Sotto attacco la campagna Uaar in favore dell’aborto farmacologico

Le organizzazioni “no choice” contro i manifesti affissi in oltre quaranta città italiane. Minacciata e insultata la testimonial della campagna.

Maurizio Franco

Le braccia incrociate e lo sguardo convinto. Lo sfondo bianco e la scritta azzurra che campeggia sul manifesto: aborto farmacologico. Una conquista da difendere. Il mezzo busto di una ragazza e un suo commento in calce.
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) ha lanciato una campagna “per sostenere le donne e il loro diritto di compiere scelte libere e consapevoli”. Volantini, gigantografie in oltre quaranta città italiane e manifesti che rivendicano il fondamento della pillola abortiva Ru486, “una scoperta scientifica meravigliosa per la salute della donna”.

“Il nostro intento è ribadire con la forza della comunicazione un principio non negoziabile: l’autodeterminazione delle donne. E rompere le gabbie delle narrazioni tossiche della disinformazione sul tema”, dice Cinzia Visciano, dirigente Uaar e, nello specifico, responsabile nazionale dei circoli. Visciano ha curato la capillarità e la diffusione della campagna nei territori.
Il volto impresso sulla carta è quello di Alice Merlo, una ventisettenne genovese: in poche parole, racconta la sua esperienza con il farmaco che, ancora oggi, spaventa un pezzo dell’opinione pubblica. Nel settembre dello scorso anno, Merlo ha deciso di abortire. Un post Facebook in cui scriveva delle sue vicende e l’incontro con Uaar per partecipare alla campagna.
“A mio avviso è necessario normalizzare la narrazione sull’aborto, eliminando il tono giudicante e gli stereotipi che ci colpevolizzano. Interrompere la gravidanza è, a volte, una scelta difficile ma è anche una scelta liberatoria e fatta in serenità. Nel mio caso lo è stato. Perché non dirlo?” dichiara Merlo a Micromega.

Ad alcuni, per utilizzare un eufemismo, la campagna di sensibilizzazione non è piaciuta. Come denuncia Uaar, molti manifesti sono stati imbrattati. Ad esempio, in Lombardia, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia, con pennarelli neri e bombolette, è andato in scena l’estro artistico reazionario di ignoti. Il tenore delle critiche: “Pillola o proiettile non cambia”, “assassine” o “assassini” – il genere cambia in base al target degli atti vandalici, secondo l’interpretazione di Uaar: l’emancipazione femminile o l’Unione degli atei e degli agnostici. Il logo dell’organizzazione è stato sistematicamente scarabocchiato. “Un attacco all’autodeterminazione delle donne con frasi inquietanti e pericolose per la nostra democrazia, scagliato contro la tutela di un diritto che lo Stato non riesce a garantire pienamente” afferma Visciano. In Italia, infatti, il 70 per cento dei medici è obiettore di coscienza.

Alice Merlo è stata subissata dagli insulti via social network. “A marzo ho ricevuto vere e proprie minacce di morte e, ogni giorno, mi ritrovavo a segnalare o bloccare degli haters. Addirittura, mi hanno addebitato la morte dei loro figli”, racconta Merlo. Nelle ultime settimane, invece, il suo profilo Instagram è stato colpito da un bombardamento digitale: i suoi post sono stati puntellati da commenti denigratori di utenti anonimi o facenti capo a fantomatiche sigle politiche. Un grumo di odio. Merlo ritiene che siano account fittizi, bot facenti capo ad un’unica persona o ad organizzazioni che non hanno digerito la schiettezza del suo racconto e la forza della sua testimonianza. “Gli attacchi sono coordinati. Gli account utilizzano la stessa terminologia e le stesse modalità social”.

Il 12 agosto 2020 il Ministero della Salute ha riformulato le linee guida per l’accesso alla pillola Ru486, eliminando l’obbligo di ricovero per l’interruzione volontaria della gravidanza, tramite aborto farmacologico. Una rivoluzione necessaria che dà corpo e forza alla legge 194, che ha depenalizzato e disciplinato l’aborto e che “allinea l’Italia a molti Paesi europei” come commenta Visciano.

L’universo delle organizzazioni no choice ha reagito, tappezzando le plance con poster che paragonano il farmaco ad un veleno. Nonostante nel nostro Paese la pillola sia legale dal 2009 e fornita, quindi, dallo Stato. E le risultanze delle evidenze scientifiche che certificano la sua totale sicurezza. “Ho visto la mia città inondata di questi manifesti. L’amministrazione genovese ha ritenuto che tutto questo fosse lecito e non è intervenuta. Mi sono sentita in dovere di fare qualcosa”. E Alice Merlo ha scelto, letteralmente e liberamente, di metterci la faccia.

 

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