Zagrebelsky: Lorenza Carlassare, la Costituzione sopra tutto

Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ricorda la collega Lorenza Carlassare, scomparsa pochi giorni fa.

Ingrid Colanicchia

Lorenza Carlassare, prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, giurista sempre schierata in difesa della Costituzione, è scomparsa il 21 agosto scorso. La ricordiamo con il collega e amico Gustavo Zagrebelsky.

Come tratteggerebbe la figura della sua collega, la costituzionalista Lorenza Carlassare, scomparsa pochi giorni fa?
Chi l’ha conosciuta manterrà il ricordo di una persona molto disponibile, vivace, fresca, fino all’ultimo. Piccola fisicamente ma molto incisiva nella sua presenza. Elegante: non l’ho mai sentita, non dico pronunciare una parolaccia, ma neppure perdere la calma. Mai che parlasse male di qualcuno. Era nel suo abito morale, etico una persona estremamente serena e tranquilla ma al tempo stesso inflessibile nelle idee che sosteneva. E questo dal punto di vista della sua esistenza come persona prima ancora che come studiosa. Lorenza ha dedicato la sua vita allo studio, alla diffusione della conoscenza e alla difesa della Costituzione. In questo senso si può dire che è stata organo della Costituzione.

Ricorda la prima volta che l’ha incontrata?
Perfettamente. Sarà stato a metà degli anni Settanta, in occasione di un convegno di costituzionalisti a Pescara. I convegni, di solito, non servono a niente dal punto di vista scientifico. Condivido l’incipit di quella bella poesia di Konstantinos Kavafis che recita così: “Se non puoi la vita che desideri, almeno non disperderla in stupidi convegni”.
Ecco, ho incontrato Lorenza in un convegno, che per me non è stato stupido proprio perché l’ho conosciuta. Io all’epoca avevo appena vinto il concorso da ordinario, lei no. Perché pur essendo più grande di me e più meritevole di me e di tanti altri scontava il suo essere donna, in un ambiente allora integralmente maschile e dove regnava una certa prevenzione nei confronti non voglio dire delle donne in generale ma senz’altro delle donne giuriste. Non le si considerava adatte a questa materia. Ricordiamo che l’esclusione delle donne dalla magistratura è stata in vigore fino al 1963! E l’esclusione dall’avvocatura fino ai primi decenni del secolo scorso. Con motivazioni che oggi fanno ridere, fanno orrore. Persino all’Assemblea costituente era stato esplicitamente proposto il divieto per le donne di accedere alla magistratura. Si diceva che le donne sono futili, cambiano idea, hanno una struttura biologica che le rende instabili. Poi vi era stato opposto un progetto a firma di Calamandrei e questa esclusione cadde. Ma ci volle del tempo per far sì che fossero effettivamente ammesse. E pensare che la giustizia è sempre rappresentata in veste femminile. La giustizia è donna, ma le donne per favore non disturbino nella sua amministrazione. Che ipocrisia è?

Durante quel primo incontro ricordo di averle detto che mi sentivo a disagio nei suoi confronti perché io avevo vinto il concorso e lei era ancora lì ad aspettare. Perché era ovvia l’ingiustizia implicita nel fatto che io avessi raggiunto il mio obiettivo ben prima di lei ed essendo più giovane di lei. Avrà certamente sofferto delle difficoltà incontrate ma non si è mai lamentata. Non ha mai recriminato. Così come, pur essendo stata la prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, non ricordo di averla mai sentita riferirsi a questa sua esperienza pionieristica in qualche modo vantandosene. Mai. Talora ricordava le difficoltà incontrate ma non per vantarsi dei traguardi raggiunti bensì per deplorare l’ambiente dei giuristi quale era al tempo in cui lei si era affacciata agli studi di diritto costituzionale. Pur non rifuggendo dalla descrizione di quell’ambiente, non si è mai intestata il merito di aver aperto una strada.

Ci sono altri episodi di discriminazione che ricorda?
Certo. Quando si sposò in prime nozze con il filosofo del diritto Luigi Caiani, prematuramente scomparso, le fu revocato quello che oggi chiameremmo incarico di ricercatrice (all’epoca avevamo altre figure, altre parole) sulla base dell’idea che una donna sposata non può dedicarsi alla ricerca, che se una donna ha famiglia, come si usa dire, non può dedicarsi allo studio e alla ricerca. L’idea era che essere moglie è incompatibile con l’essere una studiosa…

Secondo lei può dipendere dal suo essere donna il fatto che nonostante i suoi meriti la politica non ha mai voluto nominarla giudice della Corte costituzionale?
Nel campo dei costituzionalisti, quando si avvicina il momento di nominare o eleggere nuovi giudici in sostituzione di quelli in scadenza, i nomi che circolano sono pochi. Prossima alla pensione dopo aver insegnato a Ferrara e a Padova, era quasi scontato che Lorenza sarebbe stata eletta dal parlamento. Non ricordo esattamente di che periodo parliamo, penso che presidente fosse Cossiga. Comunque, tutti davano per scontato che il parlamento l’avrebbe eletta giudice della Consulta. E anche lei lo pensava, per quanto si possa essere schivi e innamorati della propria professione, come era Lorenza. Era infatti amatissima, una incantatrice, perché aveva una prosa diretta, niente barocchismi e soprattutto perché chi la ascoltava capiva al volo che credeva in ciò che diceva. Era amata e amava stare con gli studenti, che è la pre-condizione per fare bene questo lavoro. Avvicinandosi il giorno dell’elezione e dando tutti per certo che sarebbe stata eletta, raccontava di aver tenuto quella che pensava sarebbe stata la sua ultima lezione, in sostanza prendendo congedo dall’università e dai suoi studenti. E, pur essendo lei totalmente auto-controllata, raccontò che alla fine non era riuscita a trattenere le lacrime. Le cose poi andarono diversamente perché, all’ultimo, qualcuno (non so chi, né lei ha mai detto niente in proposito) diffuse l’idea che fosse “inaffidabile”. Ma perché, mi domando, per diventare giudici bisogna essere affidabili? Affidabili presso chi? Presso coloro che ti nominano? Questo le costò l’elezione. Ma l’essere stata definita inaffidabile mi pare uno dei maggiori complimenti che le si sarebbe potuto rivolgere.

Secondo lei come si può leggere il fatto che nessun presidente della Repubblica l’abbia poi nominata per questo incarico?
Non posso fare ipotesi. Che fosse inaffidabile era fuori discussione. Lo era davvero. Ma cosa significa inaffidabile? Lei aveva sopra tutto la Costituzione. Sopra le convenienze politiche, sopra le influenze che non avrebbe potuto subire. Naturalmente ciò, nella vita politica quotidiana, la rendeva inaffidabile. E anche qui c’è un aspetto paradossale. Non era inaffidabile perché la si ritenesse capace di sbandamenti. Era, invece, totalmente affidabile, ma non nell’ambito delle vicende politiche bensì rispetto alla Costituzione che era la sua stella fissa. È stata incarnazione perfetta di quel tipo di studioso del diritto che spesso è il costituzionalista. Se uno fa il tributarista non ha bisogno di credere nella giustizia del diritto tributario: questo può essere gestito in maniera esclusivamente tecnica, senza una adesione morale ai princìpi e alle regole che lo formano. Per la Costituzione è diverso perché essa è ricca di norme di principio e di valore. Quindi io credo che molti di coloro che si sono dedicati allo studio della Costituzione l’hanno fatto anche per una adesione etica a quello che la Costituzione proclama. Lorenza ne è esempio fulgido. Per la difesa della Costituzione si è sempre spesa senza risparmio.

Da questo punto di vista la sua scomparsa è una perdita non solo per il mondo giuridico in senso stretto ma per il mondo politico-intellettuale nel suo complesso.
È una perdita per tutti. Perché è stata un richiamo al rigore nella trattazione delle questioni costituzionali, quindi delle questioni che riguardano la vita di tutti. È stata accusata di essere rigida da chi in qualche modo si sentiva in difficoltà di fronte a una personalità come la sua. Il che fa il paio con il discorso sull’inaffidabilità. È stata accusata di non avere senso politico. Ora, certo è che la Costituzione è il testo giuridico più politico che ci sia. Ma proprio per questo la Costituzione e coloro che se ne occupano devono essere – anche qui un altro paradosso – impolitici. Non devono cioè mescolare lo studio della Costituzione con le vicende della politica di ogni giorno. Non a caso, non ho mai saputo che opinioni politiche Lorenza avesse dal punto di vista, per esempio, elettorale. Viveva questa distinzione di piani: la Costituzione è quella cosa politicissima ma che sta sopra; sotto c’è la vita politica, che è un’altra cosa. Sopra c’è una cornice che deve essere mantenuta ferma, non contaminata dalle vicende che stanno sotto. Lorenza Carlassare pensava e operava su quel piano superiore. Potremmo dire che la rigidità della nostra Costituzione, che non si può modificare per un impulso politico qualunque, si rispecchiava nella rigidità del suo pensiero e della sua azione. Potremmo dire che la sua personalità era stata plasmata a immagine di quella materia che ha studiato, spiegato e difeso nel corso della sua lunga vita di professoressa.

Credit foto: Gustavo Zagrebelsky ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO; Lorenza Carlassare ANSA/US ACCADEMIA DEI LINCEI



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