Zelensky, la Russia e l’Unesco

La richiesta del presidente ucraino di cacciare la Russia dall’Unesco manifestano la pretesa di dettare una campagna di sanzioni culturali ingiuste e dannose proprio contro le voci che coraggiosamente tentano di difendere la causa della democrazia e della libertà in Ucraina e nella stessa Russia.

Mariasole Garacci

Tre giorni fa diverse agenzie e testate giornalistiche hanno diffuso la notizia della candidatura del centro storico di Odessa nella World Heritage List dell’UNESCO. La richiesta è stata ufficializzata, si legge, dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky con un video-messaggio preregistrato trasmesso martedì 11 ottobre durante una seduta del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione. Il dossier, si legge nel comunicato stampa di UNESCO, è stato formalmente consegnato da una delegazione guidata dall’ambasciatore ucraino in Francia Vadym Omelchenko, delegato permanente presso UNESCO, e dal sindaco di Odessa Hennadiy Trukhanov. La candidatura verrà esaminata nel corso della prossima sessione del consiglio composto dai 21 Stati membri.

La notizia, però, è incompleta e nasconde un aspetto, purtroppo, meno edificante.

Andiamo con ordine: anzitutto, la città di Odessa è inclusa nella cosiddetta Tentative List di beni da proporre all’UNESCO già dal 2009, insieme con altri 16 siti di interesse culturale in Ucraina. Questa lista, che deve essere stilata dal Paese interessato, di norma è il passo preliminare alla richiesta di ammissione nella World Heritage List; considerando che, in teoria, una volta redatta tale lista il Paese proponente ha dai cinque ai dieci anni per inoltrare la richiesta ufficiale, dalle parole del presidente ucraino e da quelle del comunicato ufficiale di UNESCO non è chiaro se il processo di iscrizione iniziato anni fa venga ora riproposto per essere proseguito, un po’ in ritardo, con le modalità di una procedura d’urgenza dettata dallo stato eccezionale della guerra. Ciò che risulta evidente, invece, è che l’iscrizione di Odessa nella World Heritage List viene promossa da Zelensky in quanto particolarmente efficace e significativa per la protezione del patrimonio culturale ucraino dai danni dei bombardamenti russi, nonostante egli stesso riferisca che, nel corso del bombardamento di Kiev del 10 ottobre, la preziosa cattedrale di Santa Sofia (che di questa lista fa parte, insieme ad altri che abbiamo raccontato su MicroMega) sarebbe stata sfiorata da un ordigno passato a duecento metri di distanza.

Ciò che è da segnalare nel modo in cui questa notizia è stata raccontata, però, è soprattutto il fatto che oltre alla richiesta riguardante Odessa, nel suo appello all’UNESCO Zelensky abbia avanzato senza mezzi termini una pretesa irricevibile: cioè che la Russia, in quanto stato aggressore, venga esclusa dall’UNESCO.

Ecco le sue parole:

“Perché rappresentanti della Russia siedono ancora tra voi? Cosa ci fanno dentro l’UNESCO? Come possono permanere nell’UNESCO i rappresentanti di uno Stato terrorista orgoglioso della distruzione causata in un altro Paese? Io sono grato all’UNESCO per il suo supporto all’Ucraina e per la sua presa di posizione in difesa dell’Ucraina e della sua cultura dall’aggressione russa. Tuttavia, altri passi vanno compiuti, passi di cui la Russia abbia a soffrire. Uno Stato terrorista non ha diritto di sedere in un’organizzazione fondamentale per la tutela del patrimonio culturale come il consiglio dell’UNESCO: ciò diminuisce il significato e la reputazione dell’UNESCO, ed è inammissibile che la Russia ne distrugga l’autorità. Questo Stato terrorista deve essere escluso dall’UNESCO e dai suoi organi. Facciamone un esempio storico per tutti nel mondo: non saranno tollerati i nemici della cultura, i nemici della storia, i nemici dell’educazione, i nemici della scienza. Purtroppo, la Russia ha fatto la sua scelta”.

Tali dichiarazioni seguono una reazione di scontento e intolleranza, da parte dell’establishment ucraino, ai premi Nobel per la Pace consegnati alla organizzazione non governativa Russia’s Memorial e al bielorusso Ales Bialiatski. Dichiarazioni che manifestano la pretesa di dettare una campagna di sanzioni culturali ingiuste e dannose proprio contro le voci che coraggiosamente tentano di difendere la causa della democrazia e della libertà in Ucraina e nella stessa Russia. Basti pensare al fatto che, nel caso specifico di UNESCO, la sezione russa dell’organizzazione è stata fin dall’inizio nettamente schierata contro l’invasione dell’Ucraina, come si può vedere, per esempio, nella sua comunicazione social.

Questa deriva non dovrebbe essere assecondata. È molto scoraggiante che nessuno, né la stampa né la stessa UNESCO nel suo comunicato ufficiale, abbia riportato questa richiesta, che si può ascoltare, invece, dalla voce di Zelensky sul suo canale Instagram.



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Mariasole Garacci

Tre processi in meno di due settimane per gli attivisti di Ultima Generazione. Un accanimento contro la protesta non violenta.

La prima estate del governo Meloni volge al termine e coincide con una ripresa del turismo dopo la pandemia. È il momento giusto per alcuni bilanci.

Molti monumenti negli Usa sono oggetto di azioni che rivelano la non-neutralità di una memoria pubblica tutt’altro che condivisa e universale.

Altri articoli di Mondo

Nel terzo anno di guerra all’Ucraina, Putin è sempre più determinato nella sua svolta autoritaria e bellicistica.

Le vicende ucraine di questi ultimi due anni hanno lacerato la sinistra ancora di più di quanto già non lo fosse.

La storia personale e il lavoro artistico della dissidente curda Zehra Dogan ci ricordano quella di un popolo determinato a resistere.