Uomini e orsi, coesistenza possibile? Dipende da noi

Intervista al Professor Luigi Boitani, ordinario di zoologia all’Università La Sapienza.

Fabio Bartoli

La vicenda dell’uccisione del runner Andrea Papi da parte di un orso ha colpito la popolazione italiana, generando commozione, rabbia e paura. Ma la coesistenza tra l’essere umano e le altre specie, grandi predatori compresi, è inevitabile poiché ognuna di esse svolge il proprio ruolo nel mantenimento dell’equilibrio naturale. Il Prof. Luigi Boitani, ordinario di zoologia all’Università La Sapienza, invita a ragionare sulla necessità di assumerci le nostre responsabilità e agire nell’ottica del compromesso per relazionarci meglio all’ambiente che ci circonda.

Prof. Boitani, l’uccisione in Trentino del runner Andrea Papi è una tragedia dalle forti conseguenze emotive. Ma questioni delicate e complesse vanno affrontate con raziocinio e competenza. Sui mass media invece si fomenta la sensazione del sentirsi sotto attacco e si invoca una caccia al singolo orso, come se questi agisse coscientemente per fare del male. Qual è invece la situazione reale? Il numero di orsi presenti in Italia e la loro dislocazione geografica rappresentano veramente un pericolo diffuso e imminente per l’essere umano?

In Italia esistono due piccole popolazioni orsi: una, composta da circa 60 individui è ristretta all’area del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e aree limitrofe; la seconda è composta da circa 100-120 individui nell’area del Trentino, soprattutto occidentale. Gli orsi d’Abruzzo non hanno mai, a memoria d’uomo, attaccato l’essere umano nonostante la frequentazione del parco da parte di milioni di turisti sia capillare e invasiva: probabilmente gli orsi abruzzesi sono stati nei secoli selezionati dall’uccisione, da parte umana, degli individui più aggressivi. In Trentino gli orsi provengono da un ripopolamento fatto con individui sloveni che non hanno subito alcuna selezione particolare. La convivenza uomo-orso non è mai a rischio zero ma può essere contenuta al limite del rischio imprevedibile di incidenti rarissimi attraverso una serie di azioni di gestione dell’habitat, degli orsi e degli umani che vivono nella stessa area.

Vorrei farle una domanda forse banale: perché si parla quasi sempre di orsi in Trentino? Ce ne sono più che altrove in Italia? E devono rimanere lì confinati per una scelta di chi gestisce il loro ripopolamento oppure accade per altre ragioni?

In una popolazione di orsi, le femmine giovani lasciano la madre per posizionare i loro territori nelle prime aree libere da altre femmine e adiacenti al territorio natale. I maschi, invece, quando lasciano la madre vanno alla ricerca di territori e altre femmine anche su grandi distanze: ma se non trovano femmine tornano indietro verso le aree natali. Ecco perché tutti gli orsi in dispersione che sono avvistati in Svizzera, Austria, Veneto sono maschi. L’orso, quindi, non è una specie capace di allargarsi velocemente sul territorio e su grandi distanze. La densità può essere alta localmente e bassissima nelle aree circostanti. Non è pensabile una dispersione forzata dall’uomo, come qualche sprovveduto propone a meno che non si consideri la cattura di un gran numero di orsi per trasportarli altrove. Ma questa è una ipotesi del tutto irrealistica perché non credo si possa trovare un solo comune italiano o una nazione europea pronta ad accogliere un buon numero di orsi italiani.

Attualmente la gestione del ripopolamento degli orsi come viene condotta? C’è un piano ben definito e lo stiamo seguendo a dovere? Tutto procede in maniera adeguata oppure andrebbero posti­ dei correttivi?

Il ripopolamento è stato autorizzato dal Ministero e condotto dalla Provincia di Trento sulla base di un documento di programmazione e gestione approvato da tutte le amministrazioni coinvolte (PACOBACE). Il Piano prevede azioni e risposte per tutte le possibili situazioni gestionali dell’orso: un’applicazione pronta, coerente ed efficace del Piano sarebbe in grado di ridurre rischi di incontri pericolosi tra orsi e uomini. Purtroppo finora l’applicazione del Piano ha visto incertezze, esitazioni e ripensamenti da parte dell’ente gestore che non hanno aiutato a prevenire gli scontri che abbiamo visto recentemente.

Riguardo gli orsi in Italia si usa molto più spesso il concetto di reintroduzione piuttosto che quello di ripopolamento. In seguito al progetto Life Ursus, nuovi esemplari vennero immessi in Italia dalla Slovenia perché ve ne erano rimasti pochi, condannati all’estinzione nel nostro Paese. Come spiegherebbe ai nostri lettori l’importanza della permanenza di un animale come l’orso nel nostro Paese?

Si parla di reintroduzione quando si rilasciano individui di una specie estinta localmente ma presente in tempi recenti. Si parla di ripopolamento quando si rilasciano individui di una specie che è tuttora presente in un’area ma di cui si vuole incrementare di numero (a fini di caccia o restauro ecologico). Nel caso dell’orso in Trentino fu fatto tecnicamente un ripopolamento perché erano ancora presenti alcuni individui ma non erano più riproduttivi e si potrebbe quindi catalogare il progetto come una reintroduzione. Ma i termini usati non sono rilevanti a definire il senso ultimo del progetto che consiste nel recupero ecologico ma anche culturale di un elemento chiave del paesaggio naturale e socio-culturale trentino. L’orso fu riportato in Trentino per volere dei trentini, non certo per una imposizione del governo nazionale: l’orso ha in Trentino una valenza culturale molto forte e la consuetudine alla coesistenza tra uomo e orso è antica e radicata. La coesistenza si è sviluppata tra accettazione ed eliminazione degli esemplari pericolosi: in questo equilibrio consiste il compromesso che fa sì che l’uomo non diventi l’unico solitario abitante della terra.

E cosa dire invece della presenza di grandi carnivori in generale? Lei è un esperto del lupo: ci sono analogie tra la situazione del lupo e quella dell’orso in Italia in termini di numeri, diffusione e pericolosità per l’uomo?

Lupo e orso sono specie totalmente diverse e non ha alcun senso paragonarle, nemmeno nei loro rapporti con l’uomo. Si continua con la favola di Cappuccetto Rosso e nessuno si chiede quante volte abbia letto una notizia di attacco di un lupo a un uomo in Italia negli ultimi cento anni: zero, nonostante l’Italia abbia circa 3500 lupi. Continuano le notizie false o gonfiate. Solo pochi giorni fa una donna ha detto di essere stata morsa da un lupo mentre portava a spasso il suo cane e i giornali hanno subito titolato di attacchi all’uomo. Ma la realtà è che quel lupo (se poi di lupo davvero si trattava) puntava al cane e la signora ha rimediato un morso nel tentativo di mettersi tra lupo e cane, così come avviene a tutti i padroni di cani in situazioni simili di scontri tra cani. La coesistenza tra uomo e predatori è possibile ma richiede prima di tutto, conoscenza senza demagogie e falsità e poi disponibilità al compromesso nel condividere uno spazio che non è solo per gli umani ma per tutta la natura. Certo, esiste anche una linea di pensiero che vuole l’uomo padrone della terra, così come esiste una linea di pensiero sul razzismo o su tante altre posizioni etiche: sta a noi decidere da che parte stare.

In generale, infatti, questa vicenda sembra riproporre anche il tema delicato del rapporto uomo-natura. Noi esseri umani spesso ce ne sentiamo i padroni, come se non ne fossimo parte, valutando l’ambiente e le altre specie che lo abitano solo in termini utilitaristici. Quanto è invece importante trovare un giusto equilibrio tra noi e il resto della biosfera?

È essenziale trovare un punto di equilibrio: non è solo una questione etica e astratta ma è anche una concreta necessità di sopravvivenza umana. Il sistema naturale che sostiene l’uomo sulla terra è composto da una miriade di essere viventi, ognuno con un suo ruolo nel mantenere la salute dell’intero sistema. Ogni specie ha un ruolo ed è importante che quel ruolo sia mantenuto. Non siamo in grado, né scientificamente né eticamente, di assegnare patenti di diverso valore alle specie sulla terra. L’unica via è trovare compromessi accettabili che permettano la coesistenza di tutti. E coesistenza implica anche limitare il peso di qualche elemento del sistema. In poche parole, implica anche il controllo numerico di qualche specie, a cominciare dall’uomo. Non dimentichiamo che, a fronte di 100 orsi, l’Italia ha 60 milioni di dannosissimi umani: prevenire la loro prolificazione sarebbe un passo utile verso la coesistenza.

*Luigi Boitani è professore ordinario di Zoologia all’Università la Sapienza di Roma dove ricopre le cattedre di Biologia e conservazione della fauna selvatica per la laurea triennale in Scienze Biologiche e di Ecologia animale e biologia della conservazione per la laurea magistrale in Ecobiologia. È il Presidente della Large Carnivore Initiative for Europe.

 

Foto Flickr | Davide Tullio



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