Violenza maschile: due film e una serie da far vedere nelle scuole

Quando la realtà supera la fantasia, come la cronaca in questi tempi feroci testimonia, allora è il momento di usare ogni strumento possibile in campo educativo. Due film italiani recenti possono essere utili spunti per aprire una discussione nelle aule sulla violenza maschile contro le donne.

Monica Lanfranco

Quando la realtà supera la fantasia, come la cronaca in questi tempi feroci testimonia, allora è il momento di usare ogni strumento possibile in campo educativo.
Mentre si sta per tornare sui banchi di scuola mi rivolgo in particolare a chi lavora nelle aule, nel mondo della formazione, ma anche (forse soprattutto) a madri e padri: due film italiani recenti e la serie che vi segnalo possono essere potenti alleati per aprire una discussione nelle aule, o nel salotto di casa, con gli adolescenti sulla violenza maschile contro le donne.
I due film sono italiani, e questo può aiutare la discussione successiva alla visione per via della familiarità della lingua e delle situazioni: si tratta di Educazione fisica e Mia. La serie tv, visibile su Amazon Prime, è invece ambientata in Australia ed è tratta da un libro, Ascolta i fiori dimenticati di Holly Ringland.
Veniamo ai film: Educazione fisica, per la regia di Stefano Cipani (autore di Mio fratello rincorre i dinosauri) è l’adattamento del testo teatrale La palestra di Giorgio Scianna. È una pellicola di grande attualità perché racconta l’abissale inadeguatezza del mondo adulto, in questo caso si tratta di tre famiglie, ad affrontare il tema della violenza maschile nel mondo dei giovanissimi. In questi ultimi mesi è stato un continuo ripetersi, quasi a fotocopia, di giustificazioni di madri e padri, noti o sconosciuti, verso le azioni abbiette dei figli. Mio figlio non ha fatto niente, è innocente, sono bravi ragazzi, state esagerando.
In meno di due ore di film, claustrofobicamente ambientato proprio nella palestra dove i tre figli ragazzini delle rispettive famiglie hanno violentato e filmato, come ormai si usa, una loro coetanea, (siamo alla scuola media), va in scena in stile Carnage (altra pellicola tremendamente attuale) la vigliaccheria adulta, la negazione della realtà, la meschina e violenta voglia di lavarsene le mani, fino ad arrivare al delitto pur di coprire le tracce dei figlioli ‘innocenti’. Loro, gli stupratori di gruppo ragazzini, non si vedranno mai: saranno il rumore di fondo, mentre giocano a pallone nel cortile all’esterno, liberi e spensierati, a pochi metri dai genitori
Non c’è differenza di classe, situazione economica, livello sociale e lavorativo che tenga: nessuna di queste madri e padri riuscirà a smarcarsi dal clima di omertà mafiosa di fronte alla denuncia e alla richiesta di giustizia dell’unica persona adulta e responsabile del gruppo, la preside che li ha convocati per informarli dell’avvenuto stupro. Dopo il primo momento di sgomento le tre famiglie si coalizzeranno per cancellare le tracce del reato, in una vertigine che purtroppo ben poco ha di irreale e molto di concretamente contemporaneo.
Mia, per la regia di Ivano De Matteo, punta la luce, senza ambiguità o concessioni romantiche, sulla solitudine di una coppia di genitori amorevoli e semplici, alle prese con un predatore sessuale che ha circuito la loro figlia adolescente.
Il racconto dell’impotenza dei due adulti nei confronti della relazione tossica della figlia è dolorosamente crudo, struggente l’amore del padre verso la figlia che sta cambiando in un modo incomprensibile per lui, e proprio per questo il film è molto utile da mostrare ai ragazzi e alle ragazze: il messaggio fortissimo è quello di suggerire quanto sia fondamentale parlarsi, dentro e fuori le mura di casa. La violenza, dice con chiarezza il film, nasce, si nutre e cresce nel silenzio e nell’indifferenza.
E veniamo alla serie: Ascolta i fiori dimenticati, rilasciato dalla piattaforma Prime Video intreccia più piani narrativi. C’è il piano corale della storia di un collettivo di donne e quello individuale di alcune di loro, legate dalla dolentissima esperienza comune della violenza subita ma altrettanto connesse dalla forza di volerne uscire, ciascuna a suo modo.
Il rifugio e la casa comune del gruppo di donne è un vivaio dove si coltivano fiori e piante; guidate da June, una strepitosa Sigourney Weaver magnificamente vecchia e senza trucco, ogni donna ha imparato a risanare le ferite della violenza attraverso la conoscenza del linguaggio delle piante, il loro significato e le loro proprietà terapeutiche.
June è amata da una aborigena australiana alla quale il governo ha strappato i figli, (impersonata dall’attrice e attivista Leah Purcel) come realmente successe negli anni 60 a migliaia di donne native, e soprattutto June è la nonna di Alice, bambina prima e giovane e inquieta donna poi che giocherà un ruolo importante nel futuro del progetto femminista dell’anziana nonna floricoltrice. La serie è avvincente, molto politica ma non retorica, capace di mettere a nudo le ambiguità dei rapporti tra uomini e donne, evidenziando i danni della dipendenza, e di scavare nelle emozioni complesse dell’amore e dell’amicizia tra donne.
Entrambi i film così come la serie costituiscono una feconda risorsa per ragionare, in modo interdisciplinare, cogliendo gli spunti letterari, filosofici, normativi e sociologici che offrono, sull’attualità della violenza contro le donne che ogni giorno rimbalza sui media, dai social e in tv. Non perdeteli.

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