’icona della nostra epoca.

 Come si diventa sceneggiatori di Topolino?
Esiste senz’altro una condizione di base, che accomuna tutti quelli che fanno questo mestiere: aver letto, da bambini e da ragazzi, tanti (ma tanti!) fumetti. Poi diciamo che ognuno arriva alla meta seguendo la sua strada. Nel mio caso, e parliamo di ventisette anni fa, è stata la necessità di arrotondare la borsa di studio del post-dottorato di ricerca all’università. Ero venuto a sapere che la redazione di Topolino cercava nuovi collaboratori, mi sono proposto e sono stato accettato. Poi, pian piano, quello che doveva essere un secondo lavoro è diventato il… primo. Così, ho mollato la carriera universitaria e mi sono dato al fumetto a tempo pieno.

Ci racconta le sue abitudini di scrittura?
Il lavoro si divide in due fasi: soggetto e sceneggiatura. Nella prima, che è poi l’invenzione della storia, non seguo una routine prefissata: trovata l’idea, penso a come sviluppare la trama e questo posso farlo seduto alla scrivania, ma anche facendo la spesa o pedalando in bicicletta. Di solito in questa fase dedico alla scrittura non più di due-tre ore al giorno. Nella seconda, invece, dove tutto è stabilito (e approvato dalla redazione) e si tratta di stendere la storia vignetta per vignetta, scrivo dalle nove all’una e dalle tre alle sette di sera, con qualche pausa di quindici-venti minuti per riprendere fiato.

Come si costruisce una storia?
Ogni storia nasce da un’idea e trovarla è sempre la parte più difficile. Una volta individuata, ci si costruisce sopra una trama, con un inizio (dove si presenta il protagonista e s’introduce ciò che succederà), un centro (dove al protagonista capitano varie peripezie) e un finale (dove il protagonista raggiunge o no il suo obiettivo), spesso accompagnato da un codino (ossia, una piccola sorpresa aggiuntiva). Su questa struttura di base, che qui ho sintetizzato al massimo, si costruiscono tutte le storie, dalle più semplici alle più lunghe e articolate.

Sono ancora molti i lettori di Topolino?
Per fortuna, sì. La nostra forza è che tanti lettori bambini, una volta diventati grandi, trasmettono questa passione ai loro figli e la lettura del Topolino diventa una tradizione di famiglia. Certo, le tirature di oggi sono imparagonabili a quelle di quarant’anni fa (quando si arrivò a toccare addirittura il milione di copie settimanali), gareggiamo nell’intrattenimento con concorrenti agguerritissimi (Internet, videogame, serie TV…) e sempre più spesso è una lotta impari. Ma teniamo duro e i risultati, tutto sommato, continuano a premiarci.

Sono ancora i bambini a leggerlo?
I bambini in età scolare, dai sette ai dieci anni, restano il nostro target e la rivista è pensata e confezionata per loro. Ma da parecchi anni, ormai, la maggior parte dei nostri lettori è costituita da adulti. Da qui la necessità di proporre storie capaci di divertire e appassionare i grandi, ma restando sempre “fruibili” anche dai più piccoli.

 Perché secondo Lei un bambino dovrebbe ancora leggerlo?
Risposta telegrafica: perché leggendo Topolino a) ci si diverte e b) s’imparano un sacco di cose.

Com’è nato l’attuale formato di Topolino?
La Mondadori, che pubblicava il Topolino su licenza Disney, cominciò nel 1948 a pubblicare il mensile Selezione del Reader’s Digest (versione italiana della rivista americana Reader’s Digest). per realizzare il quale aveva acquistato una nuova e costosa macchina da stampa. Poiché nell’intervallo di uscita tra un numero e l’altro questa macchina restava ferma, si pensò dunque di usarla per stampare anche Topolino, che da quel giorno ricalcherà il formato 12,5×18 cm di Selezione, con tutte le varianti successive (piccolo aumento di dimensioni, passaggio dallo spillato alla brossura, cambio del tipo di carta). Da notare che, mentre Selezione (poi passato ad altri editori) ha cessato le pubblicazioni nel 2007, il Topolino libretto resta ancora oggi saldamente in edicola.

 Ci racconta la storia che sta scrivendo in questo momento?
Quella che sto sceneggiando al momento è un po’ particolare: si tratta, infatti, di una storia “a bivi”, che propone diverse soluzioni di trama e quattro differenti finali. Così, scegliendo che strada imboccare nei vari bivi, è il lettore stesso a costruirsi la “sua” storia. Si tratta di un modello molto apprezzato dai bambini, che stimola al gioco e alla creatività.

Quando la leggeranno i lettori?
Normalmente, dalla consegna della sceneggiatura in redazione alla pubblicazione passano diversi mesi. In una produzione di storie di tipo “industriale” è inevitabile, perché ai tempi tecnici di realizzazione (scrittura, disegno, lettering, colorazione…) si aggiunge l’esigenza di avere un magazzino ben fornito per uscire in edicola ogni settimana. Quindi è probabile che questa storia non vedrà la luce prima di un anno o giù di lì.

Walt Disney diceva: “Spero non dimenticheremo mai che tutto questo è cominciato con un topo”. Ma Lei si è spiegato perché questo topo e i suoi amici sono diventati delle icone della cultura pop mondiale? È solo merito del soft power americano?
Credo che il soft power americano (di certo molto presente in altri ambiti della cultura di massa) c’entri poco. Sarebbe un po’ come dire che Tintin o Asterix, fumetti quasi ugualmente famosi a livello planetario, devono il loro successo al soft power belga o francese – e ciò farebbe ridere solo a pensarci. Ritengo invece che la popolarità di topi e paperi derivi, come per i grandi personaggi della letteratura, dalla loro umanità. Leggendone le storie ci rispecchiamo in loro, ritroviamo pregi e difetti che sono anche i nostri e per questo li amiamo.

Sarebbe interessante un dibattito tra Lei Andrea Silvestri, autore di Fumetti e potere. Eroi e supereroi come strumento geopolitico… Accetterebbe?
Sarebbe interessante, sì, certo che accetterei.

Secondo Forbes, Topolino è il personaggio di fantasia più redditizio della storia. Nel 2004, ha assicurato alla casa madre 5.8 miliardi di dollari. Questi enormi ricavi sono prodotti ancora dalla narrazione o soltanto dal merchandising?
Premesso che la narrazione è comunque alla base, poiché senza il personaggio e la sua storia non esisterebbe tutto il resto, il fatturato globale della casa madre dipende in massima parte dai parchi a tema, dal cinema, dalla TV e dal merchandising. Di questo colossale volume d’affari, il settore editoria e fumetti è una frazione davvero molto piccola.

Quanta indipendenza ha uno sceneggiatore italiano dalla Walt Disney Company?
In generale siamo liberi di affrontare qualsiasi argomento, tranne quelli off-limits per ovvi motivi (politica, sesso, religione…), trattandosi di una rivista per bambini. In anni recenti, purtroppo, l’ossessione statunitense per il politicamente corretto ha però colpito anche noi, imponendoci nuovi paletti: gag e situazioni buffe legate all’etnia, per esempio, alle caratteristiche fisiche di un personaggio o alle disparità sociali, oggi non sono più ammesse. Ma è un quadro in continuo divenire, con spiragli che di volta in volta si chiudono e si riaprono e viceversa.

Qual è il suo personaggio preferito dell’universo Disney e perché?
Sono affezionato a tutti i personaggi della banda Disney, da Paperino a Pippo, da Clarabella a Zio Paperone, ma il mio preferito è proprio Topolino. Per la sua intelligenza, la simpatia, l’onestà, l’altruismo che dimostra in ogni situazione. Perché è il classico bravo ragazzo della porta accanto, l’amico sincero che tutti vorremmo avere.

 

CREDITI FOTO: Wouter Engler|Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 

 



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Roberto Rosano

A cent’anni dalla morte, dovremmo celebrare Franz Kafka come il massimo analista delle trappole che l’umanità ha teso a sé stessa.

Intervista a Siri Ranva Hjelm Jacobsen, autrice danese originaria delle Isole Faroe, pubblicata in Italia da Iperborea.

La differenza tra grande e piccola politica in un libro dedicato allo statista piemontese.

Altri articoli di Cultura

“Scrivere di donne in Roma antica”, di Graziana Brescia e Mario Lentano, esplora come la cultura maschile dei Romani descriveva le donne.

"I Dannati" osserva e testimonia la condizione umana e il suo Essere per la morte senza sentimentalismi e con severa semplicità.

“Parthenope” del regista italiano e “The Substance“ della regista francese affrontano il mito della giovinezza mettendo il corpo della donna al centro.