Ucraina: nascita di una nazione

La guerra in corso – fornendo all'Ucraina un vero e proprio mito eroico di fondazione – è destinata, qualunque ne sia l’esito, a segnare la nascita di una nazione indipendente ed europea.

Michele Marchesiello

Uno tra i principali risultati dell’aggressione di Putin all’Ucraina, oltre a quello di aver fatto riconoscere l’Europa a sé stessa, riscoprire la funzione essenziale della NATO, denunciare la sostanziale inutilità di forme di neutralità entro un quadro geopolitico ormai divenuto globale, è stato l’aver fornito all’Ucraina – per gli anni e i secoli a venire – un’epopea, un vero e proprio mito eroico di fondazione. La guerra in corso sul confine russo-ucraino è destinata, qualunque ne sia l’esito, a segnare la nascita, dalle ceneri ancora calde dell’URSS, di una nazione indipendente ed europea.

Una nascita che non sarebbe potuta essere più dolorosa – come spesso accade tra parenti prossimi – e tuttavia inevitabile.

Come Giano bifronte, l’Ucraina presentava due facce: una rivolta a Occidente, l’altra a Oriente, verso la Russia. Questa contraddittoria duplicità aveva corrispondenze storiche, territoriali, culturali, economiche e soprattutto linguistiche, che rendeva molto difficile la costruzione di una identità ucraina unitaria, etnica e politica.

C’era prima di tutto la polarizzazione socio-culturale tra la metà orientale e quella occidentale del paese, lungo la cosiddetta ‘linea Subtelny’, dal nome dello studioso che l’aveva tracciata.

I fattori economico-industriali spingevano il paese verso Oriente, mentre quelli politico-ideologici, legati all’edificazione del nuovo Stato, lo spingevano a Ovest.

Mentre la parte occidentale era vissuta sotto l’impero Austroungarico, quella orientale aveva sofferto sotto il giogo dell’impero zarista.

La ricerca di una identità nazionale doveva misurarsi con questa situazione che contrapponeva la Russia all’Occidente nelle scelte del popolo ucraino. Proprio la difficoltà di questa ricerca aveva spinto il processo di ‘ucrainizzazione’ in una direzione che sembrava paradossalmente annullare e trasformare in elemento divisivo quello che si presentava al contrario come un prezioso strumento di unificazione: l’elemento linguistico. Le due lingue, l’ucraino e il russo non presentano infatti differenze significative. È difficile trovare al mondo un altro paese in cui siano così radicate nella cultura nazionale, nella mentalità e nella visione del mondo simultaneamente due lingue imparentate. Il russo era parlato come seconda o prima lingua dalla maggioranza della popolazione. È accaduto purtroppo che lo sforzo di ‘ucrainizzazione’ ha spinto lo Stato post-sovietico a considerare la lingua russa come uno strumento dell’“imperialismo russo” e una minaccia per l’edificazione della nuova nazione (Vladimir A.Kolesov).

Da qua una serie di misure assai drastiche volte a ridurre l’influenza della lingua russa: misure che – in vista dell’annunciato ingresso dell’Ucraina nella UE – costituiscono oggi un serio, anche se trascurato, impedimento all’ammissione dell’Ucraina.

La guerra di Putin ha completamente rovesciato questa situazione. Gli stessi aggressori sono rimasti stupiti e sconcertati dalla mancata festosa accoglienza delle loro truppe nelle aree orientali del paese, con prevalente presenza russofona. Gli ucraino-russi, di fronte all’aggressione e alla sua brutalità, hanno in gran parte scelto di voler essere prima di tutto ucraini. Il loro atteggiamento verso la ‘madre Russia’ non li ha distolti, nella comune ricerca di una identità nazionale, dall’obiettivo comune di fare dell’Ucraina un grande paese occidentale.

La stessa componente ‘nazionalista’ risalente all’esercito di quello Stepan Bandera che aveva combattuto russi a fianco dei tedeschi, la cui eco avrebbe dovuto costituire una delle principali giustificazioni dell’aggressione, sembra veramente poca cosa rispetto alla trasformazione di un intero popolo in un esercito di resistenti. Il famigerato battaglione Azov, in questo quadro, non è che il contrappeso al ricorso fatto da Putin alle altrettanto famigerate milizie cecene.

La realtà, quando tutto sarà finito, è che questa guerra offrirà all’Ucraina quel sistema di miti, narrazioni e idee nazionali di cui ogni Stato ha bisogno per costituirsi saldamente come tale.

 

(credit foto EPA/SERGEY DOLZHENKO)



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Michele Marchesiello

La folle prepotenza teologica dell’aggressore potrà sempre essere contrastata e vinta dalla ostinata, ‘scientifica’ resistenza di un popolo intero.

Putin sarà mai giudicato davanti a un tribunale internazionale per i crimini di guerra commessi in Ucraina? Difficile. Ma non impossibile.

Condanne tra gli 8 mesi e i 4 anni per 43 antifascisti che nel maggio 2019 protestarono contro un presidio di CasaPound.

Altri articoli di Mondo

La criminalizzazione del dissenso è un’arma fondamentale con cui Putin sembra riuscire a rendere invisibili le proteste contro la guerra.

Uno degli slogan della propaganda russa per giustificare la guerra è “Liberare il Donbas”. Una ricostruzione della storia di questa regione.

Il “mito imperiale” e l’idea della “Grande Russia” propagandate da Putin hanno origine in una precisa e articolata elaborazione ideologica.