Vaccini: rispettare le opinioni altrui, non illudersi di convincere tutti

Una risposta a tre delle domande e obiezioni frequenti più serie che i “renitenti” al vaccino avanzano.

Mauro Barberis

A furia di discuterne – sui giornali, in tv, in rete – ci si è resi conto di un fatto che parrà strano solo a chi, pur parlando sin troppo, non è altrettanto abituato ad ascoltare. Il fatto è questo: molti dei “renitenti” a vaccino e green pass non sono né no vax, né negazionisti, né fanatici. Al contrario: magari è gente che cerca di informarsi con gli strumenti di cui dispone, scrive in buon italiano ai giornali e alle riviste che legge, presenta questioni e obiezioni sensate, alle quali chiede risposta. Persone come voi e me, insomma, che comunque meritano infinitamente più rispetto di quelli che vociano in piazza seguendo Salvini, Meloni o peggio, o che assaltano, sbagliando pure l’indirizzo, la vecchia sede della BBC.

Qui cercherò di rispondere a tre delle FAQ (domande od obiezioni frequenti: da non confondere con fake, bugie) più serie che i renitenti avanzano. Vorrei fosse chiaro sin dall’inizio, però, che non mi illudo di convincere nessuno, aggiungendo la mia voce a una campagna già abbastanza martellante da risultare controproducente. Personalmente, credo che convincere tutti sia non solo impossibile, ma pericoloso. È impossibile: ci sarà sempre, fisiologicamente, chi non si farà mai convincere, neppure dagli argomenti più ragionevoli, anzi proprio da quelli. Ma è anche pericoloso. Una democrazia liberale e pluralista si distingue da una “democrazia” populista, e ancor più da una dittatura, proprio perché rispetta le opinioni minoritarie o comunque non conformiste.

Prima FAQ. Sui vaccini, sulla loro efficacia, sulle loro possibili reazioni, ci sono ragioni sia a favore sia contro: dunque, perché credere alle prime? Solo perché sono maggioritarie o ufficiali? Certo che no, ma attenzione: le ragioni pro e contro sono fra loro incomparabili, un po’ come quelle circa Auschwitz, per cui si parla egualmente di negazionismo. Le ragioni a favore dei vaccini, o di Auswhwitz, sono scientifiche, sperimentate, documentate: che i virologi discutano fra loro sui dettagli non vuol dire che non concordino sull’essenziale. Le ragioni contro i vaccini, invece, se le può inventare chiunque, basta metterle online con un clic. Fate la prova voi stessi: mettete in rete una notizia clamorosamente falsa, e contate quanti like raccogliete.

Seconda FAQ. Questi vaccini, si dice, sono stati fatti in fretta e furia, non c’è stato il tempo per sperimentarli anni e anni come i precedenti, perché dovremmo fare da cavie per Big Pharma? Tutto vero, per carità, ma rispondete a questa semplice domanda: potevamo fare altrimenti? Potevamo aspettare che migliaia o milioni di persone morissero, oppure si doveva comunque cercare di sviluppare vaccini relativamente nuovi, perché elaborati a partire dalle ricerche su epidemie precedenti, e comunque scelti fra i tanti prodotti, escludendo quelli russo, cinese o cubano, che non davano sufficienti garanzie? Anche per ricostruire il ponte di Genova si è dovuto far presto, secondo un “modello Genova” che sarebbe rovinoso per la legalità se replicato fuori dall’emergenza: e allora? Evitiamo di passare sul nuovo ponte San Giorgio perché era più sperimentato il vecchio Morandi?

Terza FAQ. I governi, dicono i renitenti a vaccini e green pass, il secondo giustamente percepito come una scorciatoia per contringere a fare i primi, limitano la nostra libertà, controllano i nostri movimenti, registrano i nostri dati: proprio come i social o Google Maps, verrebbe da aggiungere. Questa terza obiezione ha due versioni, una non convincente e una sì. Alla versione non convincente ho già risposto in passato, insieme con quasi tutti i costituzionalisti: la nostra Costituzione tutela sì la libertà ma anche la vita e la salute, ma vita e salute prevalgono – stare per dire ovviamente – in caso di conflitto. Alla versione convincente si deve invece concedere che sì, per colpa del Covid, della burocrazia e di internet, la nostra libertà si restringe ogni giorno che passa. Se non stiamo più che attenti, anche noi finiremo per essere sorvegliati come i cinesi.

Queste tre, forse, sono le FAQ più serie: altre neppure le nomino, un po’ per non annoiarvi, un po’ per non alimentare altre fake news o complottismi vari. Vorrei insistere ancora, però, che libertà, vita e salute sono le cose più personali e preziose che ognuno di noi possiede, ed è perfettamente legittimo che su cose così delicate, direi proprio sacre se mai esiste qualcosa di sacro, ognuno di noi possa pensarla diversamente, esprimere il suo pensiero senz’essere dileggiato e ottenere le risposte, insufficienti, che mi sono sforzato di dare. Beninteso, con due soli limiti. Il primo è evitare di danneggiare altri: ma a questo devono pensare i governi e le leggi, anche imponendo obblighi vaccinali e green pass, se occorre. Il secondo, ma per me non meno importante, è conservare la propria onestà intellettuale.



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Mauro Barberis

Un accordo “indispensabile” perché il centrosinistra possa giocarsi la partita elettorale con la destra. E non solo per una questione di collegi.

Conte e Letta si contendono la qualifica di “progressista”. Da qui la domanda: che significa, a questo punto, progressista?

L’unico effetto della crisi davvero favorevole al centro-sinistra potrebbe essere l’ulteriore aumento dell’astensione. Ma si può davvero sperare, senza vergognarsi, che gli elettori di destra disertino le urne?

Altri articoli di Blog

“Boatos”, più che “rumors”, vogliono Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, avere incontri ravvicinati con Giorgia Meloni.

Appello in dieci punti per pensare a un nuovo modo di abitare il mondo e utilizzare le risorse, a nuove regole di convivenza.

Un accordo “indispensabile” perché il centrosinistra possa giocarsi la partita elettorale con la destra. E non solo per una questione di collegi.