Papa Francesco in Ungheria ha legittimato il governo di Orbán

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Il papa ha lodato le omofobe “politiche effettive per la natalità e la famiglia” promosse dal governo ungherese di estrema destra di Victor Orbàn.

Vedremo se il viaggio di papa Francesco in Ungheria produrrà quell’intervento decisivo per porre termine al conflitto in Ucraina che lo stesso pontefice ha ventilato tornando a Roma da Budapest. Ucraini e russi si sono affrettati a smentire la stessa esistenza di un’iniziativa diplomatica vaticana, ma non si sa mai. In attesa che si faccia chiarezza su questo, dobbiamo dire che il principale risultato del viaggio papale è consistito per ora in una clamorosa legittimazione del regime illiberale e semi autoritario di Victor Orbán.



Nel suo incontro con le autorità magiare infatti il papa ha, a più riprese, citato e lodato (anche se non nelle sue parti peggiori) la controversa costituzione ungherese, cioè il testo che ha calpestato molti dei principi dello stato di diritto, limitato fortemente la libertà di manifestazione del pensiero e la separazione dei poteri. Ma il pontefice argentino non si è fermato lì. In un passaggio del suo discorso ha infatti mostrato di condividere molte delle preoccupazioni sovraniste sostenendo la necessità che l’Europa non si trasformi in una “realtà fluida, se non gassosa, in una sorta di sovranazionalismo astratto” che “elimina le differenze” e dimentica la “vita dei popoli”. Il papa ha definito questa forma, per lui perversa, di europeismo una “colonizzazione ideologica” simile a quella tentata dalla “cultura gender” o da tutti coloro che difendono il diritto di abortire e altre simili, sempre per lui, aberrazioni.

Infine, il papa ha lodato le “politiche effettive per la natalità e la famiglia” promosse dal governo ungherese di estrema destra guidato da Victor Orbán. Ricordiamo che, a proposito di gender e famiglia, meno di due anni fa in Ungheria è entrata in vigore una legge, avversata da molti ungheresi e da quasi tutti in Europa, che discrimina pesantemente i gay e le lesbiche, imponendo di fatto una cancellazione di ogni riferimento all’omosessualità nel discorso pubblico e nei programmi educativi. L’approvazione della legge è stata accompagnata dalla diffusione di un pesante clima omofobico, molto simile a quello vigente nella Russia di Putin e in ragione del quale l’omosessualità è stata molto spesso assimilata alla pedofilia e considerata in sé una condizione oscena e obbrobriosa.



Non c’è niente di nuovo nelle parole del papa: sono quelle che ha pronunciato molte altre volte. L’averlo fatto però dinanzi a Orbán e ai suoi sodali assume un significato speciale, è indizio di un sentimento di prossimità e di simpatia che non può essere sottovalutato. E che infatti è stato subito notato dai giornali di destra italiana, da Libero e la Verità, che vi hanno dedicato editoriali di giubilo. A meno che porti alla pace in Ucraina si tratta di un atto grave, che segue di poco le timide aperture a una maggior presenza femminile all’interno delle assemblee sinodali. Sarà interessante vedere cosa succederà in Italia, come reagirà la Chiesa Cattolica nel nostro paese, se e quando la destra nostrana promuoverà, c’è da scommetterci, politiche analoghe a quelle degli illiberali ungheresi. E sarà anche interessante vedere se Elly Schlein, per tanti versi l’incarnazione perfetta di quel mondo “fluido” e libertario che Bergoglio detesta tanto, avrà il coraggio di ammettere, anche solo implicitamente, che la Chiesa Cattolica rappresenta un nemico dichiarato e un ostacolo oggettivo al cammino dei diritti e delle libertà civili, in Italia come in Ungheria e altrove. Molti nodi verrebbero finalmente al pettine e tante ambiguità si scioglierebbero come neve al sole.



Foto ANSA/ VATICAN MEDIA