Big Dementia. Ancora su pandemia, vaccini, green pass, Costituzione, diritti e doveri

Il perdurare di prese di posizione no-vax sui social induce a cercare di penetrare anche in teste che sembrano perdute nella loro cocciutaggine o nascoste dietro furberie.

Vincenzo Cottinelli

Le cronache delle violenze di questi giorni e il perdurare di prese di posizione no-vax sui social mi inducono a riprendere la questione dei diritti, della salute, degli obblighi. Lo faccio con un taglio semplice e con un titolo e un tono ironico, per cercare di penetrare anche in teste che sembrano perdute nella loro cocciutaggine o nascoste dietro furberie.

Non vorrei cominciare da quelli che negano la pandemia come fatto reale: sarebbe come mettersi a confutare i terrapiattisti. Ricordo mestamente che i morti italiani (quasi 130.000) equivalgono all’incirca alla sparizione degli abitanti di una città come Ferrara, Salerno, Latina, Sassari. Nemmeno potrei dire molto a quelli che per principio rifiutano il vaccino o sono indecisi perché ne hanno paura: dovrei ripercorrere quasi due secoli di storia scientifica dei vaccini che, come tutti dovrebbero sapere, si basano su un meccanismo (lo stimolo alla produzione di anticorpi che bloccano il virus) collaudato e garantito da verifiche standard (un po’ accelerate per questi contro il Covid, data l’emergenza mondiale, ma alla fine concluse regolarmente). Se non si crede alle attestazioni di OMS e ISS, non si perda tempo a leggermi: va bene, non sono mai esistite le centinaia di tipologie di vaccini che nei secoli hanno salvato da poliomielite, vaiolo, colera, influenza, eccetera. Cancelliamole! Rimane il fatto che oggi, in tutto il mondo, i non vaccinati per il Covid sono in testa alle classifiche di mortalità e sono gli occupanti quasi esclusivi (in un certo senso abusivi) di terapie intensive e posti letto, a danno di bisognosi di tutte le altre patologie. A risentirci e tanti auguri. Però non meravigliatevi se vi si guarda con sospetto e vi si ordina di stare un po’ in disparte.

Ci sono poi i più bizzarri, per certi aspetti i più pericolosi, perché non sembrano così retrogradi e ignoranti (e in fin dei conti oggettivamente di destra) come quelli del primo gruppo. Sono gli anticapitalisti duri e puri, che rifiutano il vaccino perché è un prodotto di giganteschi mostri unificati sotto il nome di Big Pharma. Cioè le industrie farmaceutiche, colossi multinazionali, spesso monopolistiche, le quali, secondo loro: a) fanno parte, insieme a governi, gruppi finanziari, singoli miliardari (Bill Gates, Clinton, Soros) di un complotto mondiale finalizzato a indurre un falso bisogno di un farmaco da loro prodotto, con la sottomissione di interi popoli a misure restrittive e all’assunzione coatta di una sostanza non verificata o di dubbia efficacia; b) in ogni caso lucrano miliardi da questa produzione artificiosamente indotta, a spese dei governi e cioè dei popoli. L’opposizione al vaccino è per questi un momento fondamentale di una guerra di resistenza anticapitalistica e antiautoritaria.

I nemici del Big Pharma sembrano dimenticare che i veri anticapitalisti, anche i più modesti socialisti riformisti, hanno da sempre nel loro programma (facciamoglielo realizzare!) la fiscalità progressiva sui profitti, i diritti dei lavoratori, la sicurezza del lavoro, la lotta all’inquinamento, i limiti alla delocalizzazione e così via. Ciò non solo nei confronti di Big Pharma, ma anche per i mille tipi di Big che fanno profitti sulla testa di miliardi di consumatori (Big Automotive Industry, Big Weapons Production, Big Entertainment Industry, Big Tobacco, Big Food, Big E-Commerce, per dirne solo alcuni). Sembra proprio una Big Dementia: boicottare, pur in mancanza di fondati motivi, un singolo prodotto di un singolo ramo d’industria (chissà perché non i tranquillanti o la truffaldina omeopatia, o le automobili o le armi, di cui v’è clamorosa evidenza di micidiale nocività o imbroglio e/o profitti incontrollati?) simulando un impegno politico e sociale di controllo generale sull’industria. Viene presentata come una lotta eroica, ma è una marachella, in realtà è il rifiuto di uno strumento utile per la vita e la salute mondiale. Non bisognerebbe esitare a smascherarlo. Infine: vaccinarsi, come andare in auto, non significa rinunciare alla lotta per fiscalità e giustizia sociale, a tutto campo.

Qualcosa di simile accade con l’utilizzo truffaldino dei valori costituzionali. Ebbene, il vaccino è fortemente consigliato come barriera contro il virus, quantomeno ne neutralizza le forme più gravi e l’incidenza di mortalità. Le statistiche epidemiologiche ne danno ragionevole certezza. Lo Stato, se lo decide, può renderlo obbligatorio. Non se ne può più delle farneticazioni (bugie) su libertà e diritti costituzionali, già sparate lo scorso anno a proposito di lockdown. Allora avevo contrapposto cose ovvie (gli artt. 16 e 17 autorizzano limitazioni alle libertà di movimento e di riunione per motivi di sanità, sicurezza, incolumità: spiacenti per il weekend, la movida, le discoteche, i matrimoni, i funerali, i cenoni, le messe, i rave party). Gli articoli 13 e 21 non c’entravano. Basta leggerli.

A proposito del vaccino, si ritorna da capo. Chiedo: c’è una norma costituzionale che garantisce una generale “libertà di fare i propri comodi”? No, anzi, all’opposto, nell’art.2 si pongono i doveri inderogabili di solidarietà. Vaccinarsi è essere solidali. Ma forse c’è un diritto generale alla “esenzione dal vaccino”? La risposta la dà l’art. 32 della Costituzione “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. La frase è scritta in un italiano bello e chiaro: la legge può obbligare a vaccinarsi. Non lo può fare il Sindaco né il Prefetto, ma il Parlamento (quella cosa eletta dal Popolo secondo le regole!) sì, di sua iniziativa o su input del Governo. Per favore, basta! Il vaccino, anche se molto raccomandabile, non è al momento obbligo generale, ma se lo ordina la legge (o un provvedimento equiparato), sì. E perché mai il Parlamento (cioè il Popolo) dovrebbe ficcare il naso nella mia salute obbligandomi a fare il vaccino? È ancora l’art.32 che risponde: caro cittadino, la tua salute non è solo un tuo diritto (o un tuo capriccio come il fitness) ma è “interesse della collettività”, cioè tutti abbiamo bisogno che tu stia bene, perché da malato ci costi, non produci, non consumi e magari contagi pure i sani, se ti ammali di covid. Se poi non sei un cittadino qualsiasi, ma sei medico, infermiere, insegnante o simile, vuoi scherzare? A casa! O vaccinato.

Ora il green pass (certificato di avvenuta vaccinazione) riaccende polemiche furibonde e siamo da capo. Io ingenuamente mi chiedevo: se uno si vaccina (magari con sacrificio, sforzo psicologico, paure, conflitti di coscienza, discussioni in famiglia) il più è fatto, che gl’importa di scaricare, tenere in tasca ed esibire il certificato? Avevo in mente miei vissuti di un normale ingresso in pizzeria, dove avventori vaccinati esibiscono il green pass al tranquillo gestore e poi si godono la serata, idem per terme, musei, concerti; una bellezza, solo qualche attimo in più di attesa. Ma allora chi sono queste folle urlanti per la violazione di un altro presunto diritto costituzionale: quello di “non certificare una propria qualità” e quindi di “non esibire il certificato” (mi sono dimenticato l’articolo: me lo indicate per favore?). Sembra pura follia, Big Dementia. O forse è una ventata di empatia di cittadini consumatori verso gestori e commercianti gravati di questo spaventoso superlavoro? Errore! Sono gli stessi che ieri urlavano contro il vaccino, sono i “no vax classic” che vogliono schivare il vaccino con un trucco nuovo, pensando: se facciamo cadere l’obbligo di avere ed esibire il green pass, possiamo fare quello che vogliamo senza essere vaccinati. Magari c’è anche una fetta di commercianti e gestori di servizi privati, aizzati dai politici di riferimento, a lottare contro un nuovo fastidio (ma il pass non elimina il test termico?). Chiamarli furbetti è un eufemismo. Veramente non se ne può più.

Parlando seriamente, vorrei chiudere con le parole di un autorevole giurista responsabile di una importante rivista dedicata alle questioni della giustizia: “restiamo convinti che la campagna di vaccinazione sia uno strumento di liberazione dai più gravi timori per la salute individuale e collettiva e che la vaccinazione sia al tempo stesso un diritto e un onere, il cui mancato adempimento può giustificare una serie di calcolate restrizioni e limitazioni adottate nell’interesse collettivo, in vari ambiti della vita sociale”. Aggiungo: se serve, anche in via generale.

 

(credit foto ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)



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