Trent’anni di storia del doppio Stato. Quegli Anni di piombo che non passano mai

La ricerca della verità, i processi, l’informazione; un nodo difficile da sciogliere. Esce per i tipi di Chiarelettere, “Il libro nero della Repubblica Italiana” sul trentennio insanguinato del doppio Stato. Un volume omnibus comprensivo di quattro titoli di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, studiosi e ricercatori, che si sono avvalsi della collaborazione del magistrato Rosario Priore e di una mole imponente di documenti anche inediti.

Rossella Guadagnini

“Ombre, spazi oscuri, complicità non pienamente chiarite”. Nel Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, l’8 maggio scorso, è il Capo dello Stato Sergio Mattarella a parlare così. Lo fa in un’intervista rilasciata a un quotidiano nazionale – a decenni di distanza dalle tragedie degli Anni Settanta – su queste “ombre”, che “ci sono ancora”. Da qui, insiste il Presidente, “un’esigenza fondamentale per la Repubblica” è “la completa verità”,

Un profondo bisogno di giustizia laddove non tutte le responsabilità sono state scoperte e sanzionate. Ma soprattutto un bisogno di comprensione. “Perché capire – spiegano Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, studiosi, storici e giornalisti – è la premessa per non rivivere mai più quell’esperienza, che non solo ha comportato un altissimo costo in termini di vite umane, ma che ha contribuito a ridimensionare le prospettive di crescita del nostro Paese e il suo ruolo nella scena internazionale”.

Quelle ombre, quegli spazi oscuri, quelle complicità non ancora chiarite, a cui alludeva Mattarella, sono esattamente la materia di cui è fatto “Il libro nero della Repubblica italiana”, di cui sono autori. Il volume ‘omnibus’, proposto da Chiarelettere, è appena uscito e raccoglie – in sequenza cronologica – quattro loro titoli, pubblicati tra il 2010 e il 2020: “Intrigo internazionale”, “Il golpe inglese”, “Il puzzle Moro”, “Le menti del doppio Stato”.

Le analisi documentali dei due ricercatori vengono sostenute e corroborate da quelle di un magistrato, che è stato in prima fila nei principali processi di terrorismo interno e dei suoi legami esteri, Rosario Priore, che ha fatto parte di commissioni internazionali sull’eversione e la criminalità organizzata. Ciò che ne viene fuori è un grande affresco storico, giornalistico e giudiziario di un trentennio di vicende italiane, in cui le tre componenti sono esaminate da punti di vista diversi, trovando ognuna uno spazio proprio e una sintesi finale.

Esiste un nesso tra la violenza degli Anni di piombo in Italia e i contesti internazionali? Sì, senza dubbio, sostengono gli autori del libro. E si tratta di “una vera e propria guerra clandestina, combattuta dai nostri stessi alleati inglesi, americani e francesi”.

Raccontano in questo modo la vita del “doppio Stato” Cereghino e Fasanella, dando un quadro preciso, suffragato da una documentazione dettagliatissima, con nomi, cognomi, luoghi, date, fatti, dispacci, documenti desegretati. Da cui si comprende il perché la Repubblica italiana nella sua complessa ed efferata storia – dal secondo dopoguerra a oggi – è stata segnata da terrorismo, tentativi di golpe, servizi segreti deviati e stragi, in un’infinita serie di eventi tragici.

I loro libri sono frutto di ricerche annose su “fonti di prima mano”: documenti ufficiali mai del tutto chiariti, rinvenuti in archivi nazionali e anglosassoni fra i più prestigiosi del mondo, a cominciare da quello britannico di Kew Gardens. Emerge così il filo rosso che lega le inchieste di Priore, da Ustica a Moro, dall’attentato a Giovanni Paolo II alle stragi di origine mediorientale.

Sono messi in evidenza, soprattutto, i contesti interni e internazionali, che “fecero da sfondo agli Anni di piombo. Ecco apparire il ‘grande gioco’ sullo scacchiere italiano, in cui guerra fredda tra nemici e guerra segreta tra amici e alleati per il controllo del Mediterraneo (e del petrolio) si sono intersecate fino a sovrapporsi, contribuendo a creare, nella seconda metà del Novecento, il terreno fertile per violenza e terrorismo”.

Legami a lungo negati, misconosciuti o sminuiti, ma che ora cominciano finalmente a essere riconosciuti anche nella discussione pubblica. “Mentre il volume stava andando in stampa – commentano gli autori – in diverse città italiane erano aperte inchieste giudiziarie sull’assassinio di Moro e su tanti altri episodi sia di terrorismo politico, che di terrorismo ‘paramafioso’”.

Segno, se ancora ci fosse bisogno di una conferma, che “la verità sulla stagione di sangue vissuta dal nostro Paese è ritenuta lacunosa dalla stessa magistratura – concludono – L’interrogativo però è sempre il medesimo: fino a che punto ci si può spingere con le sentenze giudiziarie?”.



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