Stati Uniti post-Roe: quale impatto avrà la sentenza sull’aborto

Qual è la situazione dopo la sentenza della Corte suprema? Quanti e quali Stati hanno già vietato l’aborto o sono in procinto di farlo? Quale sarà l’impatto sulla vita delle donne statunitensi?

Ingrid Colanicchia

Dopo la pronuncia della Corte suprema che ha rovesciato Roe v. Wade, la storica sentenza che nel 1973 aveva affermato il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti, la parola in materia è ai singoli Stati. 22 sono quelli che sicuramente vieteranno l’aborto. Si tratta di Alabama, Arizona, Arkansas, Georgia, Idaho, Iowa, Kentucky, Louisiana, Michigan, Mississippi, Missouri, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, West Virginia, Wisconsin, Wyoming. Nove tra questi stanno già applicando divieti di aborto con eccezioni molto limitate (è il caso di Alabama, Arkansas, Kentucky, Missouri, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota e Texas). Altri quattro (Florida, Indiana, Montana, Nebraska) hanno composizione politica, storia e altri indicatori che inducono a pensare che vieteranno l’aborto molto presto. Di questi 26, 13 hanno in vigore leggi progettate per attivarsi e avere effetto automaticamente o a seguito di una rapida azione statale al decadere di Roe v. Wade (si tratta di Arkansas, Idaho, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Dakota, Oklahoma, Dakota del Sud, Tennessee, Texas, Utah e Wyoming).

In totale, il 58% delle donne statunitensi in età riproduttiva (40 milioni) vive in Stati ostili al diritto all’aborto. Ma il quadro è estremamente fluido. Il Guttmacher Institute sta monitorando questa situazione senza precedenti tramite una mappa interattiva che offre informazioni sui vari sviluppi a livello statale, sui dati demografici e sulle statistiche in materia di aborto Stato per Stato.

Herminia Palacio, presidente dell’istituto, ha sin da subito sottolineato l’impatto sproporzionato e ineguale che le restrizioni all’aborto avranno sulle persone già emarginate e oppresse: comunità di colore, persone a basso reddito, giovani, comunità lgbtq, immigrate e con disabilità.

Prendiamo il caso del Missouri, Stato già molto restrittivo dove ora, a seguito della sentenza della Corte suprema, l’aborto è vietato, salvo in caso di pericolo di vita o gravissimo pericolo per la salute della gestante. Le donne in età riproduttiva (15-49 anni) che vivono in Missouri ammontano a 1,4 milioni. Qui, oggi, le donne che abbiano bisogno di ricorrere a un aborto prima della 22a settimana devono percorrere in media 44 miglia all’andata e altrettante al ritorno per arrivare alla clinica più vicina; dopo la 24a settimana, in media 155 all’andata e 155 al ritorno.

In Texas, dove c’è un divieto di aborto pre-Roe non ancora entrato in vigore, attualmente l’aborto è consentito fino alla sesta settimana di gravidanza, salvo in caso di pericolo di vita o gravissimo pericolo per la salute della gestante. Qui le donne in età riproduttiva sono 7 milioni. Chi tra loro dovesse aver bisogno di un aborto dovrà percorrere 250 miglia a tratta entro le 20 settimane di gravidanza; 547 miglia fino alla 22a settimana; 705 miglia fino alla 24a settimana; 786 miglia dopo la 24a settimana.

«Decenni di ricerche mostrano che i divieti e le restrizioni all’aborto non riducono le gravidanze indesiderate o le richieste di aborto e certamente non aiutano le persone a migliorare la propria salute» denuncia Herminia Palacio. «Piuttosto, impongono ostacoli significativi all’ottenimento di cure, causando stress e portando alcune a subire una gravidanza forzata e tutte le sue preoccupanti conseguenze». E le cose possono anche peggiorare: «Anche se molto è stato perso, la lotta è tutt’altro che finita. Il movimento anti-aborto sta già spingendo per un divieto nazionale. Dobbiamo proteggere i diritti e l’accesso all’aborto nel maggior numero possibile di Stati e ottenere una legislazione federale per garantire che chiunque, ovunque abbia bisogno di un aborto, possa ottenerne uno liberamente e con dignità».



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