Taranto e la festa dei lavoratori all’ombra dell’Ilva

L’Uno Maggio tra musica e parole: artisti e attori per dare voci alla battaglia dei cittadini. Quest’anno, però, niente palco “in solidarietà con i lavoratori della spettacolo” messi in ginocchio dalla pandemia.

Rita Cantalino

L’Uno Maggio a Taranto lo senti da lontano, mentre ti avvicini al Parco delle Mura Greche. La sconfinata distesa di verde che ospita l’evento ogni anno, dalla mattina, prende vita.
Si anima di musica, vociare, profumo di cibo, spillatori di birre e tante parole: di speranza, di riscatto, di coraggio. Sono portate dalle voci degli attivisti e delle attiviste di tutte le grandi e piccole battaglie ambientali del Paese. Da Nord a Sud, in quella data, accorrono a Taranto per raccontare le proprie esperienze, nell’idea che mettere in connessione battaglie che parlano la stessa lingua, delle stesse vicende e delle medesime criticità, sia indispensabile a renderle più forti.

Ma l’Uno Maggio è anche una manifestazione artistica imponente: nel corso degli anni su quel palco si sono esibiti, tra gli altri, nomi come Fiorella Mannoia, Paola Turci, Elio Germano, Max Gazzé, Vinicio Capossela, Luca Barbarossa, Daniele Silvestri, Caparezza, i Litfiba e tanti altri. Tutti in maniera completamente gratuita, prestando le proprie voci ai cittadini e alle cittadine di Taranto, per dare forza alla loro battaglia.

A loro va il ringraziamento, con loro è indispensabile sdebitarsi. Quest’anno, per scelta del comitato organizzatore, proprio sulla musica calerà il silenzio: il rispetto per i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, fermi ormai da un anno, lo impone.
La manifestazione sarà spostata sui canali social del Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto, ma anche la diretta streaming non sarà caratterizzata da incursioni artistiche e musicali.

Secondo il comitato promotore “Lo streaming è uno strumento, non una strategia”, e non può essere la soluzione strutturale alla ripresa del lavoro di chi si occupa di spettacolo e intrattenimento, “un mondo fatto di precarietà strutturale e pochissime tutele, che da oltre un anno vive senza un reddito”.

Se negli scorsi anni l’arte è stata il megafono delle battaglie ambientali e sociali, quest’anno saranno quelle battaglie a dare spazio a un mondo che è costretto al silenzio e all’inattività.
Per una volta, ad animare l’evento, non sarà il lavoro della categoria ma le voci di chi ne fa parte, per richiedere una riforma strutturale del sistema che non rimedi soltanto alla situazione attuale ma intervenga sulla precarietà endemica di chi lavora con gli eventi dal vivo.

Precarietà, giustizia ambientale e sociale, criminalizzazione dei movimenti sono i temi dell’edizione di quest’anno, cominciata a partire dal 25 aprile con una serie di incursioni social nelle quali il Comitato ambientalista ha ospitato diverse personalità di riferimento del vasto panorama dell’attivismo nazionale. La denuncia unanime è strutturale: dopo più di un anno di pandemia non c’è stata ancora alcuna inversione di rotta e tutte le grandi e piccole questioni che hanno sfilato su quel palco dal 2013 restano insolute.

Ad animare la manifestazione i direttori artistici, Michele Riondino, Antonio Diodato e Roy Paci; quest’ultimo dialogherà a distanza anche con Aboubakar Soumahoro per raccontare La Marcia degli Invisibili che, contemporaneamente, si terrà nella stessa giornata.Tra gli interventi molte personalità della ricerca e dell’attivismo ambientale, tra questi i comitati No Tav, No Tap, Stop Biocidio, la Campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile e l’associazione Bianca Guidetti Serra, che da anni si impegna contro la criminalizzazione dei movimenti in difesa della terra.

Insieme a questi, molte altre voci, prima tra tutte quella del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Il gruppo nasce nel luglio del 2012, a seguito del sequestro da parte della Magistratura dell’area a caldo dell’Ilva, ed è animato da cittadini tarantini e lavoratori dello stabilimento siderurgico.

La prima apparizione pubblica è stata il 2 agosto dello stesso anno: i sindacati confederali avevano indetto una manifestazione unitaria contro il sequestro degli impianti nel corso della quale Cataldo Ranieri, operaio Ilva e tra i promotori del gruppo, ha preso pubblicamente parola al grido di “Adesso non parlate più voi, adesso parliamo noi”, per denunciare le condizioni ambientali e il ricatto tra salute e lavoro che è l’annosa questione che riguarda la città. Le denunce condotte negli anni dal Comitato sono divenute parte integrante del processo Ambiente Svenduto.

Con l’intento di tenere alta l’attenzione sulla città il Comitato, a partire dal 2013, ha ideato l’Uno Maggio Libero e Pensante, una manifestazione artistica che ha da subito superato ogni aspettativa in termini di partecipazione e consenso non soltanto a livello locale. L’evento è completamente autofinanziato e la partecipazione degli artisti, così come l’organizzazione, la logistica, la comunicazione e ogni altro aspetto, sono offerte in maniera completamente gratuita da chi voglia sostenere l’iniziativa, e ogni anno è stato caratterizzato da un tema specifico: lavoro e salute innanzitutto, legalità, economia, ecologia, contaminazione, bonifiche e opportunità di rilancio per Taranto a partire da queste ultime, per “sottrarre l’enorme potenziale naturale e culturale alla minaccia di una politica industriale calata sconsideratamente dall’alto è da quasi otto anni l’obiettivo di un impegno quotidiano”.

L’organizzazione è imponente e impegna un intero anno, nel quale si discute anche dei contenuti che verranno trasmessi sul palco: da questi ultimi nascono percorsi di formazione e laboratoriali con gli istituti scolastici superiori della città e numerosi appuntamenti di divulgazione e approfondimento organizzati dal Comitato insieme a istituzioni scientifiche e accademiche. Nel corso delle varie edizioni, seguite da un pubblico che di oltre 200.000 persone tra i presenti (fino al 2019) e utenti dei Social Network, sono stati numerosi gli interventi di personalità autorevoli: dai sindaci siciliani Accorinti e Nicolini a Don Palmiro Prisutto, sacerdote che ha dedicato la propria missione alla denuncia del dramma ambientale e sanitario di Augusta, in Sicilia; gli imprenditori Luigi Leonardi e Raffaella Ottaviano, che si sono opposti alle minacce della camorra; Marco Travaglio, Yanis Varoufakis, Gino Strada; tanti i docenti e le docenti impegnati in percorsi accademici relativi alla giustizia ambientale, gli scrittori e gli artisti, i medici; i genitori di Vittorio Arrigoni, Federico Aldrovandi, di Plaza de Mayo, della Terra dei Fuochi, le mamme impegnate contro la contaminazione di Brescia e quelle di Vicenza, la madre di Federica De Luca, giovane tarantina vittima di femminicidio e, naturalmente, le malate oncologiche e i medici della città, le madri e le vedove degli operai vittime degli incidenti sul lavoro in Ilva. Tra i conduttori e i direttori artistici, i tarantini Valentina Petrini, Michele Riondino e Antonio Diodato.

La manifestazione di denuncia politica ha un ulteriore valore, indispensabile per il comitato: “la musica tutta è la dimensione di bellezza, indispensabile, perché il primo concetto che l’Uno Maggio Libero e Pensante lancia sia positivo, ristoratore, una sorta di compensazione agli affanni spesso gratuiti che gravano sui cittadini”.



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