Tra Draghi e Caimani. Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica?

Un tecnocrate imposto dall’alto e un plurinquisito sono i nomi più gettonati per il Quirinale. Il nostro sistema politico, democratico de iure, lo è ancora de facto?

Michele Martelli

Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica? Non è ovviamente una domanda da poco, trattandosi della massima carica dello Stato. In virtù delle nostre norme costituzionali, il capo dello Stato è eletto dal Parlamento, che a sua volta è eletto dal popolo sovrano. Nella filosofia politica, «democrazia», in tutte le sue varie accezioni, è infatti sempre «potere dal basso», in contrapposto all’«autocrazia», che è «potere dall’alto» (Hans Kelsen), elitario e autoritario. La domanda è: il nostro sistema politico che è democratico de iure, lo è ancora de facto? Ossia: la Costituzione materiale fino a che punto riflette ancora la Costituzione formale? Pochi, e noti, i fatti su cui riflettere.

A) Non sono oggi gli elettori a eleggere i loro rappresentanti in Parlamento, attraverso la mediazione dei partiti, ma i capi partito e le loro segreterie a nominarli, imponendoli dall’alto agli elettori, colpa anche di una legge elettorale assurda. Dunque, sovrano sempre meno sembra essere il popolo, il che spiegherebbe il crescente astensionismo, e sempre più i partiti, spesso veri e propri comitati elettorali autoreferenziali. Sull’esempio di Berlusconi, che ha fatto scuola, soprattutto nel centro-destra: FI, un partito-azienda di cui B. è e rimane padrone-proprietario assoluto; i vari coordinatori e successori, sue evanescenti controfigure. Una volta, con tutti i limiti e le contraddizioni del caso, c’era il partito comunista, o democristiano, o socialista ecc., fatti di esperienze, idee, programmi, passione e partecipazione, sezioni territoriali, gruppi dirigenti. Il ventennio del Caimano ha creato il «partito di Salvini», «di Meloni», «di Renzi», «di Calenda», o «di Toti» zerovirgola; sul loro simbolo troneggia il nome del segretario. Si direbbe che il Caimano, invecchiato, si sia riprodotto in tanti seriali piccoli caimani.

B) Il Presidente del Consiglio, recita la Costituzione, è «nominato», non scelto dal Presidente della Repubblica; Mattarella, preso atto del «Conticidio» renziano, in quattro e quattr’otto, dopo consultazioni-lampo, ha incaricato Draghi, approvato in fretta e furia da un Parlamento dilaniato e in preda alla confusione, che certo lo ha votato, dopo un dibattito fittizio, pro-forma, ma non scelto autonomamente. Ma Draghi chi era? Un tecnico bancario, un tecnocrate illustre e di lunga esperienza, ma parlamentarmente uno sconosciuto. Proposto da Mattarella ai partiti, e dai partiti imposto agli ignari e impotenti elettori. Un caso da manuale di «potere dall’alto». E per di più, un premier Salvatore osannato come il Migliore da quasi tutti, in dimenticanza o spregio di un’altra «regola della democrazia» parlamentare, la distinzione tra «maggioranza che governa e minoranza che è all’opposizione», come purtroppo già avvenuto sin dal 2011 col governo Monti.

C) Nel bussolotto di chi sostituirà il presidente Mattarella, i nomi che più girano sono due: Draghi e Berlusconi. L’ipotesi B., ventilata a intermittenza dal duo Salvini-Meloni, – il papeetista dei «pieni poteri», orban-bolsonar-trumpista, e la sorella dei FdI devota di Almirante e che «non conosce la matrice di FN», – sarebbe un film dell’orrore: un capo dello Stato che presiede le Forze armate e il Csm nella condizione di «delinquente comune» e plurinquisito. Ma vi pare possibile se non in una repubblica delle banane, senza offesa per le banane? Ragion per cui il primo è il più gettonato. «Draghi potrebbe guidare il convoglio [sic!] anche da fuori. Sarebbe un semipresidenzialismo de facto in cui il Presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole»: parola del leghista Giorgetti, il più draghino dei ministri draghini, a cui forse sfugge una quisquiglia: l’aver giurato fedeltà alla Costituzione. La sua ideona? Un golpe all’italiana, alla chetichella, che sarebbe l’ultima conseguenza del ventennio del Caimano, fin dall’inizio ispirato al disegno di un potere autocratico e oligarchico. Ciò che preoccupa di più è il totale silenzio di Draghi il Migliore. Ma non ha giurato anche lui sulla Costituzione?



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