Francesco faccia chiarezza sulle posizioni del Vaticano sull’Ucraina

Per porre fine alla manipolazione che la Russia e la Chiesa ortodossa russa fanno delle posizioni del Papa bisogna evitare azioni e dichiarazioni che si prestano a una tale manipolazione. E smettere di avere il Patriarcato di Mosca come unico interlocutore.

Thomas Bremer Regina Elsner Massimo Faggioli Kristina Stoeckl

L’intervista di papa Francesco al Corriere della Sera del 2 maggio ha riaperto il dibattito sulle posizioni del papa e della Santa Sede sulla guerra in Ucraina. “Il Regno”, autorevole rivista d’ispirazione cristiana, ha pubblicato sul suo blog, con il titolo “Come il Patriarcato di Mosca ha «arruolato» il Vaticano nella guerra”, il contributo che qui riportiamo integralmente, ringraziando per la gentile concessione. Thomas Bremer è professore di Ecumenismo, Studi sulla Chiesa orientale e Ricerca sulla pace all’Università di Münster, Regina Elsner è teologa presso il Centro Studi internazionali e per l’Europa dell’Est di Berlino, Massimo Faggioli è professore di Teologia e Studi religiosi alla Vilanova University di Philadelphia, Kristina Stoeckl è sociologa all’Università di Innsbruck.

In oltre due mesi dall’inizio dell’invasione russa, la Chiesa ortodossa russa non ha perso una sola occasione per affermare che il Vaticano è al suo fianco nella situazione in Ucraina. Mentre la diplomazia vaticana e papa Francesco cercano di scegliere le parole e i simboli per affrontare una guerra che sembrano interpretare come il risultato di un conflitto geopolitico di interessi tra Russia e Stati Uniti, il Patriarcato di Mosca è rimasto fermo nella sua determinazione a presentare il Vaticano come alleato e ignorare le evidenze del contrario. È sufficiente considerare questa sequenza temporale di eventi e dichiarazioni: quando papa Francesco ha visitato l’ambasciatore russo presso la Santa Sede il 25 febbraio, il giorno dopo l’inizio della guerra, in Occidente questa visita è stata ampiamente percepita come un’iniziativa diplomatica di pace. La parte russa invece ha dato un’interpretazione diversa e ha sottolineato che il papa voleva semplicemente conoscere personalmente ciò che stava accadendo nel Donbass e nel resto dell’Ucraina. I ripetuti appelli alla pace in Ucraina da parte di papa Francesco sono stati finora interpretati dalla Chiesa ortodossa russa come un supporto alla giustificazione della guerra da parte della Russia, secondo cui la pace nel Donbass è stata minacciata dagli estremisti ucraini e deve essere ripristinata dalla «operazione militare speciale» russa.

La Chiesa ortodossa russa ha fatto un uso promozionale anche della visita del nunzio apostolico in Russia, mons. Giovanni D’Aniello, a Kirill il 3 marzo e della videoconferenza di metà marzo tra papa Francesco e il patriarca. Le immagini di entrambe le occasioni sono ampiamente circolate sui media statali e religiosi russi, corredate dal messaggio che il Patriarcato di Mosca e il Vaticano hanno una visione comune su importanti problemi mondiali – la necessità di difendere i valori tradizionali, la famiglia, i diritti dei credenti – e che il Vaticano, come per esempio anche la Repubblica democratica del Congo, condividono una posizione di neutralità politica. Nelle ultime settimane si è discusso di un possibile incontro tra papa Francesco e il patriarca russo Kirill il 14 giugno a Gerusalemme. Il 22 aprile il papa ha affermato in un’intervista che la Santa Sede ha dovuto annullare l’incontro. Lo stesso giorno, tuttavia, il metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca ha affermato che l’incontro è stato «rinviato» a causa degli eventi degli ultimi due mesi e che i preparativi adeguati non sono ancora iniziati.

Una pubblicazione recentissima, disponibile online, dell’Accademia russa delle scienze valuta la situazione internazionale per quanto riguarda la guerra in Ucraina. È interessante notare che questa pubblicazione analizza anche la Chiesa cattolica come fattore politico. L’autore del rapporto interpreta le relazioni tra il Patriarcato di Mosca e il Vaticano nella situazione attuale in questo modo: «Il Vaticano e il Patriarcato di Mosca di regola consentono ai leader delle Chiese nazionali di ricoprire varie posizioni politiche, ma essi stessi preferiscono rimanere al di fuori della mischia» (174).

La posizione del Vaticano manipolata
Le suppliche dei membri della Chiesa ortodossa ucraina (che è in comunione con il Patriarcato di Mosca) al patriarca Kirill affinché intervenga a nome del presidente Putin sono qui relegate a «varie posizioni politiche dei leader delle Chiese nazionali» e la sordità di Kirill a tali suppliche è chiamata «stare al di fuori della mischia». In questa pubblicazione dell’Accademia russa delle scienze, le dichiarazioni di papa Francesco per la pace e la fine dello spargimento di sangue sono interpretate come «una posizione abbastanza morbida rispetto ai discorsi antirussi di molti politici europei» e il ruolo della Chiesa cattolica è per lo più interpretato come comprensivo verso le ragioni della Russia.

Lo stesso papa Francesco ha fatto poco per sfatare questo punto di vista quando, in un’intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera il 3 maggio si è chiesto se «l’abbaiare della NATO alla porta della Russia» abbia costretto Putin a scatenare l’invasione dell’Ucraina e ha affermato che «in Ucraina sono stati gli altri a creare il conflitto».

In breve, tutti questi esempi indicano il fatto che la Chiesa ortodossa russa manipola deliberatamente e strategicamente le dichiarazioni e le azioni del Vaticano per trasmettere il messaggio che papa Francesco è dalla parte del patriarca Kirill circa la guerra in Ucraina. Anche quando, nella sua intervista al Corriere della Sera, il papa ha definito il patriarca «chierichetto di Putin», la sintesi offerta dai media russi è stata che Francesco ha chiamato Kirill «fratello». Inoltre, la Chiesa ortodossa russa si presenta – fianco a fianco con il Vaticano – come futura forza di pace: «Le relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e il Vaticano possono servire come una buona base per la successiva formazione di un’agenda di mantenimento della pace circa la crisi ucraina» (177).

Se il Vaticano intendesse porre fine alla manipolazione della sua posizione da parte del Patriarcato di Mosca, i responsabili dovrebbero prima di tutto riconoscere che questa manipolazione sta avvenendo e che la politica di equilibrio diplomatico del Vaticano porta a manipolazioni da parte della Chiesa ortodossa russa. Anche fare dichiarazioni che condannano la guerra di aggressione russa in Ucraina con maggiore chiarezza non è sufficiente di per sé, perché la parte russa semplicemente le ignorerà, poiché ignora anche le voci della sua Chiesa ortodossa ucraina. L’unico modo per porre fine alla manipolazione della posizione del Vaticano da parte dei media statali ed ecclesiastici russi è smettere di produrre azioni e dichiarazioni che possono essere interpretate per alimentare la propaganda russa e fare dichiarazioni molto chiare e inequivocabili.

Papa Francesco sembra interpretare la guerra in Ucraina come il risultato di un conflitto di interessi geopolitico tra Russia e Stati Uniti. Questa visione del conflitto presenta importanti lacune. È fuorviante l’idea che la Russia stia difendendo un legittimo interesse di sicurezza nazionale in Ucraina e che la NATO abbia presumibilmente violato questo interesse con le sue passate espansioni.

La sicurezza secondo Kirill e Putin
Sicurezza per chi? Quella Russia che afferma di aver bisogno di garanzie di sicurezza contro l’espansione della NATO, in realtà, da oltre due decenni non riesce a garantire sicurezza, incolumità personale, dignità e pace alla propria popolazione e ai paesi vicini. Politici dell’opposizione, giornalisti critici, attivisti della società civile e cittadini normali sono stati ridotti al silenzio, repressi e persino assassinati.

Anche all’interno della Chiesa ortodossa russa la protesta è stata soffocata. Nell’estate del 2019, diverse dozzine di sacerdoti della Chiesa ortodossa russa avevano firmato una lettera di protesta contro la dura repressione dei manifestanti pacifici in vista delle elezioni del governo della città di Mosca. Il patriarca Kirill condannò la lettera come politicizzazione della Chiesa. Gli episodi di repressione della legittima protesta civile ci insegnano che il mondo e soprattutto il Vaticano non devono accettare come legittime le pretese di interessi di sicurezza di fronte alle palesi violazioni dei diritti e dell’incolumità personale dei cittadini russi da parte del loro Stato. Il Cremlino non vuole sicurezza dall’espansione della NATO allo scopo di costruire la pace, ma per continuare a reprimere la propria popolazione e destabilizzare i paesi vicini.

Nelle ultime settimane, lo sforzo diplomatico del Vaticano nei confronti di Mosca non è stato accompagnato da un eguale intervento verso le altre Chiese ortodosse della regione: la Chiesa ortodossa ucraina e il suo metropolita Epifanio, la Chiesa ortodossa ucraina in comunione con il Patriarcato di Mosca e il suo metropolita Onofrio, che ha apertamente criticato il silenzio del suo patriarca. La Santa Sede dovrebbe cogliere l’occasione per unire gli sforzi con tutte le Chiese ortodosse del paese per consentire corridoi umanitari o portare soccorso nei luoghi assediati. Dovrebbe sostenere a livello informale e non ufficiale le forze della Chiesa ortodossa ucraina che prendono le distanze da Mosca. La riluttanza del Vaticano a coinvolgere altri attori ortodossi in Ucraina avvantaggia solo il Patriarcato di Mosca. La Santa Sede deve riconoscere la gravità della situazione pastorale in Ucraina, dove i credenti ortodossi sono colpiti da una brutale aggressione militare da parte di un paese il cui leader religioso, il patriarca Kirill, afferma che questa violenza fa parte del suo piano per la loro salvezza (salvezza dai valori liberali e democratici).

Inoltre, mantenendo un’attenzione privilegiata, a fini ecumenici, sulla gerarchia, il Vaticano si rende dipendente da un Patriarcato di Mosca che è già, anche agli occhi di papa Francesco, profondamente compromesso («il patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin», ha detto al Corriere della Sera). In questo modo la Santa Sede rischia di danneggiare lo stesso progetto ecumenico, ma anche la propria tradizione e autorità diplomatica.

In prospettiva ecumenica
Dove sono la pace, il valore della vita e la veridicità nelle recenti azioni del patriarca Kirill? Ha giustificato la guerra negli stessi termini del governo russo; ha esortato i soldati russi a una guerra giusta contro le «forze del male»; ha donato un’icona alle Guardie di sicurezza nazionale per la loro missione in Ucraina e ha presentato questa guerra come quella in cui la Russia è la vittima e non l’aggressore.
Un Vaticano che continua a dialogare con questa gerarchia, ignorando tutte le altre articolazioni della Chiesa ortodossa russa dentro e fuori i confini della Federazione russa e ignorando la Chiesa ortodossa autocefala ucraina rischia un danno enorme al progetto ecumenico. L’ecumenismo è guidato anche dall’idea che tutte le Chiese cristiane condividano punti di vista simili sulla pace, il valore della vita umana e la verità. Già da molti anni il Patriarcato di Mosca ha interpretato unilateralmente questi valori in modo restrittivo ed esclusivo in termini di valori cristiani tradizionali. A metà degli anni 2010 il Patriarcato di Mosca, così come i neoconservatori negli Stati Uniti qualche anno prima, aveva sognato una «santa alleanza» delle forze cristiane conservatrici con il Vaticano, un sogno interrotto dal papato di Francesco.

Il pontificato di Francesco ha reso palese quell’interruzione, che è stata dichiarata con chiarezza ufficiosa ma innegabile nei confronti del blocco neoconservatore negli USA. Nel 2017 il direttore de La Civiltà cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro, e Marcelo Figueroa, pastore presbiteriano che è direttore dell’edizione argentina del quotidiano vaticano L’Osservatore romano, definirono quelle alleanze, costruite esclusivamente attorno al rifiuto dell’omosessualità, del matrimonio omosessuale, del femminismo e della laicità, un «ecumenismo dell’odio»; papa Francesco ha ristrutturato alcuni organi centrali all’interno del Vaticano in modi che hanno limitato l’influenza dei militanti neo-conservatori delle «guerre culturali». Questo stesso tipo di ecumenismo dovrebbe essere denunciato dal Vaticano anche guardando a Est. Aprendo oggi al Patriarcato di Mosca in termini di ecumenismo dei valori, papa Francesco rischia di far entrare dalla porta di servizio quelle forze reazionarie che dal 2013 cerca di fermare all’interno della sua stessa Chiesa.

Papa Francesco ripone ancora speranze nel dialogo ecumenico con l’attuale leadership della Chiesa ortodossa russa. Per ora mancano presupposti importanti per questo dialogo: un impegno per la pace, per il valore della vita umana e per la verità. La manipolazione deliberata e strategica dei messaggi che escono dal Vaticano da parte del Patriarcato di Mosca e dei media russi dovrebbe lanciare un allarme. È difficile immaginare che il vero dialogo ecumenico e la comunione tra le Chiese ortodosse possano essere ripristinati senza segni di metanoia da parte dei leader della Chiesa ortodossa russa. Comprendiamo e rispettiamo l’impegno a lungo termine di papa Francesco per la pace e contro la corsa alle armi. Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, invece, questo impegno da solo non è sufficiente, perché evidentemente fa il gioco di chi sostiene la guerra. Per questi motivi è necessario da parte di papa Francesco un chiarimento della posizione della Chiesa cattolica sull’Ucraina.

 

(credit foto ANSA/ VATICAN MEDIA)



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