Ultima Generazione: processo a Roma per la vernice arancione sul Senato

Tre processi in meno di due settimane per gli attivisti di Ultima Generazione. Un accanimento contro chi pratica disobbedienza civile non violenta per il futuro di tutte e tutti. Invece che affrontare la crisi eco-climatica in atto con maggiore risolutezza, le istituzioni scelgono la via della repressione.

Mariasole Garacci

Durante il mese di novembre, in tre diversi tribunali italiani si sono svolte le udienze fissate per altrettante azioni dimostrative degli ambientalisti di Ultima Generazione. A Firenze, per gli attivisti che a luglio si erano incollati al vetro protettivo della Primavera di Botticelli agli Uffizi (rischiando fino a cinque anni di detenzione) è stato disposto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. A Bologna, per il blocco temporaneo della Tangenziale da parte degli attivisti dello stesso gruppo, che chiedevano l’istituzione di un Fondo Riparazione per far fronte alle calamità provocate dal cambiamento climatico: l’udienza è stata rinviata al 7 dicembre. A Roma, per i tre attivisti che all’inizio dell’anno avevano gettato vernice lavabile arancione sulla facciata di Palazzo Madama, l’udienza è stata rinviata, invece, al prossimo marzo.
Nella Capitale, inoltre, insieme al Senato e al Ministero dei Beni Culturali, nel processo per danneggiamento aggravato contro Ultima Generazione si è costituito parte civile anche il Comune, nonostante a Roma, durante l’autunno, la qualità dell’aria sia peggiorata a causa dell’inquinamento atmosferico, e la cittadinanza sia stata invitata ad attuare “una serie di azioni volontarie volte alla riduzione delle emissioni” e a evitare esposizioni prolungate in caso di soggetti a rischio (bambini, anziani, cardiopatici).
Secondo gli atti depositati dall’Avvocatura dello Stato, l’importo dei lavori effettuati per il ripristino della facciata e del portone della sede del Senato dopo il blitz, ammonterebbe a circa 40 mila euro, ma Mauro Paracini, padre di una degli imputati, racconta una storia molto diversa in una lettera destinata alla senatrice Ilaria Cucchi di cui pubblichiamo un breve stralcio.
“La volontà della Presidenza del Senato di perseguire in maniera esemplare i ragazzi di Ultima Generazione nella loro azione di disobbedienza civile verso il simbolo dell’istituzione oggi rappresentata dal Presidente Ignazio La Russa, è stata resa esplicita dalle due fatture emesse per la ripulitura dello stesso, la seconda a distanza di dieci mesi dall’evento. Infatti, nel febbraio 2023 è stata presentata dall’AMA una fattura per tale operazione di 1.200 euro. Nell’ottobre del 2023, otto mesi dopo, è stata presentata una nuova fattura di circa 25.000 euro motivata come necessaria per rimuovere dalla facciata i piccoli residui di vernice (acqua colorata). Fattura completamente immotivata, oltre che ad essere ridicolmente gonfiata, dato che dopo la prima idropulitura gli eventuali piccoli residui di acqua colorata sarebbero scomparsi dall’opera di dilavamento delle precipitazioni atmosferiche nei mesi trascorsi tra il fatto e la seconda opera di pulizia. Quest’ultima fattura di 25.000 euro emessa con tanto ritardo ha lo scopo, come tutte le parti civili costituitesi, di intimorire e di criminalizzare il movimento di Ultima Generazione in particolare e di criminalizzare il dissenso in generale. Spicca tra le parti civili la presenza del Comune di Roma, che per la sua natura politica e la sua presunta sensibilità ambientalista e sociale dovrebbe essere vicino alle motivazioni di fondo di chi usa la disobbedienza civile per perorare richieste di fondi speciali per il risanamento del dissesto idrogeologico ed ambientale”.
Nella stessa lettera si specifica anche che, stando alle parole di un agente della Digos chiamato a testimoniare in udienza, il reato ascrivibile ai giovani sarebbe, semmai, quello di imbrattamento e non di danneggiamento aggravato. Per l’esito di questo processo bisognerà attendere qualche mese ma, intanto, è bene che l’opinione pubblica abbia informazioni obiettive e complete sulle quali formare la propria libera opinione.
CREDITI FOTO: ANSA / FABIO CIMAGLIA



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