Una strage di profitto. La funivia del Mottarone è l’Italia di oggi

Se accadono stragi come quella del Mottarone, del Ponte Morandi, delle fabbriche ogni giorno, è perché per criminale sete di guadagno la sicurezza è stata trascurata, ignorata, compromessa.

Giorgio Cremaschi

Come avevamo detto, come era ovvio nonostante ci fossero tanti ottusi in malafede che tacciavano di sciacallaggio chi questo ovvio denunciava.

Le funivie, come i macchinari delle fabbriche, come qualsiasi impianto produttivo e di trasporto, oggi hanno tutti gli apparati e i sistemi di sicurezza per impedire che ci si faccia male o si perda la vita. Se questi apparati non funzionano e accadono stragi come quella del Mottarone, del Ponte Morandi, delle fabbriche ogni giorno, è perché per criminale sete di guadagno la sicurezza è stata trascurata, ignorata, compromessa.

I vertici della società in appalto, ricordate questa parola, che gestiva la funivia dove sono morte quattordici persone, sono stati arrestati. Sapevano che l’impianto aveva dei problemi, ma invece che fermarlo e metterlo in sicurezza hanno deciso di farlo funzionare lo stesso, per non perdere la ripresa, per fare profitto, per contribuire al PIL. Hanno fatto come nelle fabbriche ove gli operai vengono uccisi perché il blocco di sicurezza dei macchinari viene escluso per far produrre senza interruzioni. Se questo imprenditore avesse rispettato le norme, oggi Eitan non starebbe lottando per la vita in attesa di sapere di non avere più la famiglia. Altro che errore umano, è strage di profitto.

Ecco forse la feroce spettacolarità della tragedia, che replicava quella di Genova, ha contribuito a far agire in fretta e senza riguardo gli inquirenti, come altrove non avviene. Perché se un impianto non è sicuro non è un segreto, tanti lo sanno, quelli che ne hanno la gestione e la responsabilità e anche coloro che ci lavorano, a cui magari vien fatti capire che è meglio tacere se non si vuol finire in mezzo ad una strada.

C’è sempre chi sa e se tace è per convenienza o paura.

La funivia del Mottarone era in gestione ad un privato, come tanti servizi che sono pubblici, dovrebbero essere anche in mano pubblica, ma invece sono sempre più spesso regalati agli affari privati. Era uno di quegli appalti che Draghi e Bonomi vogliono oggi ancora più liberalizzare, privare di controlli, lasciar gestire al massimo ribasso. Più si ribassano gli appalti più si innalza il rischio della salute e della vita.

Oggi grazie ad una tempestiva indagine della magistratura viene definito ufficialmente ciò che sappiamo avvenire ogni giorno: il sacrificio delle vite agli affari. È così all’Ilva, è così nei tanti luoghi di produzione che se si applicassero rigorosamente le regole e le leggi dovrebbero essere fermati. Ma è proprio il fermarsi che non si vuole, dalle funivie a tutto un paese che ha avuto 130000 morti di Covid anche perché ha deciso di non fermare ciò che era necessario, quando era necessario.

Siamo diventatati una repubblica che ha scambiato il diritto al lavoro con quello al profitto, che mette il PIL davanti alla vita; e che copre con l’omertà ed il ricatto la strage.

Non c’è tanto da stupirsi allora che un imprenditore decida di festeggiare la riapertura della sua attività ignorando che l’impianto non è sicuro, perché dovrebbe accadere proprio sul Mottarone?

Ora voi padroni e politici non fate gli ipocriti, non gridate allo scandalo quando questa è la vostra normalità. La tragedia della funivia è l’Italia di oggi.



Per sostenere MicroMega e abbonarsi alla rivista e a "MicroMega+": www.micromegaedizioni.net

Altri articoli di Giorgio Cremaschi

Carlo Calenda, candidato sindaco a Roma, all’attacco del diritto di sciopero.

Si può fare peggio di Marchionne quando ricattò, con la minaccia di licenziamenti, i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori. E si può fare peggio del Jobsact di Renzi.

Il Foglio insulta Alessandro Barbero come uno squadrista di cento anni fa. La colpa dello studioso? Aver difeso Montanari sulle foibe.

Altri articoli di Politica

Il ministro dice di voler implementare lo smart working, «quello vero». Tutte le sue dichiarazioni però non lasciano sperare in nulla di buono.

Obiettivo: eliminare il reato di coltivazione, rimuovere le pene detentive e cancellare la sanzione amministrativa del ritiro della patente.

Si può fare peggio di Marchionne quando ricattò, con la minaccia di licenziamenti, i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori. E si può fare peggio del Jobsact di Renzi.