Mattarella di Colle e di governo

Categorie: Contrappunto, Politica

Un discorso programmatico che detta l’agenda politica. E un’omissione grave: quella sull’anomalia della sua rielezione.

 



A tratti si aveva la sensazione di assistere al discorso per la richiesta della fiducia di un presidente del Consiglio anziché a quello di un presidente della Repubblica. Naturalmente i nostri parlamentari in visibilio per il discorso del nuovo/vecchio capo dello Stato faranno un’attenta operazione di cherry picking, scegliendo accuratamente le cose su cui concentrarsi (riforma del Csm, Pnrr) e lasciando cadere completamente nel vuoto tutte le altre sollecitazioni di Mattarella: dalla necessità di combattere energicamente le disuguaglianze (economiche, sociali, di genere) a quella di azzerare le morti sul lavoro (che stanno diventando anche morti a scuola), dalla lotta alla violenza contro le donne allo scandalo delle morti dei migranti nel Mediterraneo, dalla lotta alla mafia e alla criminalità organizzata all’urgenza di far diventare le carceri dei luoghi di dignità e riscatto. Tutte questioni che sono già state rubricate sotto la categoria “buone intenzioni” ma che non avranno la benché minima eco politica.

Quel che conta nei discorsi dei politici e delle cariche istituzionali, però, non è solo quello che viene detto, ma anche quello che viene omesso. E nel discorso di ieri di Mattarella c’è una omissione importante: quella riguardo all’anomalia relativa alla sua rielezione. Dopo i reiterati messaggi, più o meno diretti, che Mattarella aveva inviato negli scorsi mesi per sottolineare come una sua rielezione non sarebbe stato un bel segnale per il funzionamento della Repubblica, ieri ha liquidato la questione con poche parole di circostanza: «È per me una nuova chiamata – inattesa – alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi». Un’occasione perduta per sollecitare il parlamento a una riforma costituzionale che a questo punto diventa urgente: è già la seconda volta nel giro di pochi anni che un presidente della Repubblica viene rieletto. È chiaro che questa rielezione rappresenta già un precedente che potrebbe far diventare il doppio (e perché non il triplo o il quadruplo?) mandato prassi. Cosa ci sarebbe di problematico? Lo ha spiegato lo stesso Sergio Mattarella quando, in occasione dei 130 anni dalla nascita di Antonio Segni, ha sottolineato la convinzione di quest’ultimo «che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della “non immediata rieleggibilità” del Presidente della Repubblica. In quell’occasione Segni definiva “il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato”. “la proposta modificazione vale anche ad eliminare qualunque, sia pure ingiusto, sospetto che qualche atto del Capo dello Stato sia compiuto al fine di favorirne la rielezione”. Di qui l’affermazione che “una volta disposta la non rieleggibilità del Presidente, si potrà anche abrogare la disposizione dell’art.88 comma 2° della Costituzione, che toglie al Presidente il potere di sciogliere il Parlamento negli ultimi mesi del suo mandato”. Una disposizione che – a giudizio del Presidente Segni – “altera il difficile e delicato equilibrio tra poteri dello Stato e può far scattare la sospensione del potere di scioglimento delle Camere in un momento politico tale da determinare gravi effetti”».



Se la prospettiva di una rielezione diventa normale, sarà inevitabile leggere gli atti che il presidente della Repubblica farà nell’ultima parte del suo mandato come orientati a porre le condizioni di una sua rielezione. Letta a posteriori, la stessa operazione del governo Draghi potrebbe essere interpretata in questo modo: di fatto la rielezione di Mattarella si è “imposta” per garantire la continuità del governo Draghi. Un sospetto che nel caso di Mattarella è del tutto infondato. Ma le norme – specie quelle che disegnano la cornice istituzionale della Repubblica – vanno fatte in modo che garantiscano le istituzioni a prescindere da chi ricopre le cariche.

 







(credit foto ANSA/ROBERTO MONALDO/POOL/LAPRESSE)